ELETTROTERAPIA


SEMPLICE GENERATORE NEOFARADICO



Testo di Marco Montanari

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L'APPARECCHIO QUI DESCRITTO

NON È UN GIOCATTOLO

IL SUO USO IMPROPRIO PUÒ CAUSARE DANNI ALLE PERSONE

LA SUA RIPRODUZIONE È CONSENTITA

SOLO A SCOPO SCIENTIFICO E/O SPERIMENTALE

NON A SCOPO COMMERCIALE E/O INDUSTRIALE


ACCORATO AVVERTIMENTO AGLI SPROVVEDUTI

Questo elettromedicale è stato progettato per essere usato a scopo scientifico-sperimentale, al fine di approfondire la conoscenza delle applicazioni diagnostiche e terapeutiche delle correnti neofaradiche. E' del tutto evidente che chi legge queste pagine, può essere indotto a realizzare in fretta e furia il seguente circuito elettronico che appare semplice (l'ovvietà è sempre un'illusione). L'utilizzatore deve possedere le basi fisiologiche e biofisiche della neurostimolazione elettrica transcutanea, unitamente alla perfetta coscienza di sapere dove applicare e come regolare senza alcuna indecisione la corrente elettrica erogabile dal seguente apparecchio. Al fine di acquisire e conservare nel tempo la necessaria competenza scientifica che nella fattispecie fa corpo unico con la manualità operativa, è vivamente consigliato l'uso quotidiano su sé stessi “sine tempore”.

Lo sprovveduto, fin da ora, è avvertito che l'applicazione impropria del seguente apparecchio, può causare gravi danni alle persone.


INDICE

PREMESSA

SCHEMA ELETTRICO

COME RICAVARE LA POLARITÀ DEGLI ELETTRODI

COSA C'È DI NUOVO SOTTO LA SOGLIA ?

LA STIMOLAZIONE ELETTRICA DELLE FIBRE NERVOSE (LE REGOLE DI PFLUGER)

LA STIMOLAZIONE ELETTRICA NELL'AREA SUB-SUBLIMINARE

APPLICAZIONI IMPROPRIE DELLE CORRENTI FARADICHE

GLI ELETTRODI

BIBLIOGRAFIA

REPERIMENTO COMPONENTI

UN ESEMPIO DI OTTIMA COSTRUZIONE DEL GENERATORE NEOFARADICO


PREMESSA


Per definizione il generatore faradico produce impulsi elettrici la cui durata massima dovrebbe essere di 1 millisecondo.
Nel 1831 Michael Faraday scoprì i fondamenti dell'induzione elettromagnetica e il modo di produrre impulsi elettrici che potevano avere un impiego in Medicina.
A partire dal 1840 il generatore faradico fu il primo elettromedicale utilizzato a scopo diagnostico e terapeutico. Nel 1800 e fino agli anni Settanta del secolo scorso, in Europa ed in America furono concessi numerosi brevetti di modelli industriali di generatori faradici.
Il lungo periodo trascorso come solitario elettromedicale concorse al reperimento di applicazioni diagnostiche e terapeutiche; alcune, prive di validi riscontri oggettivi (riproducibilità), contribuirono alla riduzione dell'effettivo ruolo terapeutico dei generatori faradici, oltre al fatto che detti generatori diventarono il fulcro di autentiche ciarlatanerie. Il progresso indotto dall'uso dei raggi X pose nel dimenticatoio l'applicazione quotidiana dei fondamenti scientifici della neurostimolazione elettrica in ambito diagnostico, unitamente a tutte le implicazioni prognostiche.
Lo studio rinnovato degli strumenti elettroterapici si prefigge lo scopo di innovare o migliorare le loro applicazioni per aumentarne l'idoneità terapeutica.

Per quanto riguarda i generatori faradici, si auspica la loro diffusione presso medici e fisioterapisti, in particolare osteopati, al fine di giungere alla migliore comprensione dello stato obiettivo del malato o per concorrere a determinare una corretta diagnosi di guarigione.

Le applicazioni terapeutiche dei generatori faradici non si limitano alla stimolazione del muscolo normoinnervato, all'analgesia o alla generica neurostimolazione, ma possono estendersi a tutte le strutture viventi. La stimolazione del muscolo normoinnervato, l'analgesia o il reperimento dei trigger point dipendono da singole ed esclusive modalità operative, per cui nuove modalità operative possono rivelare l'esistenza di nuove potenzialità terapeutiche e/o diagnostiche. Il basso costo di semplici generatori faradici e la loro facilità d'uso possono contribuire alla diffusione della conoscenza delle nuove modalità operative.


APPLICAZIONI DIAGNOSTICHE E TERAPEUTICHE DEL GENERATORE NEOFARADICO

Sono possibili le seguenti modalità operative riducendo l'intensità della corrente e aumentando la frequenza:

Stimolazione faradica del muscolo normoinnervato

Neoiontoforesi: t-on da 100 a 325 us a 450 Hz

Repere dei trigger points e analgesia

Identificazione dei meridiani antichi dell'Agopuntura

Applicazioni terapeutiche delle microcorrenti


SCHEMA ELETTRICO

Figura 1: Schema elettrico del generatore neofaradico. (Progetto dell'Autore)

ELENCO COMPONENTI

R1 = 220 ohm – R2 = 330 ohm

R3 = 10 ohm - R4 = 10 K

R5 = 4,7 K - R6 = 10 K

R7 = 4,7 K - R8 = 1,2 K

R9 = 100 ohm - R10 = 1 K

R11 = 3,3 K – R12 = 220 ohm

RV1 = 100 K POT. LIN.

RV2 = 100 trimmer orizzontale con alberino

RV3 = 2,2 K POT. LIN.

