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ARGOMENTI TRATTATI

    MAGNETOTERAPIA PULSATA MONOPOLARE DI POTENZA

    MAGNETOTERAPIA PULSATA MONOPOLARE DI GRANDE POTENZA

    MAGNETOTERAPIA PULSATA MONOPOLARE AD ALTA TENSIONE A BASSA FREQUENZA

    ELETTROTERAPIA AD ALTA TENSIONE A CAMPO ELETTRICO COSTANTE (STATICO)

    ELETTROTERAPIA PULSATA BIPOLARE AD ALTA TENSIONE E AD ALTA FREQUENZA

SUPER MARCO

Testo di Marco Montanari

www.fieldsforlife.org

Copyright © 2015

LICENZA PUBBLICA GENERICA (GPL) DEL PROGETTO GNU

GLI APPARECCHI ELETTROMEDICALI QUI DESCRITTI

NON SONO GIOCATTOLI

LA LORO RIPRODUZIONE È CONSENTITA

SOLO A SCOPO SCIENTIFICO E/O SPERIMENTALE

NON A SCOPO COMMERCIALE E/O INDUSTRIALE

ACCORATO AVVERTIMENTO AGLI SPROVVEDUTI

E' del tutto evidente che chi legge queste pagine, per la curiosità di sperimentare gli effetti terapeutici qui enunciati, può essere indotto a realizzare in fretta e furia i seguenti circuiti elettronici che appaiono semplici (l'ovvietà è sempre un'illusione), ma se il costruttore non possiede adeguate conoscenze di elettronica e non conosce il pericolo delle alte tensioni, fin da ora è avvertito che, durante la costruzione dei seguenti apparecchi o nel corso della loro applicazione, può causare danni a sé stesso e agli altri.

INDICE

INTRODUZIONE

SCHEMA ELETTRICO
DEL SUPER MARCO

REALIZZAZIONE PRATICA

MAGNETOTERAPIA PULSATA MONOPOLARE DI POTENZA

MAGNETOTERAPIA PULSATA MONOPOLARE DI GRANDE POTENZA

MAGNETOTERAPIA PULSATA MONOPOLARE AD ALTA TENSIONE
A BASSA FREQUENZA

    ELETTROTERAPIA AD ALTA TENSIONE A CAMPO ELETTRICO

    1. COSTANTE (STATICO)

    2. BIPOLARE PULSATO

    3. MONOPOLARE PULSATO

ELETTROTERAPIA PULSATA
AD ALTA TENSIONE
AD ALTA FREQUENZA

ELEMENTI QUANTISTICI OSSERVABILI NEL CORSO DELLE TERAPIE ATTUABILI CON IL SUPER MARCO

INTRODUZIONE

Quando si tratta di complicare, chiunque è una eccellenza, ma quando si deve semplificare molti gettano la spugna.
L'Autore (Marco Montanari) da tempo ha considerato l'ipotesi dell'esistenza di un semplice metodo che consenta di produrre a scopo sperimentale tutte le macchine elettromedicali innovative, mediante un circuito elettronico estremamente affidabile e di minime dimensioni; ciò è possibile se gli apparecchi in questione hanno un'anima comune.

Dopo lunga gestazione è nato il Super Marco, un semplice circuito elettronico con il quale si possono riprodurre tutte le macchine elettroterapiche innovative; i ricercatori potranno effettuare qualunque tipo di esperimento, passando da un apparecchio all'altro con la massima facilità e con la minima spesa.
L'unico elettromedicale che non si può riprodurre col Super Marco è il : Generatore neofaradico di microcorrenti che va costruito a parte.

Il Super Marco consente di praticare la magnetoterapia a bassa frequenza in due modalità costruttive, comunque ad alta intensità; è quindi attuabile la MAGNETOTERAPIA PULSATA MONOPOLARE DI POTENZA che risolve tutti i disturbi infiammatori di piccola estensione, comunque superficiali. Tra i numerosi effetti terapeutici si devono annoverare l'azione sul glaucoma, sull'ipertrofia prostatica e tutte le artralgie.
Di pari efficacia terapeutica sono le
microcorrenti galvaniche o pulsate, applicabili mediante appositi elettrodi, con cui si possono trattare intere regioni corporee.
Equivalenti alle microcorrenti,
sono i campi magnetici monofasici pulsati di potenza che agiscono in ambito locale, anch'essi realizzabili col Super Marco, con cui, inequivocabilmente, si dimostra che il crescere della loro idoneità terapeutica è funzione diretta della intensità del campo magnetico pulsato, ma con la durata dell'impulso ridotto ad un centinaio di microsecondi (elevato di/dt - vedi specifici schemi circuitali) anche con l'intento di ridurre o annullare l'evocazione del dolore in ambito locale. Nella fattispecie, l'Autore ha già edotto i ricercatori con ampie specifiche costruttive, vedi l'articolo: Gli stroboscopi a gas xeno diventano potenti magnetoterapie a bassa frequenza. Col Super Marco, tra l'altro, si è risolto il problema dell'esigua vita di queste ultime magnetoterapie.

Continuando, è possibile costruire le macchine ad alta tensione (Mariano Orrico docet) nella loro duplice forma, a cominciare dalla ELETTROTERAPIA PULSATA MONOPOLARE AD ALTA TENSIONE A BASSA FREQUENZA che costituisce il prototipo delle macchine depolarizzanti, con cui l'Autore intende dimostrare una delle sue scoperte, che è sintetizzabile nell'assioma: Tutti gli impulsi monopolari sono depolarizzanti.
Dall'analisi di quest'ultimo assioma, si deduce la vera spiegazione dell'azione terapeutica dei campi elettromagnetici pulsati.

La ridotta depolarizzazione endocellulare (alcuni millivolt) è alla base della conversione degli stimoli elettrici e magnetici in processi biochimici. In particolare viene immediatamente attivato il consumo di ossigeno con aumento fino al 500% della respirazione, a cui sono associati tutti i meccanismi propri della cellule, tra cui quello rigenerativo.

Viene a cadere l'equiparazione della cellula ad una piccola batteria, in cui, logicamente, si ritiene necessario aggiungere il concetto di ricarica, che risulta errato; con ciò si dimostra che, affidandosi unicamente alla logica, si può addivenire a conclusioni non vere. Tutte le verità si devono sempre dimostrare.
In pratica e sintetizzando, le cellule non neoplastiche attivano i processi omeostatici di tipo conservativo e riparativo se vengono depolarizzate di alcuni millivolt (circa 5 millivolt); vale a dire la seguente metafora apparentemente assurda: Per ricaricare una batteria la si deve scaricare di alcuni volt.
Il diabete di tipo 2 è una patologia guaribile col metodo della depolarizzazione mediante il campo elettrico monopolare pulsato a bassa tensione (a contatto corporeo), oppure pulsato monopolare ad alta tensione o a campo statico negativo. Esiste anche una terza possibilità, vale a dire l'alta frequenza associata all'alta tensione comunque pulsata.

Dopo il suddetto imponente capitolo, col Super Marco è riproducibile la classica ELETTROTERAPIA AD ALTA TENSIONE A CAMPO ELETTRICO COSTANTE, vale a dire operante in campo elettrico statico negativo che, in assoluto, determina il punto di riferimento dell'analisi quantistica di tutti gli effetti, siano essi terapeutici o profilattici o rigeneratori, in quanto, gli effetti terapeutici delle macchine a campi elettrici o magnetici bipolari, si convertono in effetti di campo elettrico galvanico. Quindi, nei tessuti biologici, esiste un processo di raddrizzamento dei campi bipolari, ottenuto in modo diverso, rispetto a quello noto in elettronica. Il VTE di Mestriner Moreno e di E. Troiano ne è la dimostrazione.

Le terapie empiriche in campo statico, in effluviazione o con campi oscillanti smorzati risalgono ai primi anni del Settecento e continuarono per tutto l'Ottocento in forma sempre più perfezionata fino agli anni venti del Novecento, impiegando le grandi macchine elettrostatiche a dischi multipli rotanti (Bonetti, Wirmshurst, Topler-Voss, Holtz ed altre) che erano principalmente usate per effettuare le prime radiografie su lastra fotografica e, sopratutto, nella schermografia (schermi al platinocianuro di bario) vedi:

http://www.istitutomontani.it/museo/file/visstrumento.php?codice=436

http://www.itispaleocapa.it/museo-fisica/tubi-a-gas-elettronico/tubo-di-roentgen

Indispensabile per approfondire le basi storiche delle elettroterapie:

http://www.electrotherapymuseum.com

Alcuni precursori avevano intuito il fondamentale ruolo terapeutico del campo elettrostatico negativo (depolarizzante) che fu riscoperto in Italia da Bartolomeo Audisio e Mariano Orrico negli anni Novanta del secolo scorso ma, al contempo, era ignota la funzione terapeutica della variazione di flusso dei campi elettrici o magnetici.

Il Super Marco si può ulteriormente implementare con lo sviluppo delle macchine tesliane, lakhovskyane ed SSTLC, che sono rappresentative del grande capitolo della ELETTROTERAPIA PULSATA BIPOLARE AD ALTA TENSIONE E AD ALTA FREQUENZA, nella quale esistono da oltre un secolo le antiche varianti del violet ray, della effluviazione e della scintillazione. Con l'aumentare della potenza elettrica erogata, a partire dal primo Novecento si produssero apparecchi molto simili all'attuale Tecar-terapia i cui principi scientifici si estendono fino alla ipertermia oncologica regionale pulsata, con cui, da oltre trent'anni, si è radicalmente innovato l'approccio terapeutico di tutti i tumori solidi (Paolo Pontiggia docet).

Le terapie biofisiche che sono convergenti con le elettroterapie operanti in regime di microcorrenti, sono quelle che attivano la respirazione cellulare, quindi il consumo di ossigeno endocellulare per cui, unitamente alle suddette elettroterapie, possono coesistere l'ossigeno-ozonoterapia anche iperbarica e l'ipertermia. Non deve stupire il fatto che queste terapie, viste singolarmente, producono effetti terapeutici sovrapponibili e sinergici.

L'Autore intende presentare il mondo delle elettroterapie innovative senza soluzione di continuo.

IL GRADO DI LIBERTÀ DI UN UOMO SI MISURA DALL'INTENSITÀ DEI SUOI SOGNI - (ALDA MERINI)

SCHEMA ELETTRICO DEL SUPER MARCO

SCHEMA ELETTRICO - PRIMA PARTE

CIRCUITI STAMPATI LATO RAME - (SCHEMA ELETTRICO - PRIMA PARTE)

NOTA: per stampare correttamente i masters dei circuiti stampati, visualizzarli tramite un programma per grafica tipo GIMP e stamparli.

SCHEMA ELETTRICO – SECONDA PARTE

REALIZZAZIONE PRATICA

Prima di tutto è bene garantire un ottimo livello di sicurezza per cui,fin da subito, acquistare un trasformatore separatore di rete da 500 VA.

Detto trasformatore va posto in un contenitore isolante di materiale plastico, su un lato si praticherà una cava nella quale si inserirà il frutto di una presa di corrente con cui si alimenterà il circuito elettronico del Super Marco.

Secondo prototipo perfettamente funzionante del Super Marco costituito della sola parte ad alta tensione, costruito da Claudio Benedetti.
Da sinistra in alto: lampadina a filamento di tungsteno da 40W bulbo piccolo, parallelo di 30 condensatori elettrolitici da 1uF 450VL 85°C (vedi oltre), bobina di alta tensione per automobile in bagno d'olio, serie di 50 diodi 1N4007 inseriti in un tubo isolante trasparente che terminano all'uscita positiva, mentre quella negativa deriva direttamente dal polo negativo della bobina ad alta tensione
La precedente scatola in legno multistrato alle alte tensioni è risultata fortemente conduttrice per cui è stata sostituita con una in MDF che, essendo a struttura caotica è un migliore isolante.
La versione definitiva è stata verniciata con vernice alchidica trasparente lucida dando numerose mani sia dentro sia fuori.

Dopo lunghe peripezie, si è deciso di tagliare la testa al toro, costruendo il Super Marco in un idoneo contenitore plastico.

NOTA: Le bobine a bagno d'olio si riconoscono scuotendole accanto ad un orecchio, si avverte il movimento dell'olio all'interno.
Le bobine a bagno d'olio sono più leggere di quelle con dielettrico solido.

