ELETTROTERAPIA AD ALTA FREQUENZA



PRINCIPI COSTRUTTIVI

DELLE MAGNETOTERAPIE AD ALTA FREQUENZA



Testo di Marco Montanari

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INDICE



IL RUOLO INIZIATICO IN AMBITO EUROPEO DELLA RIVISTA ITALIANA -



BREVI CENNI STORICI:
LA CAUSA CHE DETTE ORIGINE ALLA PRIMA MAGNETOTERAPIA
AD ALTA FREQUENZA



I TRE PRINCIPI FONDAMENTALI BASILARI DELLA MAGNETOTERAPIA

                1. NON DEVONO GENERARE EFFETTI TERMICI.

                2. NON DEVONO GENERARE EFFETTI RADIOMIMETICI.

                3. NON DEVONO GENERARE EFFETTI ECCITOMOTORI.



IL RUOLO BIOFISICO DEI CAMPI ELETTRICI A PARTIRE DA QUELLI PURAMENTE STATICI



ESPERIMENTO
COL QUALE SI OSSERVA L'EVIDENZA DELL'AZIONE TERAPEUTICA DEL CAMPO ELETTROSTATICO



LE MACCHINE ELETTROSTATICHE



MODALITÀ DI SOMMINISTRAZIONE DEI CAMPI ELETTROSTATICI




IL RUOLO INIZIATICO IN AMBITO EUROPEO DELLA RIVISTA ITALIANA



Tutti gli elettronici di ogni livello hanno considerato la famosa rivista italiana Nuova Elettronica, un punto di riferimento sia in ambito culturale che pratico. Per decenni, nei laboratori della suddetta rivista, furono progettati e distribuiti in tutta Europa e Sud America, numerosissimi kit elettronici, di cui molti innovativi; tutti perfettamente funzionanti e dal prezzo estremamente conveniente che, al pubblico, erano presentati con impeccabile chiarezza espositiva, orgoglio e vanto del fondatore Giuseppe Montuschi a cui seguì Leonardo Righini.

Nel numero bimestrale 101 – 102 del mese di luglio del 1985, Nuova Elettronica pubblicò il circuito elettrico di una magnetoterapia ad alta frequenza siglata LX711. Per la prima volta in Europa, il grande pubblico degli elettronici dilettanti e non, venne a conoscenza della circuitistica elettronica di una vera magnetoterapia ad alta frequenza fino ad allora appannaggio di aziende specializzate che, a caro prezzo, vendevano solo agli ospedali o agli operatori della riabilitazione.

La LX711 costava molto meno e funzionava bene, al punto che divenne il battistrada di tutte le magnetoterapie ad alta frequenza che seguirono.
Il passaparola fece aumentare considerevolmente la domanda della magnetoterapia LX711. La sua capillare diffusione non sfuggì agli operatori elettronici di tutta Europa che non persero l'occasione di moltiplicare un prodotto richiesto e funzionante, ma senza dover fare nessuno sforzo progettuale. Fu così che la LX711 venne saccheggiata e clonata in milioni di copie.
Si può affermare che i diffusi benefici effetti della LX711 furono determinanti per affermare in tutta Europa la conoscenza delle potenzialità terapeutiche della magnetoterapia ad alta frequenza.

Le sottostanti riproduzioni fotografiche mostrano la magnetoterapia LX711 nella versione prototipale.
Le fasce emettitrici furono rapidamente sostituite da analoghe antenne aperiodiche in forma di panno che furono un successo.
Questa magnetoterapia emetteva
burst monofrequenziali a 12 Mhz.

Al successo della LX711 fece seguito quello della LX811, presentato nel numero 119 della rivista che, a differenza della precedente, disponeva del burst swippato, era quindi una magnetoterapia polifrequenziale.
Le ipotesi del tutto teoriche di quel tempo, facevano ritenere la polifrequenzialità una importante miglioria.

Molto tempo prima (1930), il grande precursore della magnetoterapia ad alta frequenza, George Lakhovsky, considerava indispensabile la polifrequenzialità, unitamente all'elevatissimo contenuto di armoniche, ma il suddetto assioma non fu mai dimostrato né da Lakhovsky né da altri (vedi articolo dell'Autore: Il Precursore).
L'Autore (Marco Montanari) ha dimostrato la non necessità della polifrequenzialità con l'apparecchio ad alta frequenza SSTLC, progettato e costruito da Mestriner Moreno.

Dovrebbe far meditare il fatto che la LX711 monofrequenziale, non era meno efficiente della LX811 polifrequenziale.
Rispetto a Lakhovsky, la rivista Nuova Elettronica, producendo la LX811, aveva inconsapevolmente introdotto un importante elemento dimostrativo che, in una magnetoterapia ad alta frequenza, la polifrequenzialità è del tutto accessoria, per cui, non è indispensabile.

Con la nascita della LX811 sorsero aziende che producevano solo i panni radianti e, questo fatto, descrive in modo eloquente la dimensione del fenomeno industriale dedito al parassitismo, di cui Nuova Elettronica fu inconsapevole promotrice.

Prototipo di laboratorio della LX811 con un tipo di panno radiante.

Nella rivista numero 189 fu pubblicata la magnetoterapia con due uscite indipendenti e siglata LX1293 (vedi foto sottostante).
Col numero 189, la direzione della rivista Nuova Elettronica tentò di arginare il nefasto parassitismo industriale dotando la LX1293 di una eprom già programmata che ne complicava il funzionamento.
Questa magnetoterapia differiva dalle precedenti per la maggiore frequenza di successione dei
burst swippati (pacchetti di impulsi a frequenza o crescente o decrescente) in Hz: 156 – 625 – 1250 – 2500. Aveva anche le uscite ad onda intera (bipolari). I singoli burst erano di 100 microsecondi,





Con l'uscita del numero 222 di Nuova Elettronica, aumentò il livello di protezione, pubblicando una nuova magnetoterapia ad alta frequenza, la LX1610
I singoli burst erano di 100 microsecondi, fu anche aumentata la sequenza delle frequenze di burst: 156 – 312 – 625 – 1250 – 2500.
Si introdusse la scansione automatica della sequenza delle frequenze di
burst, prevista ogni due minuti. Era anche possibile inserire un timer che, volendo, attivava la magnetoterapia a partire da 10 minuti fino a 60 minuti. Il tutto comandato dal micro ST6 già programmato (vedi fotografie sottostanti)



La sfacciataggine dei clonatori giunse al punto cruciale, con la richiesta alla direzione della rivista del programma dell'ST6 che non fu mai concesso a nessuno.

Il processo replicativo iniziò in Italia in sordina a vantaggio esclusivo di qualche ditta emergente, ma fu in Grecia in cui ebbe una vera e propria dimensione industriale che si estese rapidamente ai paesi dell'est ancora sotto il blocco sovietico.

Diatermia capacitiva e resistiva certificata prodotta da Nuova Elettronica

La punta di diamante di tutte le numerose applicazioni mediche della diatermia capacitiva, in Italia e nel mondo, sono incarnate dal professore Paolo Pontiggia e da Elisabetta Pontiggia, fondatori dell'omonimo Metodo Pontiggia che, dal 1980, applica tutte le indicazioni della ipertermia, soprattutto in campo oncologico. Ha sede a San Genesio ed Uniti (Pavia) in via Trieste 4/f – http://www.ipertermia.org/

Magnetoterapia ad alta frequenza con due canali comuni

Magnetoterapia a bassa frequenza con due canali comuni

Magnetoterapia ad alta frequenza con due canali (uscite) indipendenti anche in frequenza

Le soprastanti magnetoterapie dotate di due canali comuni sono costituite da due uscite indipendenti, ma comuni in frequenza.



BREVI CENNI STORICI



I primi apparecchi elettroterapici ad alta frequenza in cui si riconoscono i principi basilari delle cosiddette magnetoterapie ad alta frequenza, furono progettate in Francia dopo il 1925 da George Lakhovsky (1870 – 1942) e prodotte dalla ditta Colysa fondata da Lakhovsky medesimo.