RV4 = 47 K POT. LIN.

C1 = 0,1 uF poliestere 250 V

C2 = 470 uF 25 V

C3 = 10 nF poliestere

C4 = 10 uF tantalio 35 V

C5 = 4,7 uF 25 V elettrolitico

C6 = 10 uF 25 V elettrolitico

C7 = 470 uF 25 V elettrolitico

C8 = 220 uF 63 V elettrolitico

N° 2 interruttori

N° 1 deviatore

U1 = 555 – 7555 con zoccolo

Q1 = 2N1711 o similare

Q2 = BC547C

Q3 = 2N1711 o similare

Q4 = IRF510 - N-MOSFET

D1 – D2 – D3 = 1N4007

DZ1 = 10 V ½ W

DZ2 = 9 V ½ W

DL1 = LED VERDE

P1 = Pulsante NA

LS1 = piccolo altoparlante 8 ohm 0,25 W – TR1 = trasformatore 2,5 /3 W – 9 /220 VAC

Figura 2: Realizzazione pratica del soprastante schema elettrico. Alimentazione a 12 V. Dimensioni della basetta: 59 mm per144 mm. Il trimmer RV2 è montato dal lato rame. RV1 controlla la frequenza, RV2 la durata dell'impulso, RV3 controlla la tensione tra gli elettrodi, RV4 (non visibile) controlla la corrente erogata.

(Fotografia dell'Autore)

Il generatore neofaradico in costruzione. (Fotografie dell'Autore)

Il circuito stampato è semplicemente incastrato (senza sforzo alcuno) tra le pareti anteriore e posteriore del contenitore.
Il perno del trimmer RV2 fuoriesce da un foro praticato sul lato sinistro del contenitore.
Dal lato altoparlante (lato posteriore dello strumento) sono montati: il connettore per la ricarica della batteria piombo-gel da 12V e l'interruttore che abilita l'altoparlante al funzionamento che consente di udire la nota acustica corrispondente alla stimolazione elettrica.
Solo l'udito è perfettamente in grado di apprezzare le minime variazioni di frequenza impostabili tramite RV1.
La frequenza può variare linearmente da circa 2 Hz fino a 450 Hz. L'altoparlante dovrà avere un diametro non superiore all'altezza del lato posteriore della scatola.
Durante il cablaggio, il costruttore deve controllare che tutti i potenziometri, compreso il trimmer, abbiano il minimo a partire da sinistra.
La rotazione destrorsa dei potenziometri consente di sapere che verso destra aumentano: la durata dell'impulso, la frequenza, la tensione tra gli elettrodi e la corrente erogata. Il trimmer RV2 ha il cursore e un terminale che confluiscono nel collettore di Q1; l'altro terminale di RV2 si collega alla resistenza da 10 ohm (R3).
Dopo l'interruttore di accensione si nota la serie composta da DL1, DZ1, D1 e R1 il cui scopo è quello di spegnere il led verde quando la batteria al piombo gel necessita di essere immediatamente ricaricata.
L'oscillatore è l'immancabile 555 (sostituibile col 7555 C-MOS) in cui la durata dell'impulso si controlla mediante Q2 e Q1(in logica invertente). Quest'ultimo scarica il condensatore al tantalio C4 (10 uF) tramite R3 ed RV2; al termine della costante di tempo il ciclo si ripete.
L'impulso positivo presente sul collettore di Q2, quando supera i 3,5 V, abbassa drasticamente la resistenza di canale del MOSFET IRF510 (durante l'assemblaggio del circuito non si devono invertire gli zener DZ1 e DZ2 pena la distruzione del MOSFET).
Nel primario del trasformatore (TR1) scorre una corrente esponenziale prodotta dalla carica di C8 (220 uF) che ritroviamo sul secondario notevolmente aumentata in ampiezza. Al temine del ciclo, C8 si scarica mediante R12 (220 ohm 1/2 W) e sul secondario l'onda è priva della componente negativa tipica dei generatori faradici veri e propri.

La neofaradica non è altro che la faradica privata della componente negativa che solitamente si ottiene interponendo un diodo in serie all'anodo. La neofaradica manifesta per intero tutta la sua potenzialità depolarizzante.

Figura 3: Frequenza 450 Hz, tensione nel primario 12 volt. Impulso neofaradico di 100 microsecondi osservato ai capi di una resistenza da 1000 ohm 1 W (base tempi 0,1 ms – ampiezza 5 volt per divisione). La tensione di picco è di 15 volt (corrente erogata 15 mA). Quando la tensione nel primario di TR1 scende al minimo, ai capi del carico (1 K) si hanno 0,4 volt. (Fotografia dell'Autore)

Figura 4: Frequenza 450 Hz, tensione nel primario 12 volt. Impulso neofaradico di circa 325 microsecondi osservato ai capi di una resistenza da 1000 ohm 1 W (base tempi 0,1 ms – ampiezza 5 volt per divisione). La tensione di picco è di circa 5,2 volt (corrente erogata 5,2 mA). (Fotografia dell'Autore)

Con l'escursione del trimmer RV2 (da sinistra verso destra), si aumenta la durata dell'impulso a partire da 100 microsecondi fino a circa 325 microsecondi. L'altoparlante rivela l'aumento della durata dell'impulso emettendo una tonalità più grave. L'impulso di 100 us è fortemente selettivo; attiva (depolarizza) tutte le terminazioni nervose sensitive anche quelle amieliniche.
Il generatore in oggetto è ideale per lo studio delle afferenze cutanee sensoriali propriocettive.
L'applicazione della faradica nella stimolazione muscolare è stata ampiamente studiata e descritta e non riguarda l'apparecchio in oggetto. È comunque possibile stimolare i muscoli innervati, ma con finalità diverse dalla pratica della ginnastica passiva.