Esterno del contenitore: Bocchiotti – Genova; tipo 05613; 380x300x18 mm IP56.
Da sinistra: interruttore generale con neon, interruttore del drive, deviatore a spinotto della escursione della frequenza minima e massima (nella fotografia lo spinotto è inserito nella escursione della frequenza massima), pomolo regolazione frequenza, uscita per elettromagnete, per ultimo doppio deviatore da 10 A, in cui le due sezioni sono collegate in parallelo: a destra uscita alta tensione, a sinistra elettromagnete, poi sostituito da un deviatore a spinotto. Vedi fotografie seguenti.

Uscita dell'alta tensione, boccole tornite in ottone e teflon; a destra positivo, a sinistra negativo.

Bella realizzazione del Super Marco effettuata da Magi Patrizio. CM = Campo Magnetico. CE = Campo Elettrico.
Notare gli interruttori ad alto isolamento e antipolvere. Il deviatore CE – CM è stato sostituito con un ponticello ben isolato.
Questo Super Marco è stato cablato per effettuare esclusivamente la terapia pulsata in alta tensione e ad alta frequenza (vedi oltre).

SEZIONE DI POTENZA (Prima parte)

NOTE

    Iniziare la costruzione a partire dalla scheda di potenza.

    I quattro condensatori in parallelo da 0,22uF 1000V si possono ridurre a tre (in particolare se si usa una bobina con dielettrico solido) e la tensione di lavoro può essere ridotta a 600V.

    I tre condensatori elettrolitici cadauno da 10 uF 450VL devono essere a bassa ESR (MKS) oppure fare su un'apposita scheda il parallelo di 30 condensatori da 1uF 450VL 85°C, rispettando rigorosamente la polarità. VEDI FOTOGRAFIA SOTTOSTANTE

    Portare a 40W o meno la lampadina a filamento con funzione di ballast.

    Inserire sull'ingresso (230 AC) MOV o VDR da 20-275V(diametro 21 mm)

    Tutti i diodi da 5A – 600V sono dei BY550-600

    SCR – Se S8025L la resistenza di gate (R5) è da 470 o 500 ohm (mettere due resistenze da 1000 ohm in parallelo).

    SCR – Se BT152-800R la resistenza di gate (R5) è da 1000 ohm.

    Attenzione al verso del diodo BYT52M accanto all'SCR.

    Il Mosfet Toshiba K1531 (obsoleto) è sostituibile con l'identico della Toshiba TK15J50D

    Il valore delle resistenze da 1M 1/2W non è tassativo vanno bene anche due resistenze da 1,2M o 1,5M (servono per scaricare i condensatori allo spegnimento dell'apparecchio).

    Terminata la costruzione della prima scheda, preparare la seconda scheda che verrà solo forata (1 mm) nella quale si inseriranno i capicorda e/o i chiodi (meglio se zincati) per collegarla alla scheda di potenza. Con dei morsetti bloccare la scheda di potenza in posizione ortogonale sulla seconda scheda, poi saldare le connessioni combacianti tra le due schede. Quindi procedere al montaggio dei componenti sulla seconda scheda.

Come costruire il parallelo di 30 condensatori da 1uF 450 VL per ridurre la ESR. (Eccellente proposta di Stefano Broccoletti)

È possibile aumentare l'isolamento del sandwich incollando dalla parte isolante due riquadri identici di vetronite monofaccia e, per il collegamento al circuito, utilizzare due spezzoni di filo isolante di diverso colore. Il tutto si potrebbe inserire in una piccola scatola isolante.

SEZIONE DRIVE (SECONDA PARTE)

MONTAGGIO ALIMENTATORE 12V

NOTE

CONTROLLO DELL'SCR E CARICA DEI CONDENSATORI

ECCITAZIONE DELL'SCR E CONTROLLO DELLA FREQUENZA

COME COLLEGARE LA BOBINA DI ALTA TENSIONE

Il positivo della scheda va al positivo della bobina, idem per il negativo.

Usare trecciola isolata diametro 1,5 mm o maggiore.



MAI PROVARE LA BOBINA A VUOTO, MA COLLEGARE SEMPRE UN ARCHETTO DI FILO RIGIDO

CHE DAL CENTRALE SI APPROSSIMA AL NEGATIVO DELLA BOBINA SUL QUALE AVVIENE LA SCARICA



Per ultimo, dopo avere collegato la lampadina a filamento alla sezione di potenza, e il piccolo trasformatore 230VAC-15VAC (300 mA) al drive, collegare una catenaria di almeno 50 diodi (vedi foto) ad esempio BYT52M oppure 1N4007 (i diodi per alta tensione non sono dei campioni di velocità) inseriti in un tubo isolante (vedi foto). Ottima alternativa è la catenaria di 30 o 33 diodi EM513 DA 1600 volt. Con particolare attenzione curare l'isolamento del centrale della bobina, utilizzando spezzoni di tubo isolante da inserire a forza sul centrale bobina. Installare gli interruttori di alimentazione e la spia al neon previsti nello schema, il potenziometro e, non da ultimo, inserire la presa di corrente nel secondario del trasformatore di isolamento.

ACCORGIMENTI PER EVITARE DEI MALFUNZIONAMENTI

    Mettere un anello di guardia alla base del collo della bobina di alta tensione collegandolo col polo negativo della medesima bobina.
    Nella sottostante bobina di alta tensione in olio, l'anello di guardia è stato costruito in filo di ottone da 1 mm. Eventuali scariche striscianti vengono veicolate dalla parte giusta. Il polo positivo è contrassegnato da un + e dal numero 15.

    All'uscita, tra il polo positivo e quello negativo, mettere uno scaricatore autocostruito (da circa 30.000 volt) con distanza esplosiva di circa 13 o 15 mm. Lo scaricatore si può costruire con due viti autofilettanti Parker in acciaio inserite in un tubetto di plastica trasparente Cristal, vedi esempio sottostante. Saldare a stagno i fili di rame con la testa delle viti. Utilizzare la colla a caldo per comporre il tutto. Più oltre vedi l'altro tipo di spark gap.

Secondo prototipo costruito da Stefano Broccoletti con bobina in bagno d'olio. E' stata costruita solo la sezione ad alta tensione. Si vedono i 12 diodi in serie da 6 kv 1A (BY6 poi sostituite da 50 1N4007 o da 32 EM513) che terminano all'uscita col polo positivo, a destra e in basso nella foto. Il polo negativo del Super Marco (a sinistra in basso) è collegato al terminale meno della bobina ad alta tensione (filo marrone). Stefano Broccoletti ha aumentato l'isolamento interponendo un panno isolante. Gli esperimenti hanno dimostrato che non ci sono perdite significative.
In questa configurazione il Super Marco consente di praticare la ELETTROTERAPIA PULSATA BIPOLARE AD ALTA TENSIONE A BASSA FREQUENZA e L'ELETTROTERAPIA PULSATA BIPOLARE AD ALTA TENSIONE AD ALTA FREQUENZA

COSTRUZIONE DELL'INTERFACCIA BIOFISICA

Le uscite, una Positiva e l'altra Negativa, indispensabili per praticare la terapia ad alta tensione in campo elettrico, sia pulsato che statico, derivano:
quella positiva dal centrale della bobina (uscita ad alta tensione) al termine della catena di diodi raddrizzatori e quella negativa direttamente dal polo negativo della medesima bobina ad alta tensione.


Per veicolare un intenso campo elettrico all'interno del corpo umano, si devono utilizzare le armature di un condensatore.


Per tale scopo sono previste due armature di diversa superficie: quella negativa ha dimensioni di 60 x 39,5 cm, quella positiva di 35 x 29,5 cm.

Dette armature si potranno costruire in lamiera zincata di spessore di 1 o 1,5 mm con gli angoli leggermente arrotondati per non ledere l'isolamento.
Il cavo siliconico per alta tensione ha un diametro di 7 mm ed è inserito in un tubo spiralato flessibile con diametro interno di 10 mm.
Il cavo siliconico di alta tensione ha una lunghezza di 164 – 165 cm mentre quello spiralato misura 145 cm.
I cavi siliconici sono stati collegati alle piastre in diversa posizione: in quella grande, al centro del lato più lungo e in quella piccola al centro del lato più corto. Il rivestimento isolante è stato ottenuto sovrapponendo, per ogni lato, sei strati di polietilene per serre ed è stata posta molta cura nell'isolamento elettrico della zona di uscita del cavo dell'alta tensione, utilizzando abbondante nastro isolante e/o colla a caldo (vedi la fotografia sottostante).
Il polietilene deborda lateralmente dalla piastra per circa 15 cm e, una volta completati i sei strati, viene accuratamente ripiegato dalla parte del cavo ad alta tensione. Il fissaggio dei sei strati di polietilene si deve effettuare con abbondante nastro adesivo trasparente.

Realizzazione e fotografia di Magi Patrizio

L'isolamento viene completato coprendo gli starti di polietilene con una busta di PVC telato da chiudere da un lato con colla poliuretanica, apponendo due borchie in acciaio onde bloccare il medesimo cavo spiralato. Vedi le sottostanti fotografie.
Sul lato piano delle piastre, vale a dire dalla parte opposta in cui sono presenti sia la connessione elettrica che i ripiegamenti dei 12 strati di polietilene che costituiscono il retro dell'elettrodo, si deve apporre un simbolo che indica la parte dell'elettrodo che viene a contatto col corpo umano. In pratica l'utente degli elettrodi, non deve avvertire le inevitabili asperità situate sul lato posteriore di ogni elettrodo.
L'isolamento effettuato nel modo suddetto, supera i 100.000 volt.

Durante l'uso, impedire la flessione delle piastre di ferro zincato.

I fori sulla lamiera, accuratamente privati dalle bave, sono da 3 mm e il filo di ferro zincato è da 1,1 mm. Ripiegare il tratto ritorto in modo che in alcun modo possa ledere l'isolamento elettrico.
La brasatura è stata effettuata con saldatore elettrico da 120 Watt, decappante in pasta non corrosivo di elevata qualità e barra di stagno RoHS conforme.

Elettrodo grande rivestito in PVC telato girato dal lato corpo.

Elettrodo piccolo rivestito in PVC telato girato dal lato corpo.

Borchie in acciaio che bloccano il tubo spiralato.

Le configurazioni elettriche, determinanti sul piano terapeutico, sono descritte più oltre.

MAGNETOTERAPIA PULSATA MONOPOLARE DI POTENZA

Il deviatore doppio da 10 A è stato sostituito da un commutatore manuale con cui si commuta il polo negativo mediante due boccole isolate.
Detto commutatore consente di veicolare la corrente di scarica dei quattro condensatori da 0,22 uF in una bobina da circa 1 mH (filo da 1mm) con nucleo in ferrite da inserire in un comodo manipolo, al fine di praticare il primo livello di stimolazione monopolare di potenza.
Detto manipolo è idoneo per trattare disturbi molto superficiali e di ridotta area come le epicondiliti, il tunnel carpale, il glaucoma, le faringiti, eccetera.

Modalità operativa: prima di accendere l'apparecchio inserire la presa elettrica del manipolo e spostare il connettore sulla boccola specifica, in modo da attivarlo. Successivamente accendere l'apparecchio e scegliere una frequenza bassa (alcuni Hz; ad esempio da 7 Hz a 12 Hz). Al termine della terapia spegnere l'apparecchio e riposizionare il deviatore nella posizione alta tensione. Mai muovere il commutatore durante l'uso.

Le bobine seguenti si possono usare per la terapia degli arti; sono state studiate da Magi Patrizio per introdurvi gli arti superiori ed inferiori.
Sono indicate nelle patologie artro-reumatiche, negli esiti di frattura, nelle sindromi neuritiche, nelle piaghe diabetiche e nei disturbi della circolazione artero-venosa.

Bobina con diametro interno di 13 cm composta di tre avvolgimenti sovrapposti mantenuti in posizione mediante abbondante colla a caldo.
Ogni avvolgimento è composto di 27 spire. Il filo ha il diametro esterno di 4 mm.

Bobina con diametro interno di circa 21 cm, composta di tre avvolgimenti sovrapposti:
Ogni avvolgimento è composto di 9 spire. Il filo ha il diametro esterno di 4 mm.
Le bobine si possono collegare in serie.
(Fotografie di
Magi Patrizio)

MAGNETOTERAPIA PULSATA MONOPOLARE

DI GRANDE POTENZA

MAGNETOTERAPIA PULSATA MONOPOLARE

AD ALTA TENSIONE A BASSA FREQUENZA

Stefano Broccoletti - Scintille ottenute per induzione elettromagnetica su una catena metallica (bigiotteria) tramite la scarica di un condensatore da 32 nF autocostruito e caricato ad alta tensione (20.000 volt). Mediante lo spark gap a quattro gap dell'Autore (Marco Montanari) il condensatore si scarica su una bobina (diametro circa 20 cm) di circa 6 spire (filo diametro 6 mm). La foto è ricavata da un film, in quanto, l'evento qui ritratto, pur essendo molto intenso, è di durata estremamente breve. Nonostante le perdite del dielettrico della bobina, il risultato è comunque eccellente.