Prima del 1925, l'elettroterapia ad alta frequenza fu praticata con successo in Europa e in America, esclusivamente nella forma di diatermia resistiva mentre, quella capacitiva, si praticava su un apposto lettino il cui materasso costituiva l'isolamento di un elettrodo total body, mentre il manipolo non era isolato. Questa metodica era chiamata auto condensazione” dove, il medesimo paziente, di fatto, costituiva una delle armature di un condensatore.
La scoperta della “
febbre artificiale” risale al 1890. Fu opera del francese Arséne D'Arsonval primo autentico biofisico della Storia della Medicina. Secondo i dettami nazionalistici, i francesi la chiamarono darsonvalizzazione (d’Arsonvalisation) , mentre in Italia, alcuni decenni più tardi, si chiamava marconiterapia l'ipertermia operante alla frequenza di 27 Mhz.
Il termine diatermia fu coniato in Germania e ufficializzato non senza fatica durante il congresso internazionale di Vienna del 1930, ed è tuttora in uso. Attualmente, la diatermia viene anche chiamata ipertermia ad alta frequenza o, più semplicemente, ipertermia.
I cultori di questa metodica terapeutica, assolutamente non invasiva, sono in rapida crescita in tutto il pianeta.

Quando l'elettronica doveva ancora nascere, Arséne D'Arsonval con il determinante concorso di Paul Marie Oudin (1851–1923), progettarono un semplice ed efficiente circuito elettrico risonante alla frequenza di alcune centinaia di chilohertz che, immutato, rimase in auge fino ai primi anni Quaranta del secolo scorso.

Successivamente, l'apporto tecnico e culturale di Nicola Tesla produsse sostanziali migliorie e, con l'avvento delle valvole termoioniche, la diatermia divenne anche capacitiva, con ambedue gli elettrodi isolati.

Attualmente, esiste un apparecchio molto famoso soprattutto in Italia ed in Spagna per diatermia capacitiva e resistiva che opera alla frequenza di circa 500 Khz, denominato Tecar-terapia, il cui merito è quello di riprodurre i fasti delle origini che, col tempo, si persero nella esplorazione di frequenze molto maggiori di quelle primitive con cui si tentava di aumentare l'azione termica dell'alta frequenza.

In origine, la diatermia non aveva ancora applicazioni oncologiche, ma era usata come potente antinfiammatorio soprattutto nelle patologie settiche locali, ad esempio nella blenorragia e nelle malattie polmonari. Altri importanti settori terapeutici erano tutte le patologie artroreumatiche e muscoloscheletriche.
L'ipertermia funzionava molto bene nell'era preantibiotica e, nonostante il tempo trascorso, non ha perso nulla dell'antica efficienza.
Nella Medicina, a livello mondiale, l'ipertermia è una terapia biofisica di provata efficacia, quindi non prescrivibile come compassionevole. L'ipertermia è tuttora un potentissimo presidio terapeutico in infettivologia. A partire dalla temperatura di 41 °C fino alla temperatura massima di 43 °C si ottengono effetti diretti (immediati) e indiretti (differiti) su qualunque popolazione batterica, compresa l'azione immunomodulante con cui si è in grado di debellare in modo permanente tutte le patologie ad eziologia batterica, a torto considerate croniche.

La febbre artificiale, potendo manifestare plurimi effetti sistemici, espande le note nozioni dell'azione del calore in ambito loco-regionale.
Qualora la cultura dell'ipertermista si limitasse alla nozione sinteticamente contenuta nella sola parola “ipertermia”, il medesimo ipertermista si priva di ulteriori potenzialità terapeutiche. Ad esempio, l'ipertermia aumenta moltissimo l'efficacia della antibioticoterapia e della chemioterapia antineoplastica e, in clinica oncologica, qualora l'ipertermia preceda la chirurgia ablativa, anche in questo caso, ne aumenta il successo terapeutico.

La diatermia non è per nulla una terapia palliativa. La diatermia non è affatto la terapia dei disperati.



LA CAUSA CHE DETTE ORIGINE ALLA PRIMA MAGNETOTERAPIA
AD ALTA FREQUENZA



La tecnica delle origini, consentiva solo la pratica della diatermia pulsata mediante treni d'onda smorzati; questa metodica era intrinsecamente sicura. Vale a dire che, anche non volendo, la “febbre artificiale” indotta mediante inviluppi d'onda smorzati, subentrava in modo molto graduale.
Negli apparecchi per diatermia, tutti di costruzione francese, si misurava la corrente ad alta frequenza somministrata al paziente, mediante un sensibile milliamperometro termico (poi scomparso) con cui si ricavava automaticamente il valore efficace che consentiva un ottimo controllo della terapia molto meglio di un moderno wattmetro per alta frequenza.
I trattati di elettroterapia di inizio secolo XX consigliavano ai neofiti di addestrarsi, riscaldando soprattutto pomodori ed anche cocomeri, tenendo contemporaneamente sotto controllo la temperatura, la corrente erogata e il tempo. Le rare elettrocuzioni, erano il risultato della dolosa superficialità dell'operatore.

Con la diffusione degli spark gap rotanti, si riuscirono a generare onde quasi continue (CW) che erano molto più rapide nell'indurre la “febbre artificiale”.
Il terapeuta doveva necessariamente possedere il totale controllo della somministrazione delle onde continue ad alta frequenza, altrimenti correva il rischio di provocare irreparabili danni termici nei tessuti biologici, ma così non fu; in tutta Europa si moltiplicarono a dismisura i casi di pazienti con organi interni letteralmente lessati e la moria sembrava non cessare.

George Lakhovsky, che era noto per essere il massimo progettista di apparecchi per diatermia, al contempo, fu colto da grandissima indignazione, ira e vivo dolore per la diffusa superficialità e incompetenza di tanti presunti terapeuti, fu così che nel 1925 (annus orribilis) giurò che non si sarebbe mai più dedicato allo studio della diatermia.
Gli effetti del suo giuramento furono immediati e radicali. Non volle mai più associare il suo nome a potenziali strumenti di morte, al punto di rinunciare a completare un apparecchio per diatermia total body espressamente dedicato per la cura dei sifilitici.
Nella sua mente, cominciò ad albergare un pensiero ossessivo che lo assorbì totalmente: riuscire a porre rimedio ai disastri di cui si riteneva in qualche modo coinvolto.

Col passare del tempo, si convinse della possibilità di riuscire a progettare un apparecchio medicale a radiofrequenza, ma totalmente innocuo, in grado di generare unicamente effetti benefici che, se anche fosse stato in mano ad un pazzo, non avrebbe mai potuto produrre la morte di nessuno.

L'idea, all'apparenza utopica, divenne realtà verso la fine degli anni Venti. Durante il congresso internazionale di Vienna del 1930 dedicato all'uso terapeutico delle alte frequenze, dove Lakhovsky, tramite il suo portavoce cattedratico, il genovese prof. De Cigna, presentò un innovativo oscillatore ad onde multiple (MWO) che, in Francia, aveva già prodotto guarigioni in tutti i numerosi ospedali di Parigi.

L'MWO progettato da Lakhovsky, fu la prima macchina elettrica terapeutica ad alta frequenza che operava in campo vicino.

La macchina generava inviluppi bipolari di potenti campi elettrici e magnetici ad alta e altissima frequenza, coprendo tutto lo spettro elettromagnetico fino ad alcuni gigahertz (GHz), ma totalmente privi di effetti termici. Alla massima potenza il campo elettrico dell'MWO raggiungeva i 300.000 volta.