Questo generatore è stato progettato per svolgere compiti eminentemente diagnostici e soprattutto terapeutici.

Il transistor Q3 è il componente attivo di un semplice alimentatore a tensione variabile con escursione da quasi 0 volt a circa 12 volt, con cui si varia la tensione e la corrente nel secondario di TR1.
L'escursione del potenziometro RV3 (2,2 K lineare) risolverebbe tutte le normali applicazioni eccitomotorie della neofaradica, ma non sarebbe sufficiente per le nuove modalità operative per le quali è indispensabile operare in abbinamento col potenziometro in serie agli elettrodi RV4.
In pratica RV4 perfeziona l'azione di RV3. Il deviatore SW2 unito al pulsante P1 (normalmente aperto) serve per saggiare “in corpore vili” gli effetti soggettivi della corrente impostata.
Il neofita ne apprezzerà la presenza e, soprattutto, gli consentirà di vincere il timore di avvertire violenti scosse elettriche.

Seguono quattro fotografie dell'apparecchio finito. La disposizione dei comandi è ergonomica. Gli unici pomelli che si devono usare per il controllo dell'intensità dello stimolo sono di facile accesso (tensione e corrente), mentre la durata di t-on può rimanere fissa e la frequenza si usa solo nella fase iniziale dell'impostazione della stimolazione.

COME RICAVARE LA POLARITÀ DEGLI ELETTRODI

I cavi elettrici che si inseriscono nelle boccole (Rossa e Nera) mediante le apposite banane (Rossa e Nera) è necessario abbiano lo stesso colore (Rosso e Nero), dove il rosso è sempre il polo positivo o Anodo e il nero è sempre il polo negativo o Catodo. La polarità degli elettrodi si può ricavare in tre modi:

  1. Con un oscilloscopio, previa applicazione di un carico tra gli elettrodi (vedi Figura 3). Il polo positivo si collega alla boccola di colore rosso.

  2. Con un diodo (1N4007) si carica un condensatore (0,22 uF 1000V) e col tester si misura il potenziale ai capi del condensatore, da cui si ricava la polarità.

  3. Metodo biofisico. L'elettrodo depolarizzante è sempre il catodo o polo negativo. Si usa la tecnica monopolare. Utilizzare un elettrodo indifferente (vedi oltre) da collegare alla boccola rossa e un manipolo con una punta (elettrodo da tester) da collegare alla boccola nera. Regolare la frequenza a circa 100 Hz (poco oltre ¼ della massima rotazione di RV1) e posizionare il potenziometro RV4 al massimo (deve avere la resistenza esclusa), RV3 deve essere al minimo (il cursore verso D2). Sedersi e applicare l'elettrodo indifferente (inumidito) sotto ad una coscia e, logicamente, a contatto con la cute. Appoggiare la punta del manipolo sopra la coscia e ruotare molto lentamente RV3. A questo punto le possibilità sono due:


COSA C'È DI NUOVO SOTTO LA SOGLIA ?

Figura 5: Diagramma mostrante gli eventi che generano il potenziale di azione (settori di curva A,B). A: depolarizzazione. B: ripolarizzazione. C: iperpolarizzazione. D: linea isoelettrica del potenziale di azione. (1 e 2): trigger iperpolarizzanti. (3): trigger subliminare non depolarizzante. (4): trigger liminare depolarizzante o massimale; il solo che è in grado di attivare il potenziale di azione. Gli eventuali impulsi di trigger sopraliminari (oltre la soglia) non aumentano ulteriormente la depolarizzazione (tratto A). Gli stimoli oltre il livello liminare (soglia) vengono anche chiamati sopramassimali.

La forma dell'impulso di trigger che si osserva nel soprastante disegno è quello fisiologico; esso dipende dall'insieme delle capacità endocellulari e dalla capacità di membrana, essendo identico alla curva di carica e scarica di un condensatore. La corrente di trigger con azione depolarizzante è di circa 10 nA.
Il quarto impulso di trigger (massimale) mostra come si coniuga la curva ascendente del potenziale d'azione (tratto azzurro) con la curva ascendente del potenziale di trigger. La durata del tratto attivo di quest'ultimo è di circa 1 ms.
Uno stimolo faradico di 1 ms (millisecondo) è in grado di produrre la contrazione dei muscoli normoinnervati.
L'apparecchio in oggetto produce impulsi monopolari detti neofaradici od omofaradici. Con quest'ultima dizione si intende sottolineare l'identità funzionale che intercorre tra l'impulso faradico e quello neofaradico; quest'ultimo, essendo monopolare, manifesta una marcata azione eccitomotoria nei riguardi dei muscoli normoinnervati, ma è anche lo stimolo d'elezione delle terminazioni nervose sensoriali afferenti.
Un tempo si attribuiva maggiore importanza alla forma d'onda faradica rispetto alla durata dell'impulso. Con l'attuale sperimentazione si è osservato che gli effetti biofisici dipendono soprattutto dalla durata dell'impulso, mentre è indifferente la forma d'onda.
Utilizzando impulsi di durata inferiore al millisecondo è possibile studiare l'eccitabilità delle terminazioni nervose afferenti e l'apparecchio in oggetto risponde alle necessità sperimentali.
Il disegno seguente mostra le aree bioelettriche in cui operano gli stimoli neofaradici. Di particolare interesse è l'analisi biofisica delle aree sotto la soglia con particolare attenzione per l'area sub-subliminare che attualmente risulta quasi totalmente inesplorata.