CONFIGURAZIONE ELETTRICA PER PRATICARE LA MAGNETOTERAPIA

AD ALTA TENSIONE E A BASSA FREQUENZA

Questa configurazione, avendo uno spark gap, genera anche una componente ad alta frequenza i cui effetti biologici sono secondari rispetto a quelli prodotti dall'elevata corrente impulsiva.
La componente di alta frequenza si può facilmente osservare, in modo qualitativo, avvicinando alla bobina un neon a tubo.
Il fatto che è necessario oscurare l'ambiente per osservare la debole luminescenza del neon suggerisce che, la suddetta componente ad alta frequenza, è marginale rispetto alla corrente generata dalla scarica capacitiva, ma ciò non esclude che, sul piano terapeutico, la componente di alta frequenza svolga una pur minima azione terapeutica.

    EAT = alta tensione da 18 Kv a 23 Kv

    D1 – D30 = diodi EM513 in serie

    C = condensatore da 10 a circa 20 nF adatto per scarica capacitiva con tensione di lavoro superiore a 25 Kv

    spark gap = con elettrodi in tungsteno riparato da apposito contenitore plastico. Distanza esplosiva in mm = EAT ai capi di C / 3000

    L1 = grossa bobina di 10 – 15 spire di forma cilindrica o piatta

    A e B = grossi connettori di ottone

Realizzazione e fotografia di Magi Patrizio che ha ottenuto la scarica capacitiva di 21 nF a circa 20 KV, tramite un terzo elettrodo. I due elettrodi principali sono di tungsteno che sono stati recuperati da una vecchia lampada allo xeno esausta per cinematografia.
L'istante in cui avviene la scarica è assordante con una forte componente ultrasonica.
É anche notevole la produzione di ozono. Si genera un brevissimo ma intensissimo campo magnetico che produce
spettacolari effetti terapeutici.
I diodi 1N4007 (1000 v) sono sostituibili con altrettanti EM513 (1600 v).

ELETTROTERAPIA AD ALTA TENSIONE A CAMPO ELETTRICO

                      1) COSTANTE (STATICO)

                      2) BIPOLARE PULSATO

                      3) MONOPOLARE PULSATO

A sinistra si osserva la macchina elettrostatica a strofinio di Nairne a cilindro rotante, molto perfezionata, applicata in terapia a campo statico.
Si intravedono i capelli attratti dall'armatura a forma di coperchio. La seconda immagine raffigura la “doccia elettrica” che era praticata veicolando sulla persona sopratutto il polo negativo, ma non si disdegnava di usare anche quello positivo; questa modalità applicativa veniva anche chiamata “elettrificazione semplice”, qualora A e B, che sono gli elettrodi dello spark-gap della macchina elettrostatica, sono posti distanti tra loro in modo da non produrre scariche elettriche, come si osserva nel disegno. Questa configurazione precede di oltre un secolo l'applicazione della lastra BIOR a campo elettrostatico negativo di Mariano Orrico il quale sottolinea l'azione terapeutica della polarità negativa.
Per inciso, l'induzione elettrostatica di un campo elettrico negativo genera una carica elettrica positiva, mentre per conduzione diretta una carica negativa si sposta e si distribuisce sul corpo con cui viene a contatto; similmente ad un liquido, la carica elettrostatica monopolare diffonde come i vasi comunicanti.
L'imponente azione ipotensiva nell'iperteso e l'aumento della diuresi sono solo alcuni dei numerosi effetti terapeutici del campo elettrostatico.

A sinistra, macchina elettrostatica di Wirmshurst; a destra altra macchina elettrostatica di Carrè, ambedue applicate ad effluvio-terapia.Notare che in tutti i disegni il paziente si trova fortemente isolato da terra, dovendosi caricare di elettricità come se fosse un condensatore.Se il paziente venisse a contatto con una persona o con un conduttore esterno messo a terra, si verifica una energica ma innocua scarica elettrica del tutto simile a quella che si produceva quando si usciva dall'automobile prima che i costruttori provvedessero a mettere elettricamente a terra la carrozzeria.

Fotografia della “elettrificazione semplice” degli inizi del Novecento, quando si praticava l'elettroterapia sia in campo statico che pulsato.

A sinistra, macchina elettrostatica Bonetti a dischi multipli e a destra analoga macchina elettrostatica di Holtz
Approfondimento: descrizione di tutte le macchine elettrostatiche esistenti
http://www.coe.ufrj.br/~acmq/electrostatic.html

CI SONO IN OGNI TEMPO NUOVI ERRORI DA RETTIFICARE E NUOVI PREGIUDIZI A CUI OPPORSI (S. JOHNSON)

CONTRARIAMENTE A QUANTO RITENUTO FIN'ORA
IL CAMPO ELETTROSTATICO (MEGLIO SE PULSATO) ENTRA IN PROFONDITÀ NEL CORPO UMANO

Gray dimostrò che il corpo umano si può caricare di elettricità statica (vedi disegno a sanguigna a sinistra). Successivamente e in modo molto superficiale, il corpo umano venne equiparato ai conduttori metallici o conduttori di prima specie, nei quali il campo elettrico si manifesta tale a partire dalla loro superficie che, se in equilibrio elettrostatico e per il teorema di Gauss, il campo elettrico interno ad un conduttore metallico deve risultare nullo.
Faraday ed altri, avevano osservato che, una corda di canapa (che non è metallica), bagnata e ben isolata dall'ambiente circostante, poteva trasmettere a distanza i fenomeni elettrostatici.
Un classico esperimento, che piace molto ai giovani, di solito effettuato con un generatore elettrostatico di Van de Graaff, è quello di elettrizzare i capelli che si caricano tutti con la medesima polarità, per cui essi si respingono e svettano, seguendo le linee di flusso del campo elettrostatico monopolare.
É evidente, che la struttura biologica della bimba con i capelli dritti, è più affine a quella di una corda bagnata, che di certo non è metallica, ovvero essa non è per nulla assimilabile ad una sfera metallica cava, in cui il campo elettrico interno deve risultare nullo.

L'ipotesi che il campo elettrostatico negativo svolgesse azioni terapeutiche, da tempo, era limitata all'azione degli ioni negativi nell'ambiente, quindi ridotto al solo fenomeno della effluviazione, ottenuto mediante il cosiddetto “potere delle punte” che, per l'esattezza, rappresenta il punto di passaggio tra l'elettrostatica vera e propria e la elettrodinamica, in quanto l'effluviazione (vento elettrico) è uno spostamento violento di cariche elettriche negative che sono proiettate nell'aria
Anche Mariano Orrico, seguendo lo scibile del suo tempo (anni Novanta del Secolo scorso) considerò l'azione terapeutica del BIOR (che funziona in campo elettrostatico puro) del tutto identica alla suddetta ipotesi della presunta azione terapeutica degli ioni negativi, per altro mai confermata oltre l'azione depurante l'aria dai pollini e, in genere, dalla pollution. Detti fenomeni sono noti, e ampiamente utilizzati nell'industria dei depuratori elettrostatici.
Di fatto,
Mariano Orrico produsse empiricamente importanti effetti terapeutici col solo campo elettrostatico, che si sono dimostrati sempre riproducibili; il Super Marco offre quest'ultima possibilità a tutte le persone di buona volontà.
L'opera empirica
di M. Orrico, rivista col senno di poi” dimostra che, in realtà, il campo elettrostatico si incunea nel corpo umano al pari del campo magnetico, ma non in modo identico.

Per il campo magnetico, tutte le strutture biologiche sono “trasparenti.
Il campo magnetico, non distingue tra il “
dentroe il “fuoridelle cellule; per contro, il campo elettrostatico viene guidato, diretto o impedito a partire unicamente dall'esterno delle cellule verso il loro interno (vedi: regola di Maxwell-Wagner) unitamente alla grande variabilità spaziale delle connessioni serie-parallelo dei circuiti elementari biologici (shunt resistivo-capacitivi presenti in ogni cellula) il cui insieme, attualmente, costituisce una delle possibili rappresentazioni biofisiche dei tessuti viventi che, a partire dalla pelle, sappiamo essere un complesso groviglio di conduttori di seconda specie (elettrolitici) dove, “in vivo” e, molto probabilmente, anche in vitro” la polarità negativa del campo elettrico (da tempo noto come depolarizzante) svolge imponenti azioni terapeutiche. Per contro, la carica elettrica positiva, alla lunga, si dimostra nociva ma, anche in questo caso, non si devono escludere utili effetti terapeutici del campo elettrico noto in fisiologia come iperpolarizzante.
L'origine biofisica degli shunt resistivo-capacitivi è principalmente dovuta alle pareti cellulari che sono eccellenti dielettrici e, dato che ogni cellula ne possiede una, ogni cellula è portatrice di uno shunt resistivo-capacitivo principale a cui si associano tutti quelli accessori, ma non minoritari, che sono soprattutto endocellulari.

Rappresentazione schematica degli shunt resistivo-capacitivi presenti in tutti i tessuti biologici.

È impossibile dire con esattezza da quante cellule è composto il corpo umano. Si dice che siano 100 mila miliardi () una stima riferita a un maschio adulto giovane di media altezza e peso intorno ai 70 chili.
Il corpo umano non è costituito solo da cellule proprie, ma è anche popolato da un sorprendente numero di batteri sia saprofiti che commensali.
Questi piccoli microorganismi, a causa delle loro dimensioni, sono 10 volte più numerosi delle cellule presenti nel corpo umano. Uno dei batteri più diffusi nel nostro organismo è l’
Escherichia coli che pesa più o meno intorno ai 7x10 alla meno tredici grammi, che moltiplicato per il numero di questi organismi e similari, 10 alla tredicesima (10 trilioni) dà circa 70 grammi di peso totale a cui si deve aggiungere il peso di tutti gli altri batteri !.

L'inoppugnabile esistenza degli shunt resistivo-capacitivi associati ad ogni cellula, unitamente alla poliedricità delle loro interazioni (sia endo che eso-cellulari) decreta che in biofisica, il corpo umano appartiene ai sistemi dissipativi (non lineari) a costanti distribuite, o meglio, finemente distribuite mentre, una sfera metallica cava appartiene ai sistemi non dissipativi (lineari, in elettrostatica) ovvero perfettamente prevedibili, caratterizzati da costanti concentrate.
Tutto ciò, modifica profondamente l'ottica indagativa dell'interazione dei campi elettrici e magnetici con le strutture biologiche, consentendo
di prevedere, contrariamente ai sistemi a costanti concentrate, un comportamento biofisico di estrema complessità dovuto all'aumento iperbolico delle variabili biofisiche dalle quali dipende la struttura biochimica e il medesimo funzionamento delle cellule, primo fra tutti l'omeostasi del potenziale endo ed eso-cellulare.

Tutte le strutture biologiche e tutti i processi metabolici sono di tipo fisico-chimico dove la biofisica determina l'intelligenza dei sistemi e la chimica, che per i fisici è sempre e comunque materia condensata, ne è il contenitore o involucro che, come tale, a parità di scopo, può essere mutevole. In altri termini e utilizzando una metafora, tutti i sistemi biologici sono costituiti di due parti distinte, ma intimamente interconnesse tra loro o entangled” come l'ombra che sempre si associa alla materia condensata e strutturata.

La materia condensata e strutturata che costituisce la dimensione macroscopica di tutte le strutture viventi è “entangled” con i campi elettrici e magnetici se somministrati in forma coerente;da cui deriva il seguente assioma che sembra ovvio (ma non lo è) che qualunque stimolo biochimico (farmaco) produce anche effetti biofisici, ma è soprattutto vero anche il contrario.