Primo modello di MWO privo del collegamento a terra del paziente

Lakhovsky medesimo presenta l'MWO

Uno degli ultimi modelli di MWO

Manca la piastra di terra che migliora l'azione terapeutica

Se la distanza dalla sorgente radiante è inferiore alla lunghezza d’onda, si è in condizioni di campo vicino; in caso contrario si è in condizioni di campo lontano. In campo vicino il campo elettrico E e il campo magnetico H sono indipendenti.
In campo vicino il campo elettrico E = 377*H, vale a dire: resistenza del vuoto (circa 377 ohm) moltiplicato per l'intensità del campo magnetico.

In campo vicino, gli inviluppi magnetici ed elettrici, anche alla medesima frequenza, non determinano vere e proprie onde elettromagnetiche spaziali, ma sono ancora nella forma di distinte variazioni vettoriali scalari di intensità di campo ad alta frequenza, ma già molto attive sul piano biofisico; motivo per cui l'Autore ha ribadito che l'interazione di campo (elettrico e/o magnetico) e non l'interazione d'onda (risonanza) è la vera origine degli effetti terapeutici dell'MWO che, in quanto tali, ritroviamo in tutte le cosiddette magnetoterapie ad alta frequenza di recente costruzione.

Dato che, in campo vicino il campo elettrico E e il campo magnetico H sono indipendenti, sono anche indipendenti gli effetti terapeutici.

Attualmente, la Fisica moderna ha unificato il campo elettrico e quello magnetico nell'unico campo elettromagnetico. In precedenza, i due campi sembravano diversi ma, in ambito biologico, l'interazione con uno dei due non è identica all'altro.

Altri dati biofisici sperimentali dimostrano quanto sopra detto, il più eclatante dei quali è l'azione terapeutica del campo elettrostatico sia monopolare sia bipolare.
La constatazione empirica dell'azione biofisica dei campi elettrostatici, risale alla fine del 1700. Esiste un'ottima ed estesa bibliografia da cui si ricava la storia dell'applicazione in terapia medica dei campi elettrostatici. Segue una breve sintesi dei fatti.
La macchina elettrostatica a frizione di
Ramsden a cui fece seguito quella di Nairne, tutte di costruzione inglese, furono le uniche macchine elettrostatiche utilizzate per decenni unicamente in campo medico, poi sostituite dalle più potenti macchine ad induzione a cominciare dalla bella macchina di Carré che funzionava contemporaneamente sia a frizione che a induzione, successivamente surclassata dalle più potenti macchine elettrostatiche a dischi multipli di Holtz, Bonetti, Toepler, Voss e Wimshurst.

Macchina elettrostatica a frizione di Ramsden anche detta “ruota medica”





Versione migliorata della macchina a cilindro (elettrostatica a frizione) costruita da Nairne

La macchina elettrostatica a frizione di Nairne perfeziona la precedente e coeva “ruota medica” (miglioramento della macchina di Ramsden) che anticipa di circa ottanta anni la produzione in serie delle prime macchine medicali faradiche ad induzione elettromagnetica per cui, la macchina elettrostatica di Nairne si può ben definire, in assoluto, il primo elettromedicale che ebbe successo commerciale in Europa e in America.

Macchina elettrostatica a induzione di Toepler – Holtz

Macchina elettrostatica di Bonetti a dischi multipli a induzione


Macchina elettrostatica di Wimshurst a induzione.

Alla fine del 1800 e per i primi anni del 1900 le macchine elettrostatiche a induzione a dischi multipli erano usate in terapia medica per generare intensi campi elettrostatici per l'effluvio-terapia per la terapia di singoli e di gruppo, per attivare i circuiti risonanti D'Arsonval-Oudin e per eccitare i primi tubi radiografici.
I minimi potenziali usati erano di 75 Kv, normalmente si operava con 110 Kv fino ad un massimo di 750 Kv con cui si elettrizzavano anche grandi ambienti in cui, se necessario, si praticava la terapia elettrostatica di gruppo.

Per vedere quali dimensioni raggiungevano le macchine elettrostatiche medicali alla fine dell'800, consultare:
http://www.coe.ufrj.br/~acmq/medicalmachines/

Per vedere cosa produce una macchina elettrostatica in funzione, consultare:

https://www.flickr.com/photos/12049698@N02/sets/72157601636717434/h

Una divertente serie di foto e di link sulle macchine elettriche:

http://www.fotolibra.com/gallery/1021592/glass-globe-static-electric-machine/like/

Per l'approfondimento si consiglia lo studio del meraviglioso sito : http://www.coe.ufrj.br/~acmq/electrostatic.html
tutto dedicato alle macchine elettrostatiche di tutte le epoche.

In Europa e soprattutto in America i campi elettrostatici furono applicati
con successo in terapia medica per oltre 120 anni !

Per fuggire inorriditi dall'evidenza
si può sempre evocare l'onnipotenza dell'effetto placebo

Una ulteriore chiave di lettura dei fenomeni biofisici è il fatto che, in ogni caso, le suddette applicazioni terapeutiche inducono nei tessuti delle microcorrenti di spostamento dell'ordine di qualche microampere fino ai nanoampere per centimetro quadrato.

Al fine di chiarire cosa si intende per azione terapeutica dell'MWO si deve sempre rammentare che l'esposizione a questa macchina e a quelle derivate si praticava normalmente da 30 a 45 minuti fino ad un massimo di un'ora, all'incirca una volta alla settimana e, a miglioramento, si rimandava l'esposizione a scadenza quindicinale mentre, per il mantenimento, l'esposizione era mensile. Dal punto di vista protezionistico, chi ha orecchi per intendere, intenda.

Per Lakhovsky l'MWO era costruito in forma essenziale, ma in realtà era estremamente ridondante, per cui, le vere cause efficienti erano nascoste dalla medesima ridondanza. Per l'approfondimento si rimanda all'articolo dell'Autore: Il Precursore.

Per ulteriore approfondimento si rimanda al capitolo del Super Marco dal titolo: Elementi quantistici osservabili nel corso delle terapie attuabili con il Super Marco.



I TRE PRINCIPI FONDAMENTALI BASILARI DELLA MAGNETOTERAPIA



La Vita è il risultato della continua interazione di elementi fisici essenziali tra loro opposti.
(Marco Montanari)



Nel corso dei primi anni Ottanta del secolo scorso molti ricercatori si chiesero quali dovessero essere le caratteristiche di una qualunque magnetoterapia soprattutto nei riguardi della sicurezza, di cui attualmente si occupa la Protezionistica elettromagnetica.
La certezza di operare in tutta sicurezza, deve comunque precedere quello dell'azione terapeutica: primum non nocere (prima di tutto non nuocere) recitava il primo assioma dell'antica farmacologia.

Quelle metodiche terapeutiche che attualmente definiamo come magnetoterapia a bassa o ad alta frequenza indicherebbero l'uso di un campo magnetico pulsato a bassa o ad alta frequenza. In realtà, solo la dizione di magnetoterapia a bassa frequenza corrisponde al vero, vale a dire che quest'ultima, utilizza come unico agente biofisico il campo magnetico pulsato mentre, le cosiddette magnetoterapie ad alta frequenza possono operare con campi in prevalenza elettrici o magnetici ad alta frequenza, somministrati in burst a bassa frequenza (si veda le magnetoterapie di Nuova Elettronica).
Ogni singolo
burst è simile ad una piccola “esplosione” sia monofrequenziale sia polifrequenziale (sweep) la cui durata può variare da alcuni microsecondi a circa 200 microsecondi. Ogni burst contiene un “pacchetto” di onde fondamentali, unitamente alle corrispondenti armoniche, il cui inviluppo è simile alla emissione di una nota musicale seguita da un periodo silente che svolge importanti funzioni biofisiche tra cui anche quella in ambito protezionistico con la riduzione del valore efficace dell'induzione a valori esigui.

L'Autore definisce il periodo silente anche come periodo metabolico, vale a dire che, necessariamente, l'interazione biofisica deve produrre immediati effetti biochimici.