Figura 6: L'area sopraliminare è occupata dal potenziale d'azione. Nell'area subliminare hanno origine le variazioni di potenziale che generano il potenziale d'azione. L'area subliminare è delimitata superiormente dal potenziale di soglia e inferiormente dalla linea isoelettrica del potenziale di azione. L'apparecchio neofaradico in oggetto è stato progettato per operare nell'area subliminare e nella sottostante area sub-subliminare. (Disegno dell'Autore)

La prolungata stimolazione delle afferenze sensoriali può produrre effetti somatopsichici (gli stimoli hanno una direttrice opposta a quella psicosomatica); in questo caso si opera nell'area subliminare. L'area sub-subliminare è quasi totalmente inesplorata e l'apparecchio neofaradico in oggetto può consentire l'osservazione degli effetti conseguenti alla debole stimolazione elettrica, ma prolungata nel tempo. Gli stimoli elettrici che operano nell'area subliminare hanno la caratteristica di essere avvertibili, il contrario si verifica per quelli che operano nell'area sub-subliminare.

Nell'area subliminare tutti gli stimoli hanno la caratteristica comune di agire in funzione del loro valore di picco, mentre nel tempo la loro azione si esaurisce al massimo nell'arco di alcuni millisecondi, ne consegue che porre l'attenzione del ricercatore sul valore medio oppure sul valore efficace di una sequenza di impulsi non ha alcun significato biofisico.
Nell'area subliminare è di primaria importanza l'intensità della corrente annessa allo stimolo la cui efficacia biologica rimane costante aumentando l'intensità al diminuire della durata delle stimolo.

In ogni caso, l'applicazione di qualunque impulso elettrico coincide con l'espressione biofisica di una potenza elettrica P.
I parametri fondamentali dell'area subliminare sono riassumibili nelle formule seguenti. Dal punto di vista elettrico le due formule sottostanti sono
perfettamente identiche, ma nell'ottica sperimentale biofisica non sono equivalenti.

La prima (a sinistra) esprime la potenza erogata o erogabile dal generatore che si presume sempre misurata ai capi di un carico resistivo di valore costante. Proprio per quest'ultima necessità la prima formula non è applicabile alle strutture biologiche, essendo noto che la resistenza tessutale diminuisce sempre in funzione dell'intensità della corrente e in funzione del tempo. Il contrario si osserva nella seconda formula (destra), in quanto in essa è implicita, istante per istante, la conoscenza di R (resistenza tessutale) che si considera composta dalle resistenze ohmiche e dalle reattanze capacitive.
Gli stimoli applicabili all'area sub-subliminare hanno la caratteristica di avere un'ampiezza esigua, ma devono perdurare a lungo nel tempo (ore, giorni o forse per mesi) per cui, come già previsto nei riguardi dell'area subliminare e, a maggior ragione, i parametri fondamentali si devono esprimere in forma di potenza elettrica veicolata nei tessuti biologici.

La seguente tabella mostra la classificazione delle fibre nervose in base al diametro e alla velocità di conduzione del potenziale d'azione.

Diametro

μ

Classificazione

(Lloyd)

Velocità

m/s



Funzione biologica

12 - 22

I

70 - 120

Motoria, propriocettori muscolari

8 - 12

II

50 - 70

Tatto, pressione

5 - 8

II

30 - 50

Eccitazione dei fusi muscolari

2 - 5

III

12 - 30

Nocicezione, termoregolazione

1 - 3

-

3 - 15

Sistema Nervoso Autonomo - SNA

0,3 – 1,3

IV

< 2

Nocicezione e SNA

La tabella seguente mostra la comparazione della classificazione secondo Lloyd con quella secondo Erlanger e Gasser.

I

A alfa

Fibre mieliniche

II

A beta

Fibre mieliniche

II

A gamma

Fibre mieliniche

III

A delta

Fibre mieliniche

-

B

Fibre mieliniche

IV

C

Fibre amieliniche



LA STIMOLAZIONE ELETTRICA DELLE FIBRE NERVOSE

- LE REGOLE DI PFLȔGER -

Du Bois-Reymond (1848) comprese che le fibre nervose non vengono eccitate dal semplice passaggio della corrente elettrica (corrente continua), ma solo dalla variazione di flusso del campo elettrico.

Si deve sottolineare che la legge dell'induzione elettromagnetica di Faraday – Neumann – Lenz rimane invariata anche in ambito biologico, ne deriva che è necessario fare riferimento al concetto di campo e alla sua variazione nel tempo, nella cui fenomenologia le variazioni del potenziale elettrico sono sempre associate alle variazioni di corrente.

Pfluger (1858) definì le modalità della stimolazione elettrica di un nervo, mettendo in relazione l'eccitabilità muscolare (annessa a quella delle fibre nervose motorie) con la polarità delle interfacce biofisiche (elettrodi)

  1. Le fibre nervose vengono stimolate alla chiusura e all’apertura del circuito (variazione di flusso del campo elettrico), ma non dalla corrente continua o galvanica.

  2. La stimolazione delle fibre nervose avviene alla chiusura del circuito al catodo e all’apertura del circuito all’anodo.

  3. La corrente di elevata intensità, può determinare il blocco (cioè l'arresto della conduzione elettrica nelle fibre nervose) che avviene al catodo all’apertura del circuito e all’anodo alla chiusura.

Pfluger determinò la sequenza di eccitazione e di inibizione della contrazione muscolare
in funzione dell'aumento dell'intensità della corrente nel muscolo normoinnervato.

Aumentando molto lentamente l'intensità della corrente, si osserva che la fibra nervosa e/o quella muscolare si oppongono alla variazione, per cui l'eccitazione risulta ritardata e, col tempo, indebolita. Il fenomeno prende il nome di accomodazione di una fibra nervosa che si può fenomenologicamente esprimere con l'innalzamento della soglia di eccitazione in risposta al lento incremento dello stimolo eccitatorio; gradualmente si riduce la risposta elettrica della fibra nervosa unitamente a quella motoria muscolare. Il fenomeno si manifesta anche mantenendo inalterata l'intensità dello stimolo nel tempo.