Ad esempio, i suddetti campi depolarizzanti sono in grado di riportare nella norma il potenziale endocellulare dei diabetici tipo 2.
Attualmente, se la cura è solo chimico-farmacologica, il diabete rimane comunque una grave patologia metabolica di tipo cronico, suscettibile di grande miglioramento, ma non in grado di guarire. Vale a dire che, se la chimica farmacologica può riparare totalmente i deficit strutturali, non è in grado di annullare totalmente
l'intelligenza patologica che, in quanto tale, è essenzialmente di tipo fisico.
In termini biofisici, i diabetici tipo 2, sono affetti da una
sindrome iperpolarizzante sistemica, solo apparentemente cronica, la cui comprensione deriva dalla traduzione in termini biofisici dei sintomi tipici del diabete tipo 2; infatti, è assolutamente noto che i diabetici tipo 2 hanno elevatissima la soglia del dolore, da cui dipende la grande facilitazione a subire inconsapevolmente le ustioni.
In particolare, l'iperpolarizzazione endocellulare è la causa prima della insorgenza delle tipiche patologie del
piede diabetico e della neurite diabetica.
La suddetta fenomenologia patologica (iperpolarizzante) non ha motivo di essere esclusiva del sistema nervoso periferico ma, con modalità diverse,
si deve estendere a tutte le cellule dell'intero corpo in forma di iperpolarizzazione (endocellulare) sistemica.
Analogo effetto risolvente si riscontra nella
radicale azione antinfiammatoria (totalmente autonoma) dei campi elettrici e magnetici pulsati.
Tutto ciò non esclude l'uso di farmaci anche specifici (tutti da scoprire) da cui deriverebbe la nascita di una nuova farmacologia sinergica denominabile:
elettrofarmacologia o magnetofarmacologia.

Dunque, il fatto che i campi elettrici e magnetici sono in grado di modificare positivamente e radicalmente la biochimica cellulare, anche se quest'ultima fosse profondamente alterata come nel diabete di tipo 2, dimostra l'enorme “sezione d'urto(probabilità di interagire con successo) che detti campi hanno nei riguardi del bios.
In un sistema biologico soggetto all'interazione con i campi elettrici e magnetici, può esistere di tutto e di più ancora, oltre ogni immaginazione. La suddetta espressione (...comportamento biofisico di estrema complessità dovuto all'aumento iperbolico delle variabili biofisiche...) non si associa in alcun modo al comune concetto aristotelico di Caos, ma si deve implementare con le nozioni proprie della dimensione quantistica, che descrive l'ordine di una nuova realtà fisica e biofisica.

In forma sperimentale, quanto detto, è osservabile in modalità macroscopica e riassuntiva. Quando il corpo umano, viene posto tra le armature di un condensatore reale, alimentato in corrente continua con una differenza di potenziale di alcune migliaia di volt (almeno 2000 volt) il medesimo corpo umano si carica di elettricità statica, dove la quantità di carica elettrica è una costante che potrebbe apparentemente rivestire la sola superficie del corpo umano, ma la medesima induzione elettrostatica produce innegabili e permanenti effetti terapeutici, la cui origine è inequivocabilmente interna al medesimo corpo umano; provare per credere !.

Si rammenta che il campo elettrostatico è un campo conservativo (vedi: elettroforo perpetuo di A.Volta) mentre, la componente resistiva degli shunt resistivo-capacitivi e soprattutto il potenziale negativo, tendono a diminuire la carica elettrostatica del corpo umano che si comporta come un particolare dielettrico in perdita, ma la carica elettrostatica si autorigenera mediante il fluire di una corrente di spostamento che dall'esterno ricarica tutti i tessuti e ciò denota il prevalere della componente capacitiva rispetto a quella resistiva.

È noto che la piastra BIOR si scaricava rapidamente; dunque, il generatore elettrostatico, anche se di tipo pulsato, non può essere ad altissima impedenza.
In regime impulsivo alla frequenza di 15 Hz, con impulsi di 300 µs applicati in configurazione total body, sono state misurate correnti da 10 mA fino ad un massimo di circa 20 mA di picco (valore efficace irrisorio), mentre la dispersione nell'ambiente è risultata altrettanto irrisoria. Dette misure si dovranno ripetere, migliorando il sistema di isolamento del generatore e quello del corpo umano posto tra le armature. Con apposita strumentazione, si prevede di misurare la reale corrente necessaria al mantenimento dell'equilibrio elettrico del sistema.
Qualora il generatore dell'alta tensione, a potenziale costante, non fosse in grado di produrre la corrente mancante all'equilibrio del sistema, il carico ridurrebbe la tensione elettrica tra le armature, fino a rendere vana ogni tipo di azione terapeutica.

    Ogni dimostrazione dei singoli eventi, ha le sue origini nella biofisica classica, unitamente alla implementazione dovuta alle scoperte dell'Autore di questo testo, per cui, tenendo presente che:

    L'intensità dell'azione depolarizzante dipende da due fattori:

    dalla natura del campo elettrostatico; vale a dire, dalla polarità negativa del campo elettrostatico.

    dalla modalità di somministrazione; vale a dire, se il campo elettrico è statico oppure monopolare pulsato.

    L'azione depolarizzante viene incrementata dal modo con cui si somministra il medesimo campo elettrico, vale a dire, se in forma impulsiva, in quanto: TUTTI GLI IMPULSI MONOPOLARI SONO DEPOLARIZZANTI; ciò è riferito alla regione corporea del campo che sta tra i due poli (regione interpolare del campo) ad esclusione dell'area subito sottostante i poli (positivo o anodo e negativo o catodo); vale a dire che ai tessuti della regione interpolare, non interessa “saperequale sia la direzione del campo elettrico. Per contro, a livello locale, è nota l'esistenza di un'azione biofisica diversa e tipica di ogni polarità (ionoforesi classica) la cui fenomenologia (tipicamente muscolare) varia all'aumentare dell'intensità della corrente elettrica e dal modo con cui si genera la variazione di flusso in uno dei due poli, cioè alla loro inserzione o alla disinserzione, vedi: regole di Pflüger.
    Da quanto appena detto, deriva che la regione interpolare è massima quando nei tessuti biologici si veicolano esclusivamente delle microcorrenti.

    Anche l'area depolarizzata è molto importante e, compatibilmente con la patologia in atto, deve essere la maggiore possibile.
    Il campo elettrico pulsato, induce nel volume cellulare che è circoscritto o delimitato dagli elettrodi, degli stimoli coerenti (tutti nello stesso istante e tutti in fase tra loro). Dunque, essendo le cellule (tutte), contemporaneamente sottoposte al medesimo stimolo depolarizzante il cui insieme è coerente, ne consegue che gli effetti terapeutici sono ubiquitari, sincroni e imponenti, soprattutto se l'area depolarizzata è la maggiore possibile.
    In quest'ultimo caso esiste un notevole
    effetto immunomodulante, applicabile in molti stati patologici gravi (cancro, malattie autoimmuni, setticemie, malattie degenerative) in quanto gli stimoli elettrici a bassa frequenza (fino a 5 kHZ) seguono prevalentemente lo spazio interstiziale.
    Tutti gli impulsi elettrici o magnetici che vengono somministrati, agiscono sul piano terapeutico (non se ne perde uno) mentre l'azione biochimica dei farmaci, dipendendo dalla probabilità statistica di interagire con i recettori, non è in grado di produrre fenomeni biochimici coerenti (tutti in fase tra loro); inoltre, in ogni dose terapeutica, una parte consistente non svolge nessuna azione utile.

    Dunque, la farmacodinamica delle elettroterapie pulsate in regime di microcorrenti, non si può in alcun modo paragonare alla farmacodinamica farmacologica.

    Quanto detto, introduce alla interpretazione quantistica dello stimolo elettroterapico monopolare, soprattutto se quest'ultimo rimane nell'ambito di intensità delle microcorrenti; vale a dire a decrescere, partendo da circa 30μA per centimetro quadrato.
    Un valido motivo che consente di comprendere l'azione delle alte tensioni sia monopolari che bipolari, è il fatto elementare che un'alta tensione (decine di chilovolt) è necessariamente concorde con una corrente molto bassa o addirittura esigua, che può anche essere uguale o inferiore al singolo microampere per centimetro quadrato dove l'elevato potenziale, essendo comunque associato ad un intenso campo elettrico, garantisce l'azione terapeutica in tutti i distretti e/o volumi corporei.

    Esiste anche l'applicazione tramite manipolo che è in grado di concentrare il campo in un'area ristretta, molto utile nelle patologie infiammatorie locali.

    L'ampiezza della depolarizzazione non deve superare i 5mv qualora la durata ON dell'impulso sia superiore al millisecondo.
    Qualora si superasse questo limite di sicurezza, comparirebbero degli effetti eccitomotori a livello muscolare, il cui ulteriore incremento potrebbe disturbare il pacemaker cardiaco (del seno atriale); in ogni caso, gli effetti terapeutici generali non vengono compromessi.
    La depolarizzazzione endocellulare può raddoppiare (10mv - 12mv) qualora gli stimoli monopolari (elettrici e magnetici) restino ampiamente sotto al millisecondo.
    Si è sperimentalmente constatato che, all'aumentare del vettore B di induzione, mantenendo costante la durata dell'impulso a
    100 microsecondi, si conserva inalterata l'efficacia terapeutica priva di effetti collaterali, se la frequenza non supera i 10 Hz.
    A partire da 15 a 20 Hz ed oltre, compare imponente, il fenomeno dell'evocazione del dolore (vedi articoli relativi dell'Autore) e, all'aumento lineare della frequenza,
    si osserva un incremento notevole del tono muscolare comunque doloroso, fino alla dolorosissima subtetania (simile ad una contrazione isotonica volontaria) e tetania muscolare (soggettivamente del tutto incontrollabile e del tutto simile ad un crampo muscolare) la cui facilitazione è una predisposizione individuale. Si deve osservare che, l'individuo perfettamente sano, è dotato di livelli di sopportabilità altissimi soprattutto perché i tessuti sani, rispetto a quelli malati, resistono maggiormente alla depolarizzazione.

    All'inizio della elettroterapia degli stati infiammatori acuti o cronici, utilizzando il campo statico o monopolare pulsato con durata dell'impulso superiore a 100 μs o con frequenza maggiore di 10 Hz, la depolarizzazione scatena acuti o acutissimi dolori che, col passare del tempo e nel prosieguo della terapia, decrescono e si localizzano in distretti con area sempre più piccola.

    È il fenomeno noto come evocazione del dolore che è una allucinosi priva di significati patologici o di aggravamento.

    Nel caso per ora unico della leucemia, il campo statico evoca dolori fissi, ma diffusi in tutto il corpo e di tale intensità che i malati rifuggono dal continuare la terapia. È il caso in cui il dolore da utile diventa dannoso. Purtroppo, ad oggi (febbraio 2015) i casi trattati sono stati solo tre, di cui uno aveva ricusato i farmaci e due avevano praticato tutte le terapie ufficiali. Tutti erano anergici e in grave e progressivo dimagramento.
    L'Autore, non avendo seguito personalmente i suddetti casi, non è a conoscenza di altri dati essenziali. Due sono deceduti per il progredire della malattia, mentre il terzo, dopo avere superato non senza difficoltà il periodo di evocazione del dolore, è aumentato notevolmente di peso ed è molto migliorato ma, per ironia della sorte, è deceduto a causa di un incidente stradale. Tutti avevano usato il
    Pyro-Energen II per alcune ore al giorno.

    Qualora i campi elettrici o magnetici sono somministrati in modalità impulsiva, con grande intensità (uno o più Tesla) in tempi brevissimi (microsecondi) e a bassa frequenza (alcuni Hz) oppure in burst ad alta frequenza (da alcune centinaia di KHz ad alcuni MHz) ma di durata non superiore ai 200 microsecondi e alla frequenza di circa 800Hz, dopo soli venti minuti di applicazione, si verificano effetti che appaiono antalgici ma in realtà sono già profondamente terapeutici. Attualmente, nel mondo, esistono ben poche macchine che rispondono a queste specifiche.

    Anche nel caso del campo magnetico, resta valido quanto detto sopra ma, nel medesimo campo magnetico, non si osservano differenze biofisiche tra la polarità Nord e quella Sud e, al contempo, sono molto limitati gli effetti biologici dei campi magnetici statici.
    Per contro, sono imponenti gli effetti biologici dei campi magnetici impulsivi con elevata di/dt, soprattutto se associati ad un intenso vettore B di induzione, da 1 fino al massimo di 3 Tesla. Il vettore H del campo magnetico, per ora, è del tutto trascurabile.

    Esiste una macchina elettromagnetica che genera impulsi brevissimi della intensità di 20 Tesla che viene usata in campo cosmetico che attiva la proprietà diamagnetica dell'acqua.

    Nel caso particolare del campo elettrico, ambedue gli stimoli concordi (la forma monopolare dello stimolo e la natura negativa del campo elettrico) sono causa della notevole depolarizzazione endocellulare del gradiente degli shunt resistivo-capacitivi in forma di onda coerente di depolarizzazione che, dalla pelle, si propaga verso l'interno delle strutture anatomiche isotrope, in cui è prevedibile il decremento autonomo comunque locale (nel dominio del tempo oltre la durata dello stimolo depolarizzante) del potenziale endocellulare (a carattere fluttuante: qui di più, là di meno), essendo la sequenza della sola componente capacitiva dei minimi circuiti biologici, a partire dalla superficie corporea, è: parallelo-serie-parallelo.