Attualmente, tutte le magnetoterapie ad alta frequenza emettono campi in prevalenza elettrici e, in commercio, non esistono magnetoterapie ad alta frequenza operanti in campo magnetico puro, ma l'Autore, da tempo ha progettato una eccellente magnetoterapia ad alta frequenza operante esclusivamente in campo magnetico che sarà in produzione.
Le magnetoterapie ad alta frequenza che emettono in prevalenza campi elettrici,
lavorano in tensione mentre, le magnetoterapie ad alta frequenza che emettono unicamente campi magnetici, lavorano in corrente (per l'approfondimento si rimanda all'articolo dell'Autore: Configurazioni elettroniche delle magnetoterapie). Quest'ultima premessa determina la diversa costruzione delle interfacce biofisiche che, erroneamente, sono ancora chiamate applicatori.

Le magnetoterapie che operano in tensione hanno interfacce biofisiche costituite da antenne filari aperiodiche (non sintonizzate) per contro, le magnetoterapie che operano esclusivamente in campo magnetico hanno interfacce biofisiche costituite da speciali bobine in grado di funzionare (risuonare) ad alta frequenza. La costruzione delle bobine per alta frequenza, contrariamente alle antenne filari aperiodiche, è particolarmente critica.

Dal punto di vista biofisico, tra i campi elettrici e quelli magnetici non esiste identità (uno non vale l'altro) ma, esiste la complementarietà.

In primis, le basi stesse della vita si possono riconoscere nel fatto che, i campi elettrici positivi e negativi, producono effetti sia attrattivi sia repulsivi per cui, tutte le strutture biologiche, a tutti i livelli, sono viventi perché costruite in funzione dell'interazione dei campi elettrici di polarità positiva e negativa, a partire dai potenziali elettrici cellulari di membrana che sono negativi all'interno delle cellule e positivi all'esterno, fino alla generazione ed alla conduzione degli impulsi nervosi; l'elenco potrebbe continuare e sarebbe molto lungo e, solo in parte, è contenuto nella gigantesca Elettrochimica.

La Vita è il risultato della continua interazione di elementi fisici essenziali tra loro opposti.

I biochimici devono riconoscere il fatto inoppugnabile che tutte le strutture viventi sono tali unicamente per il concorso di due dimensioni fisiche fondamentali e coesistenti: la dimensione biochimica (fermionica associata alla materia condensata dotata di massa) che, a sua volta, è governata da quella biofisica (bosonica priva di massa, vale a dire i campi). Ambedue sono complementari ed entangled.
V
ale a dire che, un qualunque processo biochimico, che per antonomasia è fermionico, si presenta istantaneamente anche in modo biofisico che, per antonomasia è bosonico, e viceversa.
Quest'ultima dualità è emblematica della conservazione dell'ordine, nella forma della simmetria quantistica che, al contempo, è biochimica e biofisica, la cui rottura si chiama malattia.
Quante volte a chiunque è capitato di avvertire il cambiamento climatico tramite i dolori ossei o quelli localizzati ad una vecchia cicatrice ?

L'equilibrio dei potenziali elettrici endogeni è modificabile mediante i campi elettrici ambientali.

Le variazioni climatiche dal bello al brutto tempo, comportano parallele variazioni del campo elettrostatico ambientale.
L'ampiezza di dette variazioni è a dir poco gigantesca ed enormemente maggiore delle possibili variazioni dei campi elettrici di origine antropica. Tutti gli individui, prima o poi, accusano malesseri psicofisici più o meno persistenti dovuti alle variazioni del campo elettrico ambientale.

La scienza che si occupa di studiare questi fenomeni è la Bioclimatologia Medica. Un riferimento è l'Istituto di Geofisica e di Bioclimatologia Sperimentale del Garda (IGBSG) che prosegue la tradizione dell’antico Osservatorio meteorologico fondato dal Prof. Angelo Piatti e inaugurato da Quintino Sella nel 1883, con sede nella “Specola”, torre orientale del castello di Desenzano del Garda.

http://www.igbsg.it/chi_siamo.html

Il ruolo sia profilattico che terapeutico dei campi elettrostatici, fu autonomamente preconizzato negli anni 90 del Secolo scorso da Bartolomeo Audisio che ignorava l'uso intensivo dei medesimi campi nel corso di tutto il secolo XIX.

Esiste una particolarità tipica dell'interazione dei campi elettrici con le strutture biologiche. I campi elettrici, agiscono dall'esterno verso l'interno delle cellule sia in forma statica sia in frequenza.

Qualora si operi in regime di microcorrente (circa 10 – 30 microampere per centimetro quadrato) e, considerando gli elementi basilari della bioimpedenziometria, si ricava che i campi elettrici a bassissima frequenza (da 1 a circa 5000 Hz) rimangono confinati nello spazio extracellulare anche detto matrice extracellulare dove, sul piano terapeutico, svolgono imponenti azioni antinfiammatorie e immunomodulatrici che l'Autore ha osservato mediante il “generatore di microcorrenti” a sua volta derivato dal “semplice generatore neofaradico”.

Aumentando la frequenza, da circa 40 KHz e oltre, le variazioni di potenziale penetrano anche nell'interno delle cellule, ma senza produrre danni alla parete cellulare. Le frequenze superiori ad 1 MHz interagiscono con la medesima parete cellulare, producendo l'effetto detto di “rilassamento della parete cellulare” che aumenta progressivamente fino alle altissime frequenze.
Aumentando progressivamente la frequenza e mantenendo molto bassa la potenza veicolata, si osserva che la biofisica della membrana cellulare non è più in grado di opporsi alle rapidissime variazioni di flusso del campo elettrico, per cui, dato che l'interazione biofisica non comporta la distruzione della parete cellulare, si dice che quest'ultima “rilassa”, lasciando entrare nella cellula l'energia associata al medesimo campo elettrico che può avere effetti termici. Questi ultimi si manifestano quando la potenza veicolata eguaglia o supera i 10 watt; inoltre gli effetti termici oltre che dalla frequenza dipendono anche dal tempo di esposizione.

Gli effetti termici dei campi elettromagnetici sono certamente dannosi e sono al primo posto nell'elenco dei possibili danni indotti dall'esterno:

I tre assiomi della protezionistica dei campi elettromagnetici prodotti dagli apparecchi magnetoterapici



              1. NON DEVONO GENERARE EFFETTI TERMICI.

              2. NON DEVONO GENERARE EFFETTI RADIOMIMETICI.

              3. NON DEVONO GENERARE EFFETTI ECCITOMOTORI.

    -

Qualora lo standard dell'interazione biofisica rimane nell'ampio intervallo dell'induzione delle microcorrenti, nessuno dei tre divieti basilari ha modo di esprimersi ma, esiste anche un quarto elemento di carattere protezionistico che è ancora da comprendere nella sua totalità, consiste nella possibilità di indurre effetti oncotrofici.
L'oncotrofismo è ben diverso dalla oncogenesi
. Consiste nel fatto che uno stimolo biofisico, non solo di tipo elettromagnetico ma anche biochimico, possa favorire la moltiplicazione cellulare di un carcinoma che era insorto per altre cause e comunque già presente.
Il padre di questa idea, per nulla peregrina, fu
Robert Otto Becker (May 31, 1923 − May 14, 2008) che, negli anni Sessanta del secolo scorso, fu un chirurgo ortopedico ed un ricercatore in elettro-fisiologia ed elettro-medicina.
Il medesimo è rimasto ignoto alla stragrande maggioranza di coloro che si occupano di protezionistica e di biofisica quantistica.
Robert Becker fu il primo ricercatore che ipotizzò e indagò in merito all'esistenza di effetti nocivi dovuti alla prolungata esposizione ai campi elettrici prodotti dai grandi elettrodotti ad altissima tensione.

Robert Otto Becker

La genesi del problema è apparentemente semplice. Il professore ortopedico Robert Becker aveva scoperto come attivare la rigenerazione tessutale nei topi, mediante esigue microcorrenti dell'ordine di alcuni nanoampere mediante una particolare tecnica, rimasta del tutto sperimentale, di impianto di un innovativo generatore di microcorrente in corrente continua (vedi: The body electric).
La domanda cruciale sorge spontanea, l'ordine di grandezza di un debole stimolo biofisico può essere captato come altrettanto trofico da parte un
focus di cellule tumorali ?