La comparsa del fenomeno dell'accomodazione viene impedita utilizzando stimoli in rapida successione.

Le fibre nervose subiscono il fenomeno dell'accomodazione prima di quelle muscolari.



Il fenomeno dell'accomodazione delle fibre nervose modifica la seconda regola di Pfluger.

La nuova regola si può enunciare nella forma seguente:

La stimolazione delle fibre nervose avviene con effetti eccitomotori di intensità costante alla chiusura del circuito al catodo e all’apertura del circuito all’anodo solo se è esigua la durata dell'impulso (impulso neofaradico) e se la successione degli stimoli è di breve durata. Ovvero, se aumenta il tempo di somministrazione dello stimolo oppure se aumenta la sua larghezza (20 ms) alla chiusura del circuito si osserva l'inibizione della stimolazione catodica e all'apertura del circuito avviene l'esaltazione della stimolazione anodica.

In corrispondenza del catodo l'eccitabilità diminuisce col passare del tempo per cui alla chiusura del circuito diminuisce l'intensità della contrazione muscolare.
L'eccitabilità catodica subisce una brusca riduzione all'apertura del circuito che viene chiamata: depressione post-catodica.
All'anodo si ha l'effetto opposto; la depressione dell'eccitabilità anodica è massima al momento della chiusura del circuito, ma diminuisce nel corso dello stimolo (se t-on è prolungato e/o del tempo) e, all'apertura del circuito, la membrana cellulare che era iperpolarizzata si depolarizza rapidamente; l'effetto è la violenta azione eccitomotoria che viene chiamata: esaltazione post-anodica. Per i suddetti motivi la prolungata stimolazione muscolare faradica a bassa frequenza (1 o 2 Hz) diminuisce l'autonoma reattività neuro-muscolare, aggravando le forme di ipotrofia muscolare (anziani ed altri casi) da cui può derivare il blocco o il ritardato recupero funzionale.

A conclusione di questo paragrafo, quanto detto si può sintetizzare nel modo seguente; un potenziale elettrico che polarizza la membrana cellulare, in funzione della sua intensità, induce due effetti: uno immediato di eccitamento o di blocco e uno ritardato di inibizione dell’eccitabilità (blocco) o di facilitazione alla medesima eccitabilità. Se l’effetto immediato è stato l’eccitamento, l’effetto ritardato sarà l'impedimento al ripetersi dei potenziali d'azione che è dovuto al lento chiudersi delle porte di inattivazione h (il blocco è dovuto alla chiusura del circuito: blocco anodico). Se l’effetto immediato è stato il blocco l’effetto ritardato è dovuto al lento aprirsi delle porte h (se il blocco è all’apertura del circuito: blocco catodico).

Sono definiti eccitomotori quegli stimoli che producono la contrazione di un muscolo o di un gruppo di fibre muscolari.

Gli effetti biologici della corrente faradica sono eccitomotori e vasodilatatori a causa della stimolazione delle fibre nervose del sistema simpatico. La frequenza di 100 Hz (faradica 2) è prevalentemente vasodilatante e iperemizzante. Per contro, la corrente faradica a 50 Hz (faradica 1) ha azione prevalentemente eccitomotoria, ma non evoca il fenomeno dell'accomodazione. Oltre i 100 Hz si osservano effetti anestetici e/o prettamente neurologici.

Nel caso dei muscoli innervati l'azione eccitomotrice comprende le unità nervose motrici che a loro volta provocano la contrazione muscolare.


La corrente faradica non viene impiegata per la stimolazione del muscolo denervato poiché, a causa della breve durata dell'impulso, richiederebbe un'intensità talmente elevata da essere mal tollerata dal paziente.


Le suddette nozioni sono assolutamente fondamentali ma, come già premesso, le applicazioni dell'apparecchio in oggetto riguardano soprattutto la stimolazione selettiva delle afferenze sensoriali propriocettive, unitamente alla possibilità di operare nell'area sub-subliminare mediante le microcorrenti impulsive al fine di esplorare nuove potenzialità terapeutiche.

Le due principali modalità applicative sono:

                    1. La tecnica monopolare.

                    2. La tecnica bipolare.

- “Gutta cavat lapidem” -

Utilizzando soprattutto la tecnica monopolare e rimanendo nell'area subliminare, la stimolazione neofaradica attuabile con l'apparecchio in oggetto, nell'individuo sano può evocare tutti i sintomi sensitivi (neurologici) o misti (neuromuscolari).
Alcuni stimoli, qualora vengano applicati nelle regioni corporee spontaneamente dolenti, svolgono le funzioni: antinfiammatoria, analgesica, anestetica. Grande interesse scientifico ha la possibilità di riprodurre artificialmente tutti i sintomi ed i segni neurologici. L'Autore può confermare quanto detto, per diretta esperienza perseguita per anni su sé stesso. L'uso continuativo e soprattutto intelligente del generatore neofaradico conduce il ricercatore a porsi delle domande e a cercarne le risposte, da cui derivano le ricadute in ambito scientifico. La modalità applicativa varia secondo il tipo di nervo/i.
Se ad essere stimolati sono i nervi a conduzione sensitiva o prevalentemente sensitiva o prevalentemente motoria o unicamente motoria o mista; di conseguenza potranno predominare effetti puramente sensitivi o motori o misti (va ricordato, che la maggior parte delle neuropatie sono di tipo misto, cioè sensitivo-motorie). La stimolazione neofaradica può evocare le seguenti sensazioni localizzate (parestesie) all'elettrodo attivo (catodo) o subito ad esso prospicienti. L'elencazione non è casuale, ma l'ordine è in funzione dell'intensità crescente dello stimolo. La frequenza dello stimolo può variare da 90 a 120 Hz.