    L'impatto terapeutico degli stimoli depolarizzanti esordisce allo scadere di particolari costanti di tempo associati alla formazione dell'indotto biologico che dipendono dai tessuti in cui alberga la malattia, dal loro volume e dalla minore o maggiore cronicità della patologia in atto.
    Dette costanti di tempo normalmente sono dell'ordine dei minuti (da 10 fino a circa 45) ma, nei casi gravi, possono protrarsi anche per ore o giorni.
    L'azione terapeutica, essendo di natura quantistica, si verifica essenzialmente solo in funzione del tempo.
    Dunque, mai dire:
    Mai! -Vale a dire che esiste sempre la probabilità quantistica che gli stimoli biofisici coerenti producano un'azione terapeutica e quest'ultima non è mai sintomatica.

    Sono convergenti tutte le elettroterapie la cui efficacia si basa sulle microcorrenti e tutte sono eminentemente causali, perciò non esiste soluzione di continuo tra le diverse modalità terapeutiche, per cui una concorre a spiegare l'altra oppure una può contenere l'altra.

    Quanto detto, consente di operare contemporaneamente con due o più modalità terapeutiche.
    Vedi dell'Autore:
    Le configurazioni elettroniche delle magnetoterapie
    , in cui si presenta il caso del
    solenoide con shunt capacitivo e con un terminale “appesoche, se in risonanza, genera in successione un campo magnetico e uno elettrico. Vedi le immagini sottostanti.

Lb = Induttanza di blocco – Ca = condensatore antenna – La = induttanza antenna – Ei = elettrodo indifferente - Q = Transistor

A sinistra si osservano gli impulsi di campo magnetico quando Ca e La sono in risonanza, a destra si manifesta lo spettro del campo elettrico della fase non risonante dell'antenna.

    Un'ultima considerazione sperimentale: il corpo umano si carica sempre di elettricità se:

    È elettricamente isolato dall'ambiente circostante

    Se viene sottoposto ad impulsi monopolari ad alta tensione e a bassa frequenza (alcuni Hz con t(on) 300 µs)

    Se aumenta la frequenza (50 Hz e oltre)

    Se aumenta il “duty cycleal 50%

    Se il medesimo corpo umano viene sottoposto al solo campo elettrico statico ad alta tensione (2000 – 20000 V ed oltre).

    Attrazione elettrostatica di due piccoli pezzi di carta prodotta dalla elettrizzazione della mano

    Procedendo oltre, le possibili dimostrazioni biofisiche slittano inesorabilmente verso la dimensione quantistica, mano a mano che si considerano tratti sempre più piccoli di linee di flusso del campo elettrostatico.

Si può affermare che, sul piano scientifico, anche se in forma empirica, Mariano Orrico chiude il cerchio” degli argomenti della ricerca scientifica di base inerenti l'interazione dei campi elettrici e i tessuti viventi; e, sempre col senno di poi”, consente di dimostrare che il funzionamento elettrico delle strutture viventi è soprattutto il prodotto di azioni elettriche in campo statico (da tempo definite dai medici: galvaniche) anche variamente fluttuanti e, al limite, con forme d'onda rapide, differenziali comunque di tipo monopolare o bipolare, ma sempre fortemente asimmetriche.

Il successivo salto scientifico, al contempo tecnologico, si originerà dai progressi nello studio degli effetti terapeutici, paragonati con quelli ottenibili con i campi magnetici soprattutto monopolari, ma anche bipolari che miglioreranno le nozioni dell'idoneità terapeutica delle diverse modalità operative.
Il Super Marco è stato soprattutto studiato per svolgere anche quest'ultimo scopo.

CONFIGURAZIONI CON CUI SI EFFETTUA L'ELETTROTERAPIA BIPOLARE PULSATA
A BASSA FREQUENZA CON BURST AD ALTA FREQUENZA E AD ALTA TENSIONE

Il campo elettrico statico è risultato meno efficiente di quello pulsato, vale a dire che il campo puramente statico richiede più tempo per ottenere i medesimi effetti terapeutici, ottenibili con le altre configurazioni elettriche in campo pulsato, per cui si propone la seguente configurazione che ha dato risultati complessivamente migliori rispetto al solo campo statico.
L'interfaccia biofisica è costituita di
due elettrodi in lamiera zincata opportunamente isolata e si rimanda al precedente capitolo relativo alla loro costruzione. Non bisogna in alcun modo sottovalutare l'isolamento di detti elettrodi, che deve essere effettuato con ogni attenzione senza temere di esagerare nell'isolamento elettrico.
Il seguente schema, descrive la connessione dell'interfaccia biofisica al Super Marco, nel caso si desideri provare le funzioni terapeutiche del campo elettrico pulsato bipolare ad alta tensione e ad alta frequenza. Questa configurazione è risultata la migliore. Per i particolari, vedi
oltre.

    L'alta tensione (da circa 17000 a circa 23000 volt) è quella che proviene dal cono centrale della bobina in bagno d'olio per auto.

    La suddetta alta tensione viene erogata in rapidi impulsi a bassa frequenza (da 10 a circa 20 Hz) che si veicola in una catenaria di diodi per alta tensione (da 33 [EM513] a 50 [1N4007]) al fine di ottenere una tensione totale inversa sufficientemente alta da impedire la scarica del condensatore sulla bobina.

    L'alta tensione si preleva con uno spezzone di apposito cavo siliconico per alta tensione in cui si applica, dalla parte che si inserisce nel collo della bobina, un apposito contatto a molla eventualmente autocostruibile.

    L'altro capo del cavo siliconico si collega alla suddetta catenaria di diodi che viene isolata elettricamente, introducendola in un tubo di plastica che, a sua volta, viene inserito in un secondo tubo di polietilene al fine di ottenere un eccellente isolamento elettrico; oppure, si annega la catenaria dei diodi con resina epossidica.

    Durante il cablaggio si curerà di non avere contatti elettrici a vista, tutto deve essere isolato in modo eccellente con la colla a caldo.

    L'interfaccia biofisica è costituita di due elettrodi, uno si carica di elettricità positiva e l'altro di elettricità negativa (vedi schema) che costituiscono un condensatore in cui parte del dielettrico è la persona umana o l'animale che si pone a contatto con le due armature.

    Qualora si possieda una sonda per alta tensione da 40.000 volt, utilizzabile con multimetro digitale con impedenza di 10 megaohm si può misurare la tensione che si trova ai capi dell'interfaccia biofisica. In questo caso, prima di accendere il Super Marco, sovrapporre l'elettrodo positivo con quello negativo. La regolazione dello spark gap determina tre modalità di funzionamento.

MODALITÀ DI FUNZIONAMENTO IN CAMPO PULSATO
A BASSA FREQUENZA E AD ALTA TENSIONE

    La Prima modalità si verifica quando la distanza esplosiva dello spark gap è molto grande (superiore a 15 mm). In questo caso il funzionamento della macchina è sempre pulsato, ma l'interfaccia biofisica (condensatore) non si scarica mai del tutto. L'utente avverte una lieve pulsazione in particolare nei piedi o nella schiena. Questo modo di operare va bene, comunque la frequenza ottimale è quella minima, vale a dire di alcuni Hz. (7 - 10 Hz) al fine di avvertire la pulsazione. Se si effettua a frequenza maggiore il paziente non avverte nulla. Quest'ultima configurazione è identica all'utilizzo della piastra Bior di Mariano Orrico. É possibile misurare la carica elettrostatica presente sulle armature del condensatore.

La configurazione al punto 8 migliora l'equivalente metodo antico denominato: “elettrificazione semplice” o “isolamento statico” o “bagno elettrico”
che si otteneva con le grandi macchine elettrostatiche, isolando totalmente il paziente. Tutti i disegni sono tratti da:
Practical Electro-Therapeutics and X-Ray Therapy di J.M. Martin M.D. - 1912
Internet Archive - Open Knowledge Commons and Harvard Medical School

MODALITÀ DI FUNZIONAMENTO IN CAMPO PULSATO A BASSA FREQUENZA
CON L'ABBINAMENTO DI BURST SMORZATI AD ALTA FREQUENZA E AD ALTA TENSIONE

    La Seconda modalità è quella in cui la distanza esplosiva dello spark gap è minore di 15 mm. La scarica del condensatore si effettua con un ritmo frequente e quasi musicale. All'inizio della terapia è determinato dall'impedenza elevata del corpo umano per cui la macchina sembra “scoppiettare” frequentemente, mentre alla fine dell'ora sembra acquietarsi. L'utente avverte una pulsazione più energica in particolare nei piedi.

    Non è possibile misurare la carica elettrostatica presente sulle armature del condensatore, essendo il campo elettrico variabile ad alta frequenza.

La configurazione al punto 9 migliora l'equivalente metodo antico denominato “onda di Morton”.
Ogni scarica dello
spark gap A-B genera burst smorzati ad alta frequenza la cui successione dipende da quanto è chiuso detto spark gap.
In questa configurazione il paziente si scaricava
direttamente sul polo negativo del generatore elettrostatico, in cui, l'inviluppo dell'onda smorzata ad alta frequenza ha una curva α (alfa) di smorzamento di breve durata

Lo schema precedente, fu chiamato “onda di Morton”; in realtà è la realizzazione, in nuove vesti, del classico oscillatore di Hertz.

In quest'ultimo caso, non esiste la differenza di polarità tra gli elettrodi o armature del condensatore terapeutico.

L'energia della scarica si può aumentare ponendo un condensatore per alta tensione, di 1000 o 1500 pF in parallelo allo spark gap. L'energia (in Joule) della scarica si calcola con la formula seguente, dove C è espresso in Farad:

Si consiglia vivamente di non aumentare la capacità di detto condensatore, in quanto l'energia veicolata sul paziente, col tempo, può diventare gigantesca con la conseguente produzione di danni di tipo radiomimetico a carico delle terminazioni nervose sensitive. Una breve esposizione di alcuni minuti non causa danni, mentre un'ora di esposizione provoca una persistente sensazione urente localizzata alle regioni corporee che sono state a contatto con gli elettrodi.
Il fenomeno tende spontaneamente a regredire, ma viene accelerato dall'uso di FANS.
In pratica, l'apparecchio medicale in oggetto, funziona benissimo senza alcun condensatore in parallelo allo spark gap.


Nel disegno di sinistra è rappresentato l'oscillatore di Hertz nelle due configurazioni: quella chiusa e quella aperta.

Le due configurazioni possono funzionare sia in trasmissione che in ricezione. In origine, la configurazione chiusa era usata come ricevente e l'altra come trasmittente. Il circuito LC risonante è composto da (L) induttanza e dalle armature (A e B) del condensatore di accordo.
Nel disegno di destra è rappresentato l'oscillatore di Hertz in cui il circuito risonante è costituito dalla induttanza L (conduttori A e B) e dalla capacità
C (armature C e D). Per migliorare la comprensibilità dell'insieme si sono riportati anche i componenti dell'alimentazione elettrica ad alta tensione:
la bobina AT, il diodo D, e le relative connessioni allo
spark gap.

MODALITÀ DI FUNZIONAMENTO IN CAMPO PULSATO A BASSA FREQUENZA
DI BURST SMORZATI SEQUENZIALI AD ALTA TENSIONE E AD ALTA FREQUENZA

    La Terza modalità si verifica quando lo spark gap è molto chiuso (10 mm o meno). In questo caso la scarica si verifica ad ogni impulso di alta tensione. Sono da preferire i primi due metodi.

La configurazione al punto 10 migliora l'equivalente metodo antico con cui si scaricava indirettamente il paziente mediante lo spark gap R-S.
Questa
configurazione è simile a quella precedente (punto 9). La durata dell'inviluppo (burst) dell'onda smorzata dipendeva dalla resistenza ohmica in serie al paziente sommata alla resistenza di terra presente tra i conduttori d e C.
Il paziente era sottoposto ad un treno quasi continuo di onde smorzate ad alta frequenza in cui, l'inviluppo dell'onda smorzata ad alta frequenza ha una
curva
α (alfa) di smorzamento di lunga durata, con effetto terapeutico minore rispetto all'onda di Morton

    La modalità pulsata determina il funzionamento depolarizzante della macchina che sembra accentuarsi nella seconda modalità operativa, in particolare nei diabetici ma, di fatto, l'azione ipoglicemizzante si verifica in ogni caso.

    Come già suggerito, lo spark gap si può costruire con due viti autofilettanti d'acciaio poste in un contenitore opportunamente isolato (vedi sopra).

    I due elementi dello spark gap si possono costruire in Tungsteno (preferibile) o in acciaio armonico oppure in acciaio al cromo.