L'Autore, è consapevole di buttare benzina sul fuoco che arde perenne nella mente di quei terroristi che sono incessantemente alla ricerca di proseliti e che, credendo di far bene, ambiscono vedere ovunque dei potenziali pericoli per la salute.
I medesimi sono filosoficamente dediti all'alterazione e/o alla non corretta interpretazione dei dati di carattere protezionistico o, sempre credendo di far bene, estrapolano dati particolari che poi riversano in ambito generale, con conclusioni sempre apocalittiche.
Come tutti i terroristi, prediligono l'ovvietà delle loro teorie che assumono il rango di certezze, denigrando l'evidenza dei fatti, che deriva dalla pratica, anteponendo sempre e comunque il dubbio in forma iterativa.
Essi ritengono che
dubitare sempre e comunque, anche contro ogni opposta evidenza, sia sempre doveroso perché ritengono a priori che la Scienza celi sempre e comunque delle fregature.
Le conseguenze comportamentali assumono la
dimensione delle psicosi.
Le carenze culturali sono numerose, alcune sono: il ruolo del tempo, il generico concetto di dose, la differenza tra probabilità statistica e probabilità quantistica, la differenza tra logica aristotelica e logica quantistica, come si arriva alla certezza di un qualunque dato e, soprattutto, ignorano che
la Scienza, in quanto tale, prima di tutto si impegna a riprodurre i fenomeni con modalità differenti e, solo dopo, cerca di spiegarli.
Altrimenti, operando solo con fervida fantasia e stando comodamente seduti in poltrona, si scoprono le nefandezze delle scie chimiche, le malefatte climatiche delle HAARP, i malefici nodi di Hartman, si buttano i propri soldi nei biointerruttori, si diventa preda dei falsi geobiologi, si crede ai paladini del moto perpetuo e, soprattutto, alla facile produzione di energia elettrica gratis; e questo è solo l'inizio di un lungo elenco in cui la componente assiomatica, al contempo terroristica e complottistica, la fa da padrone.

L'Autore (Marco Montanari) per oltre 30 anni della sua vita si è volutamente esposto per circa otto ore giornaliere (in prevalenza notturne) ai campi elettrici e magnetici di molte varietà di magnetoterapie a bassa e ad alta frequenza e di elevata intensità, con l'intento di provare se, oltre agli effetti utili, vi fossero anche quelli dannosi, tra cui l'oncogenesi. Attualmente, nel dicembre 2016 e prossimo al settantesimo anno di età, dopo avere superato le novantamila ore di volontaria esposizione, può affermare che il medesimo conserva un ottimo stato di salute e, al contempo, con la magnetoterapia ad alta frequenza e le altre elettroterapie, riesce a fronteggiare gli immancabili acciacchi dell'incipiente senescenza.
Certamente “
una rondine non fa primaverama, la suddetta citazione, a coloro che sono obiettivi, non ha solo un contenuto aneddotico.

Il presunto problema dell'oncotrofismo, che per ora rimane insoluto, sarebbe causato unicamente dalla prolungata interazione con campi elettromagnetici molto deboli che sono il vanto di molte magnetoterapie sia a bassa sia ad alta frequenza, in quanto sembrerebbero disporre di tutti gli assiomi protezionistici e perché in linea con i dettami quantistici che, non a torto, sostengono che i maggiori effetti biofisici si ottengono con l'applicazione di deboli potenze elettromagnetiche. Tutte le medaglie hanno sempre due facce e, soprattutto, “in medio stat virtus”.

L'Autore, da sempre preferisce l'evidenza della pratica alla pura teoria, vale a dire che, come diceva A. Einstein, la pratica è quando nessuno sa niente e tutto funziona e la teoria è quando tutti sanno tutto e niente funziona.
Einstein completava l'apoftegma dicendo: esiste anche il caso in cui nessuno sa niente e niente funziona, che non è quello dell'Autore.



LE MAGNETOTERAPIE NON DEVONO GENERARE EFFETTI TERMICI

L'Autore raccomanda ai lettori di consultare il Progetto MEM : www.progettomem.it/

Progetto MEM – Monitoraggio Elettromagnetico Ambientale



Curva del processo detto di rilassamento della parete cellulare.

Con l'aumentare della frequenza, la permettività dielettrica relativa diminuisce e la conduttività aumenta.
( Tutti i disegni sono tratti da Internet -
www.progettomem.it )



Con l'aumentare della frequenza aumenta l'effetto termico.
Per approfondire -
Progetto MEM – Monitoraggio Elettromagnetico Ambientale:

Monitoraggio ambientale dei campi elettromagnetici di origine antropica nelle bande elf- lf-hf-vhf-uhf (50Hz, 100kHz-3gHz)
cliccare sulla sfera nera >
I meccanismi d’interazione del campo elettromagnetico con i tessuti biologici
cliccare sulla sfera nera >



É TUTTO UN GIOCO DI PICCOLI EFFETTI E DI GRANDI CONSEGUENZE



I CAMPI ELETTRICI :

I campi elettrici alternati o monopolari, diversamente dai campi magnetici anch'essi alternati o pulsati, interagiscono immediatamente con i tessuti viventi quindi, i campi elettrici, rispetto a quelli magnetici, hanno una maggiore sezione d'urto biofisica, che consiste nella maggiore probabilità di indurre immediati effetti biochimici e/o bioelettrici come l'evocazione del dolore, fenomeno associato a qualunque processo infiammatorio anche non di tipo massimale mentre, quest'ultimo evento, è sempre associato al dolore spontaneo che, per definizione, è naturalmente massimale.
I campi elettrici agiscono in profondità, in tutti i tessuti e in tutte le regioni corporee e decadono in funzione del quadrato della distanza.

  1. Qualora localmente, l'intensità di campo è dell'ordine di grandezza del potenziale cellulare, il campo elettrico promuove una corrente ionica di spostamento capacitiva endocellulare che si propaga all'interno delle cellule, seguendo le linee di flusso del campo esogeno.

  2. Qualora il potenziale esogeno è maggiore di quello endocellulare, la medesima cellula fronteggia le cariche esogene con eguali cariche endogene, ma di segno opposto, per cui impedisce al potenziale esogeno di disturbare l'equilibrio elettrochimico endocellulare. Se così non fosse, il forte campo elettrico tra nubi e suolo di un temporale, potrebbe uccidere chiunque. Un altro esempio è la cardioversione che si pratica con il defibrillatore. L'energia necessaria per vincere le resistenze biofisiche e per ottenere la risposta del pacemaker del nodo del seno atriale è veramente grande, va da 130 J fino a 360 J con potenziale elettrico da 2000 a 4000 volta. La corrente impulsiva erogata da un defibrillatore monofasico può superare i 60 A, di meno con il defibrillatore bifasico.

  3. Queste due evenienze costituiscono la regola di Maxwell-Wagner-Sillars.

In ambedue i casi esiste comunque l'azione del campo elettrico all'interno della matrice extracellulare nella quale il campo esogeno promuove correnti ioniche di spostamento unitamente alla formazione di cluster proteici bipolari che, a causa dell'elevatissima costante dielettrica dell'acqua che localmente non subisce riduzioni (circa 80) aumentano di dimensione (totemizzano), reclutando altri cluster, per cui aumenta localmente il loro potenziale elettrico, al punto che la carica elettrostatica giunge al potenziale attrattivo, di collasso dei medesimi cluster che, sempre localmente, comporta una debole emissione di energia termica.
L'Autore ha chiamato questo fenomeno, Blend and Drag (delicato rimescolamento) del contenuto della matrice extracellulare, che ne aumenta notevolmente la reattività biochimica. Questo è il caso in cui un campo elettrico origina effetti biochimici locali.