Le seguenti sensazioni sono irradiate lungo i dermatomeri e particolarmente avvertibili alle estremità. Ad esclusione della scarica elettrica dolorosa che dipende dall'intensità, le altre dipendono soprattutto dal tempo di permanenza dello stimolo:

Quando operano cause patologiche, in alcune aree ristrette le terminazioni nervose sensitive sono prossime all'attivazione (trigger point) o sono in parte o totalmente attivate (tender point) e la stimolazione neofaradica (faradica 2) a bassissimo livello (appena avvertibile nelle aree normali) trasforma i potenziali locali da subliminari a liminari o sopramassimali con la conseguente evocazione del dolore: il malato lancia un grido di dolore.
Il fenomeno è del tutto sovrapponibile all'evocazione del dolore indotto da burst di impulsi monopolari o bipolari asimmetrici di campo magnetico ad alta frequenza.

Quest'ultima fenomenologia è stata osservata e descritta dall'Autore ed è associata unicamente a fenomeni infiammatori per cui svolge un utile ruolo diagnostico e prognostico. Gli impulsi bipolari simmetrici di campo magnetico non producono il fenomeno dell'evocazione del dolore.

La suddetta fenomenologia neofaradica implica la conoscenza di una particolare modalità applicativa che consiste nel limitare al massimo il coinvolgimento della stimolazione muscolare, utilizzando frequenze di circa 100 Hz e t-on di 100 μs. La stimolazione muscolare aumenta la sensazione di dolore ne amplia l'irradiazione e/o sposta l'area dell'evocazione del dolore con conseguente imprecisione nella valutazione della proiezione cutanea di fenomenologie patologiche che originano da radici nervose o da tronchi nervosi o dai visceri.

Fino agli anni Cinquanta del secolo scorso presso gli studi di molti clinici internisti si potevano osservare gli apparecchi faradici che venivano usati a scopo diagnostico. A quel tempo, era noto il cosiddetto “segno elettrico del Neri” (oggi completamente dimenticato) che consisteva nella localizzazione del disco vertebrale erniato o di una radicolite, applicando la suddetta metodica, facendo lentamente scorrere l'elettrodo a oliva o a rotella lungo la linea paravertebrale. La conferma del repere lo dava, gridando, il paziente.

L'Autore, utilizzando un manipolo con elettrodo bipolare in cui il catodo e l'anodo (di forma lievemente emisferica) distano un millimetro l'uno dell'altro (vedi oltre) ha evidenziato in direzione distale il percorso dei meridiani antichi dell'agopuntura cinese che vanno dal gomito alla mano e dal ginocchio al piede. Il fenomeno compare lungo la direttrice di allineamenti affioranti di fusineuromuscoli che coincidono col percorso dermico dei suddetti meridiani. Lo stimolo faradico ha la frequenza di circa 120 Hz e si avverte come una vibrazione lineare estremamente circoscritta e nettamente superficiale che, con direzione distale, percorre il tratto del singolo meridiano. Molto importante è la regolazione dell'intensità: al fine di non coinvolgere direttamente i grandi tronchi nervosi sottostanti, lo stimolo deve essere quasi avvertibile, al limite della soglia della sensibilità certa, nelle aree non di interesse agopuntorio. I punti origine prossimali sono 5 polmone, 3 maestro del cuore, 3 cuore, ma è possibile evocare la sensazione di vibrazione collocando il manipolo negli altri punti di agopuntura sempre in direzione distale. Quando si trova il punto è sufficiente premere delicatamente gli elettrodi sulla cute. La prima volta la sensazione di vibrazione sbalordisce, ma poi si comprende che è del tutto innocua. Spostando l'elettrodo di alcuni millimetri (a volte basta inclinarlo) la sensazione di vibrazione percorre tutto il braccio o solo una parte; ad esempio è possibile riconoscere la diramazione nell'aponeurosi palmare del meridiano del polmone e la diramazione del medesimo meridiano lungo il lato esterno del pollice. Gli agopuntori hanno a lungo discusso quale fosse il percorso principale del meridiano del polmone (alcuni misero in dubbio l'esistenza del tratto palmare). Senza ombra di dubbio è evidente che, rispetto alla classica stimolazione dei tronchi nervosi brachiali, nel suddetto esperimento la modalità operativa è determinante per riconoscere l'esistenza di una nuova struttura anatomica costituita dalle linee dermiche di fusineuromuscoli. É anche evidente che questi ultimi sono in rapporto funzionale con i sottostanti tronchi nervosi. Come già annunciato in premessa, nuove modalità operative possono rivelare l'esistenza di nuove potenzialità terapeutiche e/o diagnostiche.

Ancora una volta l'Autore insiste sull'importanza di sperimentare su sé stessi le elettroterapie osservandole in modo critico perché, così facendo, si possono ricavare tutti quei dettagli che trasformano una pratica empirica in una vera scienza.
É anche possibile sapere se certe affermazioni dei costruttori o di altri ricercatori, sovente pragmatici, sono vere, verosimili o false.