CONFIGURAZIONE CON CUI SI EFFETTUA L'ELETTROTERAPIA MONOPOLARE PULSATA
AD ALTA TENSIONE E A BASSA FREQUENZA

È INDISPENSABILE CHE IL SUPER MARCO SIA ELETTRICAMENTE CONFIGURATO SECONDO LO SCHEMA PRECEDENTE

Qualora si desideri fruire di un'azione terapeutica più lenta del campo elettrico comunque pulsato, si deve ricorrere all'esposizione sempre ravvicinata di un singolo polo elettrico, ponendo quello che non interessa, positivo o negativo che sia, lontano dal corpo.
La distanza dal corpo della persona dell'elettrodo di cui non si vogliono gli effetti, può variare da alcuni centimetri fino a cinquanta centimetri.

COME SI EFFETTUA LA TERAPIA IN CAMPO ELETTRICO PULSATO

Le seguenti istruzioni sono sempre valide, qualunque sia la configurazione in campo elettrico del SUPER MARCO

Tenendo presente che il corpo umano, posto in un campo elettrico, sia esso bipolare o monopolare, si carica di elettricità statica.

É necessario che il corpo umano o l'animale mantenga detta carica elettrica per tutta la durata della terapia che normalmente è di un'ora per cui il corpo umano durante la terapia, deve essere mantenuto elettricamente isolato dall'ambiente circostante.
Quando il corpo umano carico di elettricità viene a contatto con un altro corpo animato o inanimato comunque conduttore, se quest'ultimo si trova a diverso potenziale elettrico, il corpo umano gli cede o assume una quantità di carica elettrica di segno opposto, tendendo, qualora sia possibile, giungere alla condizione di campo equipotenziale. Lo spostamento delle cariche elettriche comunque violento, può essere inavvertibile o decisamente avvertibile al punto di essere localmente doloroso.
Dunque, è indispensabile usare una sedia isolante di plastica e non di legno in quanto quest'ultimo è un isolante scadente. I piedi devono sempre appoggiare su una superficie ampia certamente isolante (polietilene, melamina, PVC, teflon, vetro o materiali isolanti similari). Ci si deve togliere le scarpe, mentre le calze si possono tenere.

    Come praticare il total body: posizonare l'elettrodo positivo sull'isolante posto in terra e porvi sopra i piedi o nudi o con le calze.
    Posizionare l'elettrodo negativo dietro la schiena alzando l'elettrodo in modo che su quest'ultimo vi sia la proiezione geometrica della testa.

    Come concentrare il campo elettrico sul tronco del corpo umano: mantenere l'elettrodo negativo a contatto con la schiena e i piedi isolati dal pavimento, quindi tenere con le mani l'elettrodo positivo appoggiato al ventre.

    Come aumentare l'azione del campo elettrico su una gamba: isolare maggiormente l'altra gamba, ponendo sotto la pianta dell'altro piede una rivista o un giornale quotidiano asciutto e ripiegato.

    Come aumentare l'azione del campo elettrico sulle mani: mettere le mani sulle ginocchia e tenerle in posizione per tutta la durata della terapia, mantenendo i piedi sopra l'isolante sottostante.

    Come praticare l'elettroterapia ai piccoli animali (cani e gatti): nel 1800 e agli inizi del 1900, con le grandi macchine elettrostatiche, si faceva anche la terapia di gruppo, ad esempio la mamma con i figli piccoli, tutti salivano sul medesimo banchetto isolato, così è possibile tenere in braccio il cane o il gatto che dovranno rimanere tranquilli per tutto il tempo della terapia che di solito è di un'ora.

Gli elettrodi non vanno mai piegati in particolare quello grande dorsale. Per evitare la flessione appoggiare l'elettrodo su un asse di legno.

    Come fare l'elettroterapia stando supini: isolare tutto il letto con due o tre strati di polietilene spesso per serre. Isolare anche l'eventuale testata specialmente se è di metallo. Sopra al polietilene posizionare un asse di legno sul quale mettere l'elettrodo grande. Posizionare quello positivo sul ventre o sotto i polpacci.

    Al termine della terapia si spegne la macchina e si attende qualche secondo prima di appoggiare i piedi per terra.

ELETTROTERAPIA PULSATA
AD ALTA TENSIONE E AD ALTA FREQUENZA

La spirale posteriore schematizza ulteriormente la Bobine d'emission dello schema accanto che rappresenta il sistema risuonatore di Oudin.

A sinistra, schema elettrico di apparecchio terapeutico risonante ad alta frequenza con manipolo applicato sulla regione pubica. Questo schema, con l'aumentare della potenza erogata, è antesignano delle macchine per ipertermia locale tipo Tecar-terapia (vedi oltre).
Al centro e a destra, schema completo configurato
per la terapia total body che, in passato, veniva chiamata autocondensazione, dato che una armatura del condensatore è costituita dalla medesima persona che era direttamente collegata alla bobina d'emissione mediante due contatti a manipolo fissati su uno o ambedue i braccioli del letto (couchette). Quest'ultima modalità terapeutica, per l'intrinseca praticità ed efficienza, era molto usata.
L'ideatore del suddetto metodo elettroterapico è stato il grande Arséne d'Arsonval con l'aiuto di George Lakhovsky. Esiste una fotografia che celebra l'inaugurazione del primo letto per autocondensazione da parte di d'Arsonval e, sempre in primo piano, si riconosce Lakhovsky visibilmente molto soddisfatto.

Nella dagherrotipia di sinistra, si osserva un risuonatore Oudin in funzione (in risonanza) che in Francia e in America ebbe un grande successo commerciale, in cui si descrive una effluvio-terapia (molto evidente) del ginocchio destro. A destra è riprodotto il rispettivo schema elettrico del medesimo risuonatore di Oudin.
Il lettore osservi la stretta analogia con lo schema soprastante che ritroviamo intatta nelle macchine lakhovskyane (risonanza in serie), mentre, in quelle tesliane si svilupparono i principi teorici della risonanza i parallelo. Il sistema Oudin era preferito, essendo un connubio tra amplificatore in risonanza e amplificatore in tensione multispira perché dotato di autotrasformatore, in cui solo la bobina primaria funzionava in risonanza, ma con la quale si poteva innescare la risonanza propria della bobina non accordabile. In pratica, la bobina autotrasformatrice, qualora entrasse in risonanza propria, funzionerebbe come un Magnifier, secondo la nomenclatura tesliana. Nella soprastante riproduzione, a destra, il fatto che il secondario del sistema Oudin venisse usato solo come un autotrasformatore, è dimostrato dalla presenza del manipolo (a forma di razzo) che, a sua volta, è in realtà un prolungamento dell'avvolgimento più grande (autotrasformatore).

Se il sistema suddetto risuonasse veramente, si produrrebbero delle formidabili scariche in aria di oltre un metro di lunghezza !.

Uno spark gap singolo, genera oscillazioni aperiodiche il cui spettro di frequenza è illustrato nella figura a sinistra. La banda di frequenza fondamentale copre la fine delle onde medie e, soprattutto, l'inizio delle onde corte. Uno spark gap multiplo, ad esempio con quattro gap, produce una scarica più breve che è maggiormente idonea per attivare la risonanza propria di una bobina o quella di un circuito oscillante serie o parallelo, producendo un'onda smorzata anche di eccellente qualità.

Il diagramma di destra rappresenta il minimo comportamento di una scarica elettrica in aria. Il tratto EF è a resistenza negativa ed è la principale origine delle oscillazioni prodotte dagli spark gap classici. Il tratto IJ (in rosso) è la resistenza negativa degli spark gap ad arco a scarica continua, come quello di Poulsen che era modulabile con la voce. Con tale sistema, prima dell'avvento delle valvole, si riusciva a trasmettere in modulazione di ampiezza, ma si richiedeva una corrente continua di circa 20 A e di una voce particolarmente chiara e forte.

Lo schema soprastante è quello della neo-diatermia di Drapier. É interessantissimo, pur nella sua grande semplicità è poliedrico e soprattutto completo sul piano terapeutico.
Lo schema include alcune delle principali norme di sicurezza attualmente vigenti; infatti, l'isolamento del paziente rispetto alla rete elettrica è di molte migliaia di volt, soprattutto nella configurazione diatermia e scintillazione che sono quelle più critiche. Nei primi anni del Novecento si usava molto la diatermia resistiva che era la forma di terapia più pericolosa. Anche nel caso della effluviazione (
résonateur) si garantiva un buon livello di sicurezza, in quanto quest'ultima veniva sempre effettuata senza contatto fisico con la parte anatomica da trattare.
L'apparecchio, configurato in diatermia, risuonava a circa 500 kHz esattamente come le attuali
Tecar-terapie e aveva un utilissimo controllo della corrente assorbita dal paziente (milliamperometro termico) che, attualmente, è totalmente scomparso, a volte sostituito da un discutibile wattmetro. L'apparecchio era fabbricato in Francia per cui si osserva l'inevitabile impiego del circuito risuonatore di Oudin che disponeva di un accoppiamento induttivo a variometro nella forma di libro con la self mobile apribile fino a 90 gradi e dotata di forte isolamento elettrico. Detto avvolgimento mobile, era costituito di poche spire di filo di grande sezione che induceva il suo campo magnetico nella bobina fissa e risonante in configurazione serie (non indicata come tale nello schema) a sua volta costituita di molte spire sottili. La potenza erogata era stabile e si regolava con dolcezza con amplissimo grado di libertà, che si effettuava nel modo seguente; posto il coltello del deviatore in diatermia, si sceglieva una posizione del commutatore dell'auto-trasformatore in ingresso, che regolava automaticamente la velocità dello spark gap rotante a quattro poli. Quando era prevista la scintillazione, si premeva un interruttore a pedale per il tempo necessario, altrimenti si chiudeva il coltello A, così facendo, in ambedue i casi si alimentava la macchina. Successivamente, dopo avere posizionato gli elettrodi sul paziente, si chiudeva lentamente la self mobile a libro e, con molta gradualità, si raggiungeva il valore di corrente necessario per la terapia. Quando il diametro della self mobile era parallelo al diametro della bobina fissa, era massimo l'accoppiamento induttivo, quindi era anche massima la potenza erogata. I dettagli costruttivi e ogni sorta di fotografie, sono qui: http://www.electrotherapymuseum.com

Questa macchina che sembrerebbe perfetta, durante il funzionamento emetteva un forte rumore e spandeva ovunque disturbi radio di notevole ampiezza.

CONFIGURAZIONE DEL SUPER MARCO
IDONEA PER EFFETTUARE
LA TERAPIA PULSATA AD ALTA TENSIONE E AD ALTA FREQUENZA

In questo caso lo spark gap principale è in serie all'interfaccia biofisica, vale a dire, in serie agli elettrodi
entro i quali risiede il paziente che deve essere sempre isolato dall'ambiente circostante.

Quest'ultima configurazione migliora l'equivalente metodo antico mediante il quale si facevano attraversare nel paziente M treni di onde smorzate
ad alta frequenza, utilizzando la scarica elettrica (scintillazione) ottenuta con uno spark gap estemporaneo E che era tenuto in mano dall'operatore.
La suddetta configurazione è simile
all'onda di Morton. Il paziente M veniva attraversato da treni smorzati di onde elettromagnetiche ad alta frequenza,
per cui era del tutto indifferente che la scintillazione si verificasse dal polo negativo o verso il polo positivo.
La massima interazione biologica del campo elettromagnetico pulsato era nell'area del corpo del paziente in cui era visibile la scarica elettrica;
quest'ultima metodica aveva numerose applicazioni in ambito dermatologico.

Senza ricorrere a schemi elettrici complessi e soprattutto senza perdere inutilmente del tempo
è possibile fare l'esperienza terapeutica dell'azione dei campi elettrici pulsati ad alta tensione e ad alta frequenza.

L'Autore (Marco Montanari), validamente coadiuvato dai suoi collaboratori, ha compreso che quest'ultima configurazione è quella maggiormente attiva in ambito temporale. Senza togliere nulla alle altre configurazioni che risultano ugualmente terapeutiche, quest'ultima possiede qualche “marcia in più”; infatti, essa consente di avere contemporaneamente tre diversi elementi tutti terapeutici:

    La pulsazione

    L'alta frequenza

    L'alta tensione

Con la suddetta configurazione si ottiene il loro insieme contemporaneo che è certamente la causa dell'ottimo rendimento in ambito terapeutico.
Nello schema elettrico non si è indicata la polarità degli elettrodi, in quanto la macchina lavora in alta frequenza.
Nel futuro, quando saranno molti i casi trattati, si potrà comprendere meglio l'idoneità terapeutica delle diverse configurazioni elettriche.