É chiaro che ogni aumento di tipo generale della temperatura, ad esempio dovuta alla frequenza, rende difficoltosa la formazione dei cluster e, se inibisce l'attività batterica, per contro, può generare effetti oncogenetici.



I CAMPI MAGNETICI PULSATI :

Per i campi magnetici pulsati, tutto è trasparente, le pareti cellulari di qualunque tipo non impediscono l'ubiquitaria formazione di correnti ioniche di spostamento, analoghe, ma molto più deboli, delle correnti parassite o correnti di Foucault o correnti di eddy (dall'inglese eddy: vortice) tipiche dei metalli.
L'interazione biofisica viene prodotta ovunque, sia all'interno sia all'esterno delle cellule, per cui il
Blend and Drag è finemente distribuito in ogni tipo di tessuto, compresi gli eventuali batteri il cui contenuto endocellulare viene depolarizzato con effetti batteriostatici, poi con effetti genericamente antisettici. Questo è il caso in cui un campo magnetico pulsato origina effetti biochimici generali con geometria lagrangiana.

Il campo magnetico pulsato può produrre fenomeni biofisici a livello molecolare e previsti nella teoria del Caos, nei quali domina l'attrattore di Lorenz. L'azione dei campi magnetici è associata alla loro distribuzione spaziale (in campo vicino o in campo lontano) nella fattispecie, campo vicino, il campo magnetico decade in funzione del cubo della distanza.

Il lettore non perda la consultazione dei seguenti due link

https://it.wikipedia.org/wiki/Attrattore_di_Lorenz

http://www.chaos-math.org/it/chaos-vii-attrattori-strani

Con un singolo campo magnetico la maggiore profondità corporea si raggiunge col campo interpolare (quello tra i due poli) detta anche magnetoterapia in gradiente di campo la cui geometria consente di attuare molto meglio gli effetti biofisici secondo l'attrattore di Lorenz.

Per aumentare la distanza dell'interazione biofisica, si usa il campo concatenato, attuabile in diverse modalità.
Non è assolutamente detto che, i campi singoli e quelli concordi (attrattivi = N fronteggia S e viceversa), siano i soli a produrre effetti biofisici, ma esiste anche la possibilità dell'interazione biofisica mediata da
due o più campi in opposizione o discordi in configurazione parallela o coassiale.
Anche con l'interazione di due campi magnetici, uno statico e uno pulsato, si aumenta la profondità corporea interessata dalla variazione di flusso.

La variazione di flusso dei campi magnetici, in ambito biologico diventa una corrente di spostamento ma, in ogni caso, genera locali e plurime differenze di potenziale elettrico in cui, i campi elettrici, sono tutti concordi, vale a dire, in fase. Quest'ultima fenomenologia biofisica consente l'instaurarsi del processo di coerenza quantistico dove, i numerosi eventi terapeutici dipendono solo dal tempo.
L'ignoranza di quest'ultima affermazione, vale a dire che tutti i processi quantistici biofisici operano nel dominio del tempo, consente a molti di stupirsi se l'applicazione terapeutica dei campi magnetici pulsati si deve protrarre per almeno otto ore (minimo cinque) come giustamente prescriveva Basset, il precursore della magnetoterapia ortopedica e reumatologica fin dal 1980.

IL TEMPO É IL MODO CHE HA LA NATURA DI EVITARE CHE TUTTO SUCCEDA IN UNA VOLTA

(John Wheeler)

L'Autore, sintetizzando, usa ricordare che tutti gli eventi terapeutici biochimici e/o biofisici sono sempre farmacologici e non miracolistici.

In particolare e in funzione del caso, l'applicazione dei campi magnetici pulsati può anche essere incessante, vale a dire 24 ore su 24.

I soliti terroristi non possono “a prioriimpedirsi di vagheggiare i più orribili effetti dannosi.

Con i campi magnetici pulsati, è più difficoltosa l'evocazione del dolore, essendo più lento il processo di depolarizzazione endocellulare, in parte compensato da analoghe correnti generate nella matrice extracellulare ma, dato che la matrice extracellulare è molto ridotta, perseverando nella stimolazione, prevale comunque la depolarizzazione endocellulare che, in ogni cellula, non deve superare i 5 millivolt.

Dal punto di vista terapeutico, i campi magnetici pulsati, sono molto più tranquilli e manipolabili dei campi elettrici.

Vengono facilmente promossi i fenomeni biofisici di tipo quantistico poiché, l'instaurarsi del processo di coerenza quantistico, è del tutto automatico e insito nella medesima fenomenologia del campo magnetico pulsato di interagire biologicamente con modalità ubiquitaria, vale a dire, contemporaneamente all'esterno come all'interno delle cellule.

Per i campi magnetici pulsati, la probabilità di indurre effetti termici è pressoché nulla, in quanto nei tessuti biologici non esistono elettroni liberi come nei metalli, per cui non è possibile generare le correnti termiche di Foucault; è per questo motivo che non ci scottiamo qualora appoggiassimo una mano su un piano di cottura ad induzione mentre è in funzione.



LE MAGNETOTERAPIE NON DEVONO GENERARE EFFETTI RADIOMIMETICI



Nei primi anni Ottanta del secolo scorso, fu presa molto in considerazione l'ipotesi dell'azione radiomimetica dei campi elettromagnetici a frequenze molto lontane di quelle tipiche dei raggi X o gamma. Verso la fine degli anni Ottanta, le suddette ipotesi non trovarono validi elementi probatori, per cui decadde definitivamente l'idea della radiomimesi.

Il divieto rimane comunque attivo, al fine di ricordare a chiunque i possibili effetti dannosi dei campi elettromagnetici.

Attualmente, è di grande interesse culturale valutare le cause che, in ambito medico, generarono l'ipotesi dell'azione radiomimetica che, purtroppo solo in teoria, potrebbero aiutare la presa di coscienza dei terroristi di cui sopra.

I fisici, salvo omissioni, oggi ritengono di avere completato l'elenco dei costituenti l'intero Universo.
Rimane ancora da chiarire cosa sia la materia oscura ma, certamente, sono noti i “mattoni” che compongono la materia che ci circonda, compresi anche tutti gli “edifici” biologici, di cui siamo fatti.

Lo studio della Storia dell'umano Sapere ci informa che non esistono conoscenze superflue o precoci.

Nell'era dei computer, il futuribile non tarda a farsi strada, soprattutto quando ha solide basi scientifiche.

In ambito medico, si è sempre ritenuto che l'unica dimensione materiale in grado di produrre effetti terapeutici fosse unicamente la materia condensata e strutturata dalla chimica farmaceutica, vale a dire i farmaci.
Il fatto che i fisici chiamano quest'ultima dimensione fermionica e sapere in cosa consiste, ai medici non interessa; essa viene vista al pari di una qualunque etichetta partorita dalla fantasia di qualche azzeccagarbugli di manzoniana memoria.
É dunque una conoscenza che sembra non celare nessun carattere interdisciplinare, per cui, è ritenuta del tutto superflua e ininfluente; infatti :

I fermioni sono particelle subatomiche dotate di spin semi-intero (cioè con valore 1/2, 3/2,…) che seguono la statistica di Fermi-Dirac.
Gli elementi distintivi principali dei fermioni sono l'obbedire al
principio di esclusione di Pauli e il possedere sempre massa; perciò i fermioni sono anche detti “massivi”.

Il principio di esclusione di Pauli stabilisce che in uno stesso sistema non è possibile avere due fermioni con gli stessi numeri quantici.

Detto principio impedisce il compenetrarsi della materia. Tutto si deve impilare, sovrapporre o affiancare, tutto occupa uno spazio tridimensionale. Per oltrepassare un muro o lo si aggira o vi si pratica un foro, ma è impossibile attraversarlo, rimanendo intatti.
Essendo impossibile la compenetrazione è anche impossibile il contatto che, per quanto riguarda i sensi è del tutto virtuale. In questo caso la virtualità sembra reale ma, non lo è.