LA STIMOLAZIONE ELETTRICA NELL'AREA SUB-SUBLIMINARE

Come premesso, la stimolazione nell'area subliminare si effettua in prevalenza mediante la tecnica monopolare, mentre nell'area sub-subliminare si opera in modo esclusivo con la tecnica bipolare, dovendo mantenere a lungo, per ore o giorni (mesi ?), le deboli variazioni di flusso elettrico. L'idea di debolezza in quanto tale è del tutto errata. Solitamente si fa riferimento agli stimoli massimali eccitomotori e alle correnti applicate alle interfacce biofisiche per la stimolazione della contrazione muscolare; in questi casi il lavoro biofisico compiuto dalle forze elettrodinamiche si esaurisce in media in un'ora o più sovente in alcuni minuti.
Metaforicamente, è come un temporale estivo che, con molto rumore, lascia al suolo alcuni millimetri di pioggia, mentre la stimolazione nell'area sub-subliminare è più simile ad una fine pioggerella autunnale che continua a cadere in modo incessante e imperturbabile per giorni e giorni, ingrossando fossi e fiumi e, penetrando in tutti gli anfratti, riempie le falde (vedi oltre) e trascina con sé ogni cosa che non abbia un valido appiglio.
La potenza biofisica espressa nel corso del tempo dalla “pioggerella” è enormemente più grande di quella versata in poco tempo dal rumoroso temporale estivo. Si comprende facilmente che le due forze elettriche nel tempo operano in luoghi diversi, con differenti modalità e diverse finalità.

La caratteristica fondamentale degli stimoli elettrici impulsivi nell'area sub-subliminare è l'assenza di potenziali in grado di produrre qualunque tipo di sensazione di tipo soggettivo e motorio e, per giungere alla somministrazione delle idonee microcorrenti, è necessario procedere per gradi.
Prima di tutto si devono posizionare gli elettrodi che possono essere nudi, ma assolutamente anallergici (assenza di nichel) che vanno disposti in modo che il campo elettrico coinvolga la regione corporea in cui ha sede la patologia infiammatoria o la lesione da curare.
Successivamente, dopo avere azzerato i potenziometri ad esclusione di RV4, che deve avere la resistenza esclusa, si accende l'elettrostimolatore e si posiziona la frequenza a circa 90 o 100 Hz. Successivamente si aumenta molto lentamente la tensione di pilotaggio del trasformtore.
Ai primi segni di formicolio, questi ultimi si azzerano ruotando RV4. A questo punto si porta la frequenza o
perativa alla massima erogabile dal generatore neofaradico (circa 450 Hz) e, per cominciare, t-on può rimanere posizionato a 100 μs; eventualmente si elimina il formicolio con RV4.
Un'altra possibilità consiste nel posizionare RV4 a metà corsa e procedere come sopra (vedi oltre le istruzioni d'uso dettagliate).
Dopo un'ora si può invertire la polarità degli elettrodi e, così facendo, si procede per alcune ore consecutive e, se necessario, con RV4 si annulla prontamente ogni minima sensazione di prurito o di formicolio. Al termine si spostano gli elettrodi in altra zona e si inizia un nuovo ciclo di stimolazione.

La polarizzazione delle strutture cellulari secondo il modello di Maxwell – Wagner, in forma generale, rappresenta l'interazione tra campi elettrici stazionari o impulsivi e la totalità delle strutture (viventi e non viventi) dotate di una membrana in funzione di dielettrico.
Se una cellula viene sottoposta ad un potenziale elettrico molto inferiore a quello di equilibrio della cellula medesima, come nel caso degli esigui potenziali operanti nell'area sub-subliminare, il contenuto cellulare e quello intracellulare in prossimità della membrana si caricano come le armature di un condensatore, il cui potenziale segue esattamente la variazione di flusso dello stimolo (variazione della polarità dello stimolo nel tempo) per cui, la corrente associata alla variazione di flusso, attraversa la cellula senza produrre gli effetti di rilassamento della parete cellulare che si verificano a frequenze elevate.
I tessuti biologici nei riguardi degli stimoli elettrici, appaiono perfettamente trasparenti ai potenziali statici o agli impulsi elettrici dotati di rapidi fronti di salita e/o di discesa i cui potenziali di picco sono circa una decina di millivolt.
Quanto detto comporta la possibilità di veicolare fuori e dentro le cellule esigue correnti di spostamento che nel tempo possono svolgere funzioni ordinative, vale a dire, orientamento di strutture polari e loro ricollocazione nello spazio endocellulare, oltre a fenomeni eccitatori a livello biofisico e/o biochimico attuati in modo dolce.
Questa fenomenologia è stata da tempo prevista dall'Autore che l'ha denominata BLEND AND DRAG dizione che riassume gli effetti biofisici del delicato rimescolamento esocellulare ed endocellulare attuabile con idonea energia elettromagnetica (campi elettrici e/o magnetici), ma le vere cause biofisiche che governano la rigenerazione cellulare sono ancora tutte da scoprire.



APPLICAZIONI IMPROPRIE DELLE CORRENTI FARADICHE

Come premesso, gli apparecchi faradici furono i primi veri elettromedicali utilizzati in Medicina e dell'ultracentenaria esperienza si è fatto tesoro.
Quanto segue riassume le applicazioni nocive per la salute o potenzialmente tali. Lo sperimentatore deve assolutamente includerle nel proprio bagaglio culturale con la certezza di mai dimenticarle o di sottovalutarle.
Il rischio maggiore è proprio quello della loro sottovalutazione il cui esordio può verificarsi dopo un lungo periodo di pratica del tutto soddisfacente che nell'utilizzatore induce l'idea di avere il pieno possesso dello strumento.
Tutti i fenomeni dannosi o potenzialmente tali riguardano l'uso del generatore faradico operante nell'area subliminare, utilizzando stimoli a carattere massimale o sopramassimale, vale a dire con effetto evidentemente eccitomotorio.
Tutte le applicazioni nell'area sub-subliminare, da cui si prevede un'azione prevalentemente omeostatica e comunque riparativa, teoricamente non presentano rischi, ovvero, nell'ipotesi teorica del danno presunto, per pura precauzione, è bene osservare le regole generali fino a prova contraria, ad esclusione di alcuni casi, comunque citati nel prosieguo.