La pulsazione e l'alta tensione sono progettualmente insiti nel SUPER MARCO, mentre l'alta frequenza si ottiene mediante uno spark gap in cui gli
elettrodi sono in tungsteno al fine di ridurre al minimo il loro consumo. Nulla vieta di usare elettrodi di acciaio.

Il circuito è di una semplicità disarmante e non è da meno la fotografia dello spark gap con gli elettrodi in tungsteno che poi è il cuore del sistema.

Poco più sopra, un eloquente diagramma, mostra chiaramente lo spettro di emissione di uno spark gap che risulta centrato tra la fine delle onde medie e l'inizio delle onde corte. Si tratta di una banda dello spettro elettromagnetico da tempo nota per la rimarchevole azione in campo terapeutico.
Oltre cento anni fa, detto spettro, si utilizzava nella diatermia, nelle macchine elettriche usate in chirurgia, nella produzione dei raggi X, nei generatori di alta tensione tipo Tesla e, non da ultimo, negli ingiustamente denigrati
Violet ray.


Lo
spark gap in questione è tutto prodotto in casa, utilizzando un supporto isolante che, nella fattispecie, è un pezzo di contenitore tagliato alla bisogna e riempito con resina poliestere. Nulla vieta di farlo con altro materiale certamente idoneo allo scopo ad esempio, il plexiglass.

Due piccoli angolari metallici forati in origine di 25 x 25 mm sono stati adattati per il suddetto supporto isolante e fissati mediante due viti autofilettanti.
Dato che il foro per le viti autofilettanti è stato fatto troppo largo, l'errore è stato del tutto eliminato con l'impiego della colla strutturale.

Con un disco del Dremel, appositamente previsto per il taglio dei metalli, si è tolto un pezzo a V della sommità degli angolari, sui quali è stata incastrata la parte metallica di un mammut successivamente saldato a stagno. Col medesimo disco del Dremel si è tagliato uno spezzone di tungsteno del diametro di 3,2 mm ricavato da un elettrodo con banda rossa per TIG (il tipo più resistente all'usura) la lunghezza non è per nulla importante, è invece importante il fatto che la distanza esplosiva sia regolata a 8 o 9 mm, fissando gli elettrodi di tungsteno con le viti dei mammut.
Il tungsteno si può anche spezzare, colpendo con un deciso colpo di martello il tratto libero che fuoriesce dalla morsa con cui si fa prigioniero l'altro segmento della medesima barretta di tungsteno. Nulla vieta di usare un elettrodo in tungsteno di minore diametro.
Il foro rimasto libero di ogni angolare metallico è stato usato per infilarvi un breve spezzone di filo di ottone da 0,6 mm che svolge la funzione di capocorda per l'ingresso e l'uscita dell'alta tensione ottenuta mediante apposito cavo siliconico.

Il secondo
spark gap (vedi fotografia seguente) ha lo scopo di creare una via di fuga guidata all'alta tensione prodotta dalla bobina, per cui, dovendo funzionare solo occasionalmente, la sua distanza esplosiva sarà molto maggiore di 9 mm, ad esempio 20 o 27 mm vanno bene. Quest'ultimo spark gap sarà fatto con le viti autofilettanti in acciaio, utilizzando uno dei metodi descritti in questo testo.

Lo spark gap di sicurezza della fotografia ha una distanza esplosiva di 25 mm.

Preparazione dello spark gap: È composto di tubo di polietilene lungo 85 mm con diametro interno di 10 mm. In testa alle due viti autofilettanti lunghe 23 mm (compresa la testa) la cui parte filettata è di diametro 5,3 mm, è stata saldata una normalissima treccia di rame isolata di 1,5 mm e lunga circa 20 cm. La parte filettata delle suddette viti si introduce in un tubo di polietilene lungo 20 mm con diametro interno di 6 mm che, con poca colla a caldo, si blocca contro la testa della vite. In questo modo l'asse di ambedue le viti risulta coassiale col tubo grande di polietilene.
Assemblaggio dello spark gap: inserire a forza una vite dentro al tubo di polietilene per 12 o 13 mm, poi riempire di colla a caldo la cavità esterna; quindi, con un calibro, a partire dalla punta della vite, misurare la distanza esplosiva che si intende utilizzare. Segnare sul tubo detta distanza. Successivamente, inserire a forza la seconda vite in modo di far coincidere la punta di quest'ultima col riferimento segnato in precedenza. Per ultimo riempire di colla a caldo la seconda cavità esterna.

La macchina, quando funziona, va tenuta lontano dai computer ed impianti stereo, soprattutto se accesi, mentre non nuoce ai telefonini.

Per l'uso seguire attentamente le istruzioni: COME SI EFFETTUA LA TERAPIA IN CAMPO ELETTRICO PULSATO, rammentando che quest'ultima configurazione non consente in alcun modo l'uso monopolare degli elettrodi, per cui ambedue gli elettrodi dovranno essere SEMPRE a contatto col corpo della persona; inoltre, La persona dovrà essere perfettamente isolata da tutto ciò che la circonda.

EFFETTI SOGGETTIVI ED OGGETTIVI DEI CAMPI ELETTRICI E MAGNETICI

Diversamente dalla configurazione in campo statico e quella in campo elettrico pulsato, quest'ultima configurazione a volte aumenta i disturbi dell'utente oppure manifesta quelli silenti che regolarmente spariscono con le successive applicazioni. È del tutto ignota la causa di quest'ultima fenomenologia, soprattutto nel fatto che solo alcuni individui accusano un transitorio aggravamento.

Un altro fenomeno soggettivo che è appena avvertibile, è la sensazione del fluire di debolissima corrente elettrica lungo sottili linee interne sempre in direzione distale. Quanto descritto è associabile a fenomeni infiammatori locali, in particolare a carico del sistema circolatorio artero-venoso.

Molto più comune è la generale sensazione di benessere (alcuni riferiscono di sentirsi allegri) che si verifica dopo circa 45 o 50 minuti di terapia, sovente associata ad un leggero intontimento che favorisce il sonno; fenomeno del tutto analogo all'effetto della iperossigenazione.

L'ebbrezza elettrica, è prodotta anche dal campo elettrostatico negativo, da intensi campi magnetici pulsati a bassa frequenza e quelli anch'essi pulsati ad alta frequenza e dalle correnti galvaniche di alcuni milliampere.
Si rammenta che il primo a sperimentare l'ebbrezza elettrica ed i fosfeni, fu proprio Arséne d'Arsonval nel 1880 mediante un intenso campo magnetico, mentre Nicola Tesla scoprì l'effetto autenticamente sonnifero delle alte frequenze.
Le suddette modalità di produzione dell'ebbrezza elettrica, sono tutte convergenti sul piano terapeutico; infatti, oltre a manifestare l'azione ipnoinducente, dimostrano di essere potenti antidepressivi e, tra l'altro, sono in grado di modificare vantaggiosamente tutte le patologie degenerative del sistema nervoso centrale e periferico.

Rispetto alle altre configurazioni, quest'ultima è la meno rumorosa e, sempre rispetto alle altre configurazioni elettriche, genera un debole impatto sensoriale che, in alcun modo, si deve sottovalutare.
Se si ha il coraggio, si provi a toccare qualcosa di metallico collegato a terra, come l'intelaiatura di una finestra o un termosifone…. La scarica elettrica non è assolutamente pericolosa, ma la sensazione elettrica sul braccio sarà difficile da dimenticare.

Nella fotografia seguente si vede lo spark gap principale montato. Si osservi il contenitore che, anche se di fortuna, impedisce sia gli effluvi elettrici che la diffusione nella scatola del pulviscolo metallico conseguente all'usura degli elettrodi che, nella fattispecie, è prevista ridottissima. A sinistra è stato lasciato un pertugio per far defluire l'ozono.

L'energia della scarica prodotta dalla bobina di alta tensione non supera i 100 millesimi di Joule, ed è sorprendente che una energia così piccola è in grado di produrre grandi effetti terapeutici. Certamente il mondo delle microcorrenti è molto vasto e imprevedibile.

Tutti gli apparecchi elettroterapici descritti in questo sito, se usati in osservanza delle solite esclusioni prettamente precauzionali (portatori di pace maker, gravidanza, persone incapaci di stare ferme, persone che devono toccare tutto), non presentano effetti dannosi.
Le correnti indotte sono dell'ordine di alcuni microampere per centimetro quadrato (microcorrenti) per cui la cosa peggiore che potrebbe capitare è solo l'assenza dell'azione terapeutica.

Bella realizzazione del Super Marco per elettroterapia pulsata ad alta tensione e ad alta frequenza, effettuata da Magi Patrizio.

Super Marco costruito da Claudio Benedetti

Eccellente spark gap regolabile con elettrodi di tungsteno



ELEMENTI QUANTISTICI OSSERVABILI NEL CORSO DELLE TERAPIE

ATTUABILI CON IL SUPER MARCO



Più volte si è accennato alla dimensione quantistica quale origine delle risposte terapeutiche, in cui la causa agente si riconosce nella opportuna somministrazione dei campi elettrici, magnetici o nelle onde elettromagnetiche; vale a dire che, i fenomeni qui descritti, si osservano con il concorso di idonee apparecchiature.
Con il Super Marco si è in grado di produrre tutte le tipologie di macchine con cui si possono, in concreto, realizzare numerose terapie in modalità quantistica.

A differenza della Fisica classica, la Fisica quantistica, fin dagli albori, è caratterizzata dalla costante presenza di paradossi la cui comprensione non è per nulla agevole, fintanto che la mente dell'osservatore degli eventi terapeutici, si volge al sapere solo nella forma dei sillogismi, come si è sempre fatto.

Si può affermare che la meccanica quantistica è anche la Scienza dei Paradossi, nella quale i medesimi non rappresentano per nulla delle eccezioni, ma ne costituiscono la norma al punto di determinarne la struttura scientifica, in cui il principio di causalità sembra svanire nel nulla.

Per la conoscenza della meccanica quantistica, comprese le applicazioni in ambito biologico (QED) si richiede una nuova forma mentis nella quale non deve esistere a priori l'idea dell'impossibile o del non realizzabile.

In meccanica quantistica una definizione di realtà (cosa è la realtà ?) è la seguente: La realtà è tutto ciò che è e tutto ciò che potrebbe essere.

Questa affermazione illumina circa la dimensione possibilista, cioè non meccanicista, della terapia quantistica, vale a dire che tutto può sempre cambiare e che sono innumerevoli le cause di ogni possibile cambiamento.



In Medicina, la terapia quantistica decreta che le diagnosi non equivalgono a delle condanne.



Ad esempio, presumere a priori che tutti gli eventi terapeutici siano sempre mediati dalla materia condensata (atomi) a sua volta strutturata (molecole) e dosata (peso) nella forma classificata come Farmaco, dalla affermata Chimica Farmacologica, per cui, l'eventuale Terapia Biofisica dovrebbe sempre costituire un elemento di sostegno, comunque non necessario proprio perché di natura diversa dal Farmaco, quindi agente sempre in modalità aspecifica, comunque ad azione minoritaria e di corollario rispetto al Farmaco.
La logica Aristotelica prosegue, decretando che tutte le Terapie Biofisiche non sono indispensabili.

Come mai tutte le Terapie Biofisiche radianti, dopo più di un secolo dalla loro scoperta, non rifulgono di luce propria, al pari della terapia farmacologica ? Semplicemente perché, in ambito biologico, farmacologico e medico, la ricerca scientifica non è ancora riuscita a riconoscere l'autonomia della dimensione biofisica che nel bios esiste da sempre associata a quella chimica.



Non per nulla i fisici rammentano sempre che la Chimica è solo una piccola parte della immensa Fisica.



Coloro che non hanno un atteggiamento critico (prima filosofico, poi scientifico) nei riguardi di quanto sopra affermato, non sono in grado di riconoscere l'esistenza del paradosso terapeutico in cui le classiche valenze terapeutiche risultano invertite per cui costoro rimarranno increduli o stupiti dalla guarigione di malati affetti da patologie universalmente considerate croniche o inguaribili, mediante la sola Terapia Biofisica o, ad esempio, con l'uso contemporaneo di sub dosi di farmaco non considerate attive o con il concomitante impiego di particolari nutriceutici. Per spiegare questi eventi, qualora non vengano a priori risolutamente negati, si invoca l'errore diagnostico o la guarigione spontanea.

Allo stato attuale dei fatti, si può preconizzare l'inutilità di persistere nel classificare le suddette guarigioni come aneddottiche perché in tutto il pianeta sono sempre maggiormente disponibili strumenti biofisici, in costante e progressiva evoluzione, basati sull'uso terapeutico delle microcorrenti, in grado di rendere ripetibili i massimi successi terapeutici.