Esempi di fermioni sono: gli elettroni, i protoni e i neutroni, per cui, tutta la materia conosciuta è costituita da fermioni, che sono responsabili, direttamente o attraverso la loro forza attrattiva, della massa rilevabile in natura.
Per ultimo, tutte le cose che sono dotate di massa non si possono accelerare alla velocità della luce e interagiscono sempre col campo gravitazionale esclusivamente in modalità attrattiva.

Bella scoperta ! I fisici perdono solo del tempo a insegnare cose già risapute, che tutti conoscono benissimo.
Sembrerebbe che a tutti coloro che ambiscono tenere “
i piedi per terranon interessi sottolineare che tutto ciò che ci circonda sia unicamente fermionico (dotato di massa) al punto che, nonostante l'ignoranza, la filosofia positivista ne divenne l'indiscussa paladina, dichiarando che tutto il reale si può preconoscere in termini intuitivi; da cui derivano le numerosissime dichiarazioni o assunti di assoluta ovvietà, etichettate come frutto di un presunto “buon sensodove, l'infallibilità onnisciente di quest'ultimo, sottende l'inevitabile superamento della logica deduttiva aristotelica.
É
ovvio che tutta la terapia farmacologica è fermionica, lo è anche tutta la chirurgia e la fisiologia ma,
un'analisi più accurata,
rivela che non tutta la Medicina è fermionica
anche se i medici farebbero di tutto per ridurre il sapere medico unicamente alla dimensione fermionica e,
solo apparentemente, sembrano esserci riusciti.

Proprio perché non tutta la Medicina è fermionica è assolutamente necessario porre la massima attenzione a quanto segue.

Qualora si chieda a chiunque di descrivere il generale concetto fisico di campo (elettrico, magnetico, gravitazionale) tutti, medici compresi, tacciono.

In ogni caso, i medici utilizzano quotidianamente e in modo intensivo una dimensione fisica diagnostica e terapeutica totalmente diversa dalla fermionica; praticano l'elioterapia o la fototerapia ultravioletta, l'ipertermia, la radioterapia, la laserterapia, la radiografia, la magnetoterapia, la risonanza magnetica, la tomografia assiale computerizzata, e usano la luce scialitica e quella diascopica. Ad esclusione degli ultimi due casi, tutti gli altri effetti biofisici esulano da ogni tipo di ovvia deterministica e precognitiva intuizione.

É forse il caso della pratica secondo Einstein, che è quando nessuno sa niente e tutto funziona ?

Dunque da oltre un secolo i medici utilizzano, volenti o nolenti, gli effetti dei campi elettrici ad alta frequenza come l'elettrobisturi, e l'elettrocoagulazione, ma sembra che non sappiano nulla riguardo ai principi del loro funzionamento.
É pur vero che quasi tutte le persone guidano l'automobile senza sapere come funziona il motore, ma questa ignoranza è sempre giustificabile con l'assioma-vanto positivista del pragmatismo istituzionalizzato ?

Tutto il sapere, compreso quello medico, sembrerebbe ridotto ad un fatto puramente tecnico.

Alla domanda: Quale è la differenza tra Scienza e Tecnica ? Sempre meno persone sanno dare la giusta risposta.

Anche l'uomo del neolitico era positivista e pragmatico; infatti, faceva dell'autentica mineralogia tecnica che gli consentiva di vivere.
Sapeva distinguere i solidi a struttura cristallina o amorfa con frattura concoide come la silice e l'ossidiana, separandoli da quelli metamorfici privi di frattura concoide, usava i primi e scartava i secondi, ma la Scienza è tutta un'altra cosa.

La dimensione fisica diversa e opposta alla fermionica è quella bosonica; vale a dire che i bosoni sono principalmente i campi in genere, totalmente privi di massa in cui le perturbazioni dei medesimi possono viaggiare alla velocità della luce. Ogni campo si associa alla relativa particella subatomica che ha spin intero.
I bosoni seguono la statistica quantistica di Bose-Einstein secondo la quale è possibile trovarne un numero arbitrariamente grande con gli stessi numeri quantici. Vale a dire che tutti i campi bosonici possono coesistere nel medesimo punto dello spazio in numero non infinito, ma comunque, enormemente grande. I fotoni e i gluoni sono esempi di bosoni.
L'elenco soprastante della variegata fenomenologia diagnostico-terapeutica si compone di esempi di applicazioni della dimensione bosonica in Medicina, tutta basata sull'impiego dei campi elettromagnetici che, per antonomasia, sono privi di massa.

Non per nulla il sito informatico in cui l'Autore pubblica queste informazioni si chiama “campi per la vita
www.fieldsforlife.org.

UNA NECESSARIA PRECISAZIONE

Tra i bosoni mediatori delle forze, i gluoni, i gravitoni e i fotoni hanno massa nulla, ma i bosoni W e Z hanno massa, ce l'ha anche il bosone Higgs il cui campo permea tutto l'universo, ma quest'ultimo non si identifica con l'Etere.

Tutto ciò che esiste sulla Terra è costantemente immerso in un bagno elettromagnetico di provenienza solare, terrestre e antropica, oltre a quella parte non indifferente di provenienza galattica, unitamente a quanto giunge a noi dallo spazio profondo dell'Universo.

Quando accendiamo un qualunque radioricevitore ci sintonizziamo su una singola frequenza elettromagnetica che esiste nello spazio che ci circonda insieme a milioni di altre onde elettromagnetiche di origine antropica e, al contempo, naturale che, a loro volta, coesistono indipendentemente le une dalle altre e tutte si trovano nel medesimo spazio occupato dall'antenna; infatti, non dobbiamo spostare la radio per ascoltare stazioni diverse.
Vale a dire che, in qualunque tipo di spazio, non importa se ritenuto piccolo o grande, le onde elettromagnetiche non sono afflitte da nessuna distorsione da intermodulazione, ovvero, l'informazione contenuta in una singola onda elettromagnetica, non si mescola con nessun'altra onda.

A questo punto i terroristi di cui sopra possono tranquillamente impazzire.

Non si può fuggire dall'influenza dei campi elettrici o elettromagnetici.

I campi elettrici, per agire, non chiedono il permesso di nessuno e, terroristi volenti o nolenti, governano tutto l'Universo.

Nella dimensione bosonica è come se il tavolo, il divano, le sedie, il lampadario, i libri, le porte e le finestre fossero tutti accatastati uno sopra l'altro e, alcuni, contemporaneamente uno dentro l'altro e, al contempo, tutte queste cose mantengono la loro indipendenza e la loro forma, al punto che si potrebbe tranquillamente stare seduti su un divano bosonico, illuminati da milioni di campi elettromagnetici che ci attraversano, provenienti da altrettanti milioni di lampadari (sorgenti) a leggere uno dei milioni di libri bosonici di un'immensa libreria assolutamente a portata di mano che coesiste col medesimo divano, a patto che anche noi fossimo bosonici, insieme a tutti i milioni di amici che ci fanno compagnia sui loro divani, per il fatto che, noi e loro, e tutti i divani, hanno gli stessi numeri quantici.
A proposito, il “sospetto” di stare un po' stretti deriva dal fatto che non si è ancora abbandonata la concezione spazio-temporale della dimensione fermionica, perché ogni tentativo di interpretare la meccanica quantistica in termini intuitivi è destinato al fallimento.

Il concetto di potenziale è indissolubilmente associato ai campi per cui si comprende che la logica digitale booleana che dà vita ai computer, si basa su particolari sequenze di due livelli logici (1 e 0) che, in pratica, altro non sono che due livelli diversi di potenziale elettrico.

Come i potenziali logici apparentemente immateriali, perché privi di massa, danno vita all'informazione, così i potenziali bosonici, apparentemente immateriali, determinano (informano) lo stato e il funzionamento di tutta la dimensione materiale fermionica comunque massiva.