GLI ELETTRODI

Gli elettrodi o i diversi tipi di diffusori di campo magnetico fanno parte integrante di ogni apparecchio medicale. L'Autore, per ricordare a sé stesso l'unità funzionale tra ogni apparecchio medicale e i tessuti biologici, ama chiamarli interfacce biofisiche. I termini diffusore ed elettrodo sono troppo generici e fini a sé stessi, ma l'interfaccia biofisica richiama allo sperimentatore le modalità biofisiche del collegamento o l'interazione tra apparecchio medicale e tessuti biologici; vale a dire che esiste la possibilità che l'interfaccia biofisica funzioni contemporaneamente sia come diffusore sia come ricevitore.

Nel caso degli apparecchi faradici i musei degli elettromedicali sono prodighi nel presentare le modalità tecniche inventate per la somministrazione degli stimoli. Nella stragrande maggioranza le interfacce biofisiche sono monopolari (un elettrodo per ogni polo del generatore) costituite da un manipolo e da un elettrodo indifferente anch'esso a manipolo o a placca metallica.
La forma del manipolo può essere diritta o arcuata e l'elettrodo vero e proprio può essere: a bottone, sferico, a punta, a oliva, a rullo (lungo o corto), a pennello (fili metallici sottili e flessibili) o a cilindro impugnabile per la pratica fasulla dello choc faradico.
Gli elettrodi a rullo o a pennello servivano per la cosiddetta faradizzazione (analgesia).
La forma a bottone o di piccola sfera si poteva rivestire con un conduttore elettrolitico; il manico poteva essere dotato di un pulsante con cui si attivava la stimolazione del muscolo normoinnervato.

Figura 7: Elettrodo indifferente a manipolo (fotografia dell'Autore)

Figura 8: Elettrodi monopolari. Il primo a sinistra ha un'area di 11 mm2 ed è servito per lo studio della bioimpedenza cutanea

(Fotografia dell'Autore)

Figura 9: Elettrodi bipolari. A sinistra manipolo a rulli, a destra manipolo coassiale. Gli elettrodi bipolari hanno lo scopo di produrre stimoli localizzati.

(Fotografia dell'Autore)

Figura 10: Elettrodi commerciali in plastica conduttiva di 42 x 49 mm. Ideali per la stimolazione nell'area sub-subliminare. Ogni polo (anodo e catodo) si può duplicare, triplicare, ecc.: al fine di aumentare l'area da trattare. (Fotografia dell'Autore)

BIBLIOGRAFIA

Cliccando sull'icona (.pdf) si accede alla bibliografia in materia di microcorrenti -


Nei seguenti link è descritta la grande proliferazione di apparecchi faradici che ebbe luogo nell'Ottocento e nei primi decenni del Novecento.


http://www.bium.univ-paris5.fr/aspad/expo10.htm

http://www.collectmedicalantiques.com/quack.html

http://www.chss.montclair.edu/~pererat/mquack.htm

http://www.quackwatch.org/index.html


REPERIMENTO COMPONENTI

I componenti elettronici necessari per la costruzione del generatore neofaradico sono reperibili presso:

marco.montanari@fieldsforlife.org


È possibile richiedere l'elenco di appositi elettrodi studiati unicamente per l'elettroterapia sub-subliminare


SU MISURA – Viale della Consolata 54 - Borgo d'Ale (Vercelli)

Telefono: 0161 1858022Fax: 0161 1858041



Cliccando sull'icona (pdf) si scaricano le istruzioni dettagliate per l'uso del generatore neofaradico. -

Gli elettrodi classici adesivi sono reperibili tramite Internet, ad esempio presso:

http://www.technomediashop.com/

Da Home consultare: Elettrodi per elettrostimolatori e/o Accessori per elettrostimolatori


UN ESEMPIO DI OTTIMA COSTRUZIONE DEL GENERATORE NEOFARADICO

http://www.le-catene-lineari.it/

Cliccando sull'icona (.pdf) si legge il file opera di Claudio Salvatore Letterato -



Articolo in preparazione presentato per la prima volta l'11 agosto 2010.

Articolo aggiornato il 23 agosto 2010, ma incompleto.

Articolo corretto ed aggiornato il 31 agosto 2010, ma incompleto.

Articolo aggiornato il 07 settembre 2010, ma incompleto.

Articolo aggiornato il 09 settembre 2010, fino a pag19 (.pdf) ma incompleto.

Articolo aggiornato il 10 settembre 2010, fino a pag19 (.pdf) ma incompleto.

Articolo aggiornato il 11 settembre 2010, fino a pag 25 (.pdf) ma incompleto.

Articolo aggiornato il 12 settembre 2010, fino a pag 25 (.pdf) ma incompleto.

Articolo corretto e aggiornato il 14 settembre 2010, fino a pag 28 (.pdf) ma incompleto.

Articolo corretto e aggiornato il 15 settembre 2010, fino a pag 30 (.pdf) ma incompleto.

Articolo corretto e aggiornato il 17 settembre 2010, fino a pag 31 (.pdf) ma incompleto.

Articolo completato il 18 settembre 2010, fino a pag. 33 (.pdf) salvo errori od omissioni.

Articolo completato il 20 settembre 2010, fino a pag. 34 (.pdf) salvo errori od omissioni.

Articolo aggiornato HTML il 19 ottobre 2010, fino a pag. 34 (.pdf) salvo errori od omissioni.

Articolo aggiornato HTML il 05 agosto 2013, salvo errori od omissioni.

Articolo aggiornato HTML il 08 novembre 2015, salvo errori od omissioni.


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