Quanto sopra detto, introduce al primo paradosso terapeutico in cui si riconoscono gli elementi quantistici:

  • Primo paradosso terapeutico: Le classiche valenze terapeutiche risultano invertite a vantaggio degli strumenti biofisici.

    Il primo paradosso terapeutico ha un ruolo generale ed omnicomprensivo, in pratica, appare come un contenitore di eventi quantistici.

    Dal 1700 fino a circa il 1930 furono numerose le prove dell'esistenza del suddetto paradosso terapeutico, ma che non apparve mai come tale (vedi Bibliografia). Gli eventi paradossi, in forma sostanziale, iniziarono quando gli ortopedici Jasuda e Fukada nei primi anni Cinquanta del Secolo scorso scoprirono la possibilità di indurre il callo osseo di ossa fratturate, con delle microcorrenti somministrate in corrente continua e successivamente, generazioni di ortopedici, testimoniarono che, anche con deboli campi magnetici pulsati si producevano i medesimi effetti terapeutici. Così ebbe origine l'apparente paradosso terapeutico della magnetoterapia.

    Molti medici furono indotti a pensare che questa fenomenologia terapeutica, non essendo di tipo chimico, era paradossale per cui, a stento, fu riconosciuta come innovativa poi, a fronte degli innegabili effetti terapeutici, la magnetoterapia fu ritenuta di esclusivo appannaggio dell'apparato scheletrico e cutaneo e di competenza degli ortopedici e, in minore misura, dei dermatologi.
    Le medesime tecnologie non invasive furono applicate con successo anche anche in ambito veterinario, ottenendo gli stessi risultati.

    Alcuni neurologi fondarono la neuro-implantologia elettropulsata con la quale produssero guarigioni nelle gravi neuriti periferiche e importanti miglioramenti nel Parkinson, ma purtroppo, non comprendendo la dimensione quantistica, non pensarono che i medesimi fenomeni terapeutici sono ottenibili con strumenti elettromagnetici per nulla invasivi.
    Col tempo, tutti i tessuti dimostrarono di reagire agli stimoli biofisici elettromagnetici, compreso il cervello, al punto che, alcuni teorici, minacciarono gravi danni sociali derivati dal diffondersi a tutti i livelli (tra i medici e i pazienti) della illusione di una ennesima panacea; mentre altri, empirici, cercarono di configurare gli eventuali limiti terapeutici della magnetoterapia.

  • Secondo paradosso terapeutico: Gli eventi terapeutici (miglioramenti e guarigioni) aumentano qualora vengano distanziate nel tempo le somministrazioni biofisiche di tipo quantistico.

    Ai primi, anche minimi segni di miglioramento, anche soggettivi (il malato si sente meglio), si deve sospendere la terapia quantistica per poi riprenderla quando si attenuano o svaniscono i medesimi segni di miglioramento.

    Col passare del tempo, si osserva un progressivo e imponente miglioramento, soprattutto nei casi cronici. Ad ogni ripresa della terapia è come se il malato ripartisse da una nuova linea di partenza, in costante miglioramento clinico rispetto alla precedente.
    Quest'ultimo paradosso include certamente eventi quantistici. Sarebbe come dire che, meno ci si dedica alla terapia quantistica, maggiori sono i risultati terapeutici, oppure, più si distanzia nel tempo il lancio dei dadi, maggiore è la probabilità di vincere.
    Quest'ultimo paradosso, da parte di chiunque, appare estremamente indigesto, poiché sembra violare le basi di qualunque evento statistico ma che, nella dimensione quantistica, non esiste come tale.

    La probabilità quantistica del verificarsi di un qualunque evento è nota come il quadrato della funzione d'onda

    |Ψ|2

    associata all'evento medesimo (vedi oltre), la cui espressione nella realtà macroscopica (evidenza oggettiva) dipende solo dal tempo.

    In ambito biologico, la probabilità quantistica del verificarsi di un evento terapeutico (guarigione e/o restitutio ad integrum), si deve pensare composta di una miriade di eventi sequenziali (successione in forma coerente di fenomeni biochimici e bioelettrici) di cui molti al contempo coesistenti che, col passare del tempo, modificano tutte le strutture biologiche che sono affette da una malattia.

    Ψ = a1 Ψ1 + a2 Ψ2 + a3 Ψ3 + a4 Ψ4 + a5 Ψ5 +.....an Ψn

    La formula sovrastante è una soluzione in forma minima dell'equazione di SchrÖdinger che contempla tutto il catalogo delle aspettative di Ψ riguardante la coesistenza di tutti gli stati energetici dell'atomo di idrogeno.

  • SchrÖdinger descrive il carattere stazionario di Ψ : «[...] si può sostituire la regola di quantizzazione usuale con un altro requisito dove non appare più la parola "numeri interi". Piuttosto, gli stessi numeri interi si rivelano naturalmente dello stesso tipo dei numeri interi associati al numero di nodi di una stringa vibrante. Il nuovo punto di vista è generalizzabile e tocca, come credo, molto profondamente la vera natura delle regole quantistiche.»

  • La supposta sovrapposizione di stati quantistici di onde elettromagnetiche a carattere stazionario non si deve per forza ridurre alla dimensione atomica, ma nulla vieta di poterla estendere alla dimensione biologica in cui la dimensione quantistica del bios viene descritta come una complessa, ma coerente rete di onde elettromagnetiche (stazionarie) che sono al contempo causa ed effetto dei principi non meccanicistici del medesimo ordine quantistico (autonomia della dimensione quantistica) che, a sua volta, dà contemporaneamente forma a sé stesso e al bios.

    In meccanica quantistica si dice che il sistema quantistico è in grado di provvedere autonomamente alla propria coerenza.
    Il principio di coerenza quantistica impone l'esistenza di eventi (elettromagnetici e biochimici) tutti in fase tra loro (iniziano ed evolvono nello stesso tempo) dove, le onde elettromagnetiche, sono associate alle singole strutture, il cui mantenimento nel tempo, consente una coerente evoluzione, che è nota come omeostasi conservativa ed evolutiva del bios. Quest'ultima terminologia implica l'adesione ad un modello biofisico e biochimico totalmente finalistico che si configura come normalità del bios.

    La guarigione da uno stato di disordine, al contempo biochimico ed elettromagnetico, normalmente chiamato malattia è un evento a carattere evolutivo dotato di una propria intelligenza in forma di algoritmo computazionale che occupa uno spazio o volume materiale che consente alla medesima malattia di coesistere con gli algoritmi tipici della condizione di normalità.

  • I principi terapeutici di carattere ordinativo sono da sempre tutti contenuti nel bios, in cui la genomica è solo una parte di questa enormemente complessa autonomia biologica.
    In altri termini, la Biofisica Quantistica mira a conservare o rendere attiva (qualora non lo sia) la forma non mentale, vale a dire corporea, della coscienza elettromagnetica autoriparante comune a tutte le strutture viventi a partire dalle singole cellule, un esempio noto, è insito nella funzione biofisica della Injuri Current (corrente di lesione) di cui, da tempo, è nota l'azione amplificatrice degli effetti terapeutici di tutti gli apparecchi elettroterapici quantistici.

    Gli apparecchi che emettono deboli campi elettromagnetici pulsati, sono tutti equivalenti nelle situazioni patologiche che presentano la soluzione di continuo dei tessuti biologici (piaghe e ferite di ogni tipo), per cui il momento migliore per sottoporsi alla terapia quantistica è sempre il momento peggiore sul piano clinico.

    L'evocazione del dolore, prodotto in modo particolare da tutti gli impulsi monopolari, è il segno certo della presenza di una Injuri Current che si associa sempre ad uno stato infiammatorio anche non conclamato, vale a dire ancora esordiente, dunque non massimale .

    Per contro, tutte le patologie in cui non si evidenzia la Injuri Current, come molte patologie immunitarie, quelle di funzione, quelle tossiche, quelle metaboliche e, in particolare tutte le neoplasie e le patologie associate alla senilità; vale a dire tutte quelle situazioni in cui l'infiammazione non svolge un ruolo diagnostico primario, necessitano di apparecchi terapeutici molto potenti.
    Per molti è molto meglio imparare il cinese piuttosto che studiare le basi scientifiche della meccanica quantistica applicata alla biologia ma, nulla è impossibile, qualora si accetti di aggiungere all'ottica indagativa tipicamente galileiana, basata sulla logica aristotelica, anche la logica quantistica, per definizione non aristotelica.

  • Terzo paradosso terapeutico: Gli eventi terapeutici (miglioramenti e guarigioni) aumentano qualora si rispetti l'autonomia del malato.

    Per autonomia del malato si intende la capacità di quest'ultimo di mantenere ed ampliare gli effetti terapeutici quantistici.
    In pratica il malato, durante il periodo silente, vale a dire il periodo nel quale non si effettua nessuno stimolo terapeutico, elabora l'informazione quantistica elettromagnetica, per cui continua autonomamente a migliorare.
    Si rammenta che lo stimolo terapeutico quantistico si assimila ad un processo di tipo informativo che, nell'ambito del
    bios, svolge funzioni di carattere ordinativo. Il terzo paradosso terapeutico amplia la conoscenza del secondo ed appare incluso e/o intimamente collegato col precedente.

  • Quarto paradosso terapeutico : Qualora, si applichi il criterio del tanto più insisto, tanto maggiormente ottengo” , quindi si persiste quotidianamente nella terapia quantistica, si decreta l'affievolimento, fino alla totale scomparsa, degli effetti terapeutici.

    Il suddetto fenomeno venne attribuito al meccanismo noto in farmacologia come assuefazione, a volte preceduto dal fenomeno della tolleranza, nella fattispecie, lo stallo terapeutico fu osservato con l'uso delle magnetoterapie ad alta frequenza di debole potenza (alcuni milliwatt), in cui era notevole la componente elettrica del campo rispetto alla componente magnetica.

    In pratica, nonostante l'uso intensivo della magnetoterapia, all'importante miglioramento iniziale non seguiva mai la guarigione.

      Si rammenta che tutte le applicazioni dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici sono sempre in campo vicino in cui, le diverse componenti fisiche dell'inviluppo elettromagnetico, in Biofisica, agiscono separatamente.

    Si deve notare che in campo vicino valgono sempre le regole delle onde stazionarie che sono state espresse da SchrÖdinger i cui effetti quantistici sono sempre in funzione del tempo a partire dal quanto di azione (h):

    Se si considera anche la dinamica delle soluzioni d'onda, cioè si considera la dipendenza temporale della funzione d'onda:

    si può ottenere l'equazione di Schrödinger dipendente dal tempo

    L'equivalenza fra la derivata temporale e l'energia della funzione d'onda fu il primo esempio di come, nella meccanica quantistica, alle osservabili classiche possano corrispondere operatori differenziali, per cui:

    E= ih ӘѰ/Әt

    Dove Ѱ è in funzione del tempo.

    Notare l'analogia con la formula classica della induzione elettromagnetica che, in questo caso, appare quantizzata.


    Qualora, in alcuni giorni, si giungesse ad un imponente recupero funzionale, il persistere ad oltranza nella terapia quantistica decreta la totale scomparsa del medesimo recupero funzionale. Per ritornare indietro è necessario attendere anche molte settimane.
  • La capacità elaborativa della coscienza elettromagnetica autoriparante si può saturare mediante un eccesso di stimoli elettrici.
    Quanto appena detto, potrebbe coincidere col previsto collasso della funzione d'onda.
    • Quinto paradosso terapeutico : L'inibizione della terapia quantistica è sempre prodotta dai campi elettrici.
      Si verifica con i campi elettrostatici e con quelli ad alta frequenza (evidentemente prevale l'azione biofisica del campo elettrico) ma l'inibizione terapeutica non si verifica
      mai con i campi magnetici pulsati, applicati sia ad alta frequenza che a bassa frequenza.

    Quanto detto, è particolarmente vero per il Super Marco nella configurazione di Morton o Oscillatore di Hertz in cui si osserva, dominante, il solo campo elettrico.

    Anche la piastra Bior di Mariano Orrico (campo elettrostatico puro), se usata ad oltranza
    produce identici effetti inibitori.

    NON DARE MAI NULLA PER SCONTATO, VALE A DIRE CHE OGNI OVVIETÀ È SEMPRE UNA ILLUSIONE

    TUTTO PUÒ CAMBIARE

    TUTTO PUÒ FINIRE

    TUTTO PUÒ INIZIARE

    MA NULLA SI DEVE FORZARE: SE VOLETE GUARIRE NON SPINGETE !



CONTINUA

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