DUNQUE

Nella dimensione fermionica che, sul piano puramente filosofico, si può anche ritenere positivista, ogni atto medico è un “atto di forza” in cui si vedono, “ovviamente”, solo le azioni forti per cui, l'azione farmacologica è, “ovviamente”, sempre direttamente proporzionale alla dose.
Molti medici hanno grosse difficoltà a ridurre le dosi dei farmaci e, quando un paziente si lamenta a causa degli effetti collaterali, viene loro detto di pazientare e soprattutto di non leggere il foglio illustrativo. In ogni caso esiste sempre una scappatoia che ne giustifica l'azione.
Il ruolo della propria dimensione filosofica o “abitus mentale” alla quale tutti gli individui sono costretti ad aderire, ha soprattutto origini scolastiche e/o educative.
Tutti coloro che si sono culturalmente formati nel XX Secolo e in quelli precedenti, hanno ricevuto abbondanti bastonate anche non metaforiche da parte dei numerosissimi docenti pragmatici che odiavano essere disturbati da degli ignoranti o perdere del tempo nel dialogo o nel confronto culturale.

In questa dimensione mentale, furono facilmente osservabili tutte le interazioni elettromagnetiche (fotoniche) ad elevata energia con esiti impattanti a carattere lesivo o distruttivo, particolarmente evidenti nella radioterapia.

L'ipotesi radiomimetica, più che un'ipotesi scientifica è culturale; deriva dal fatto che è molto più facile concepire il dualismo bosonico tra onda e particella (il fotone per antonomasia è quantico), associando al medesimo fotone la maggiore azione biofisica, ma trascurando del tutto l'anguilla dell'onda elettromagnetica che sembra sfuggire nel nulla.
Con una ennesima metafora, sarebbe come vedere nello spazio solo un proiettile (particella), trascurando totalmente l'energia della carica di lancio (onda elettromagnetica) che lo ha posto in quel punto dello spazio.

Un'ultima fondamentale considerazione: Tutta la vita vegetale e animale presente sulla Terra, dipende esclusivamente dalla fotosintesi clorofilliana prodotta dai cloroplasti nei quali, la luce visibile proveniente dal Sole, determina la sintesi del glucosio, la cui polimerizzazione si chiama amido.

Dalla complessa interazione tra una forma di energia bosonica (luce visibile)
e forme di materia condensata fermionica (anidride carbonica e acqua)
si origina l'amido, polimero del glucosio,
da cui dipende tutta la vita presente sulla Terra.

Vale a dire che, il governo della fotosintesi clorofilliana è totalmente determinato dalla luce solare.
Dunque, con l'intento di negare quanto sopra affermato, si provi a dimostrare le seguenti proposizioni:
Per quale profondo motivo ontologico il buon stato di salute degli esseri viventi e il suo mantenimento non deve e non può dipendere da processi biofisici governati dalla dimensione bosonica ?
Vale a dire che, sarebbe necessario dimostrare che i campi elettrici e magnetici sia naturali sia artificiali non possono e non devono interagire con le strutture e le funzioni degli esseri viventi al fine di non poterle conservare tali; da cui deriva, quali sono i motivi per cui i campi (bosoni) non possono e non devono governare tutta le forme di vita presenti sulla Terra ?
Certamente le suddette dimostrazioni sono molto problematiche, dato che sarebbe necessario elidere totalmente la dimensione bosonica mediante sofismi, associandoli a ridicole prove sperimentali.

L'ignoranza della dimensione bosonica e della relativa meccanica quantistica, consente tuttora ai biochimici di continuare imperterriti a sostenere l'equivalente antico dell'horror vacui (orrore o terrore del vuoto) che si concretizza nella famosissima obiezione di Luigi Sabbatani (1863-1928) che dichiara (leggere il grassetto seguente ad alta voce, in modo stentoreo e, possibilmente, con una punta di acredine):

Alla 13^ diluizione centesimale hannemaniana non esiste più
materia farmacologica in soluzione !

Per cui l'omeopatia sarebbe (ed è vero) pura acqua fresca come giustamente ripete da anni, imperterrito e con una punta di acredine, il Prof. Silvio Garattini, per cui, tentare di contraddirlo è antiscientifico ma, con ciò, il Prof. Garattini afferma che alla 13^ diluizione centesimale hannemaniana termina o muore in modo definitivo la chimica farmacologica puramente fermionica (dotata di massa), per cui, il medesimo professore, ad onor del vero, dovrebbe anche riconoscere che la fisica e la biofisica continuano ad esistere, vale a dire che continuano, immutate, sia la fisica che la biofisica quantistica !

In altri termini, continuano e/o si moltiplicano le diverse dimensioni fisiche del reale e,
con esse, anche le sorprese !

Il Prof. Silvio Garattini e coloro che condividono il suo pensiero, sanno che, a suo tempo, l'obiezione di Luigi Sabbatani, considerata sul piano puramente logico ed escludendo a priori i fatti sperimentali, fu contemporaneamente necessaria e sufficiente ma, attualmente, pur rimanendo necessaria, non è più sufficiente per cui, decade l'accusa di colpevolezza di tutti coloro che credono nell'esistenza di nuove dimensioni biofisiche al contempo terapeutiche.
Per quanto riguarda i fatti sperimentali, la caratteristica punta di acredine del Professore Silvio Garattini non riesce a fare breccia nei molti
veterinari che usano quotidianamente l'omeopatia, perché tutti gli animali, nessuno escluso, non sono soggetti al convincimento di guarire, assumendo solo acqua fresca.
A questo punto, l'obiezione del Sabbatani dovrebbe cadere miseramente nell'oblio, ma la coda degli scettici ad oltranza è lunga e folta, essendo indispensabile a mantenere il calore e l'acredine delle loro dotte argomentazioni, soprattutto perché non comprendono la ragione del fatto che l'acqua fresca si continua a vendere ovunque.
Per i detrattori dell'omeopatia, i medici ome
ópati sarebbero autentici stregoni che fondano l'atto terapeutico unicamente sull'effetto placebo ma, risulta strano, il fatto che solo gli omeópati sanno eccellere in questa pratica psicologica.
A questo punto, se
tanto mi dà tanto”, quali sono i motivi che impediscono di fondare una nuova Medicina scientifica totalmente psicologica, unicamente basata sull'onnipotente placebo ?
É vero che la realtà supera ogni immaginazione ? Se, invece, fosse possibile promuovere sistematicamente la cosiddetta guarigione spontanea con diverse modalità operative e comunque diverse dal placebo ? Quest'ultima ipotesi non è per nulla fantascientifica, essendo semplicemente in linea con i molti fatti sperimentali determinati dalla medesima dimensione bosonica.

Dunque, alla luce del nuovo sapere, coloro che continuano a credere in una realtà unicamente fermionica, si diano da fare a provare ciò che affermano in modo così perentorio (gli effetti terapeutici dell'omeopatia non esistono, anche in medicina veterinaria) o almeno si adeguino:.

Actor quod adseverat probare se non posse profitendo reum necessitate monstrandi contrarium non adstringit, cum per rerum naturam factum negantis probatio nulla sit.

"L'accusatore, dichiarando di non poter provare ciò che afferma, non può obbligare il (N.d.A: presunto) colpevole a mostrare il contrario, perché, per la natura delle cose, non c'è nessun obbligo di prova per colui che nega il fatto"
Vale a dire che, con la sola negazione, essendo per sua natura assoluta e radicale, non si può fare molta strada,
altrimenti, se chi nega dovesse o volesse provare ciò che afferma in modo assolutamente definitivo, correrebbe il rischio probabilistico di affermare il contrario (la vera Scienza non è mai opinionista e/o democratica), così facendo, produrrebbe gratuitamente un enorme servigio alla controparte; per cui si suggerisce l'osservazione di un cauto scetticismo che consente di salvare tutti i detrattori dalla berlina qualora la sperimentazione, super partes, affermasse l'omeopatia quale nuova dimensione del reale, associata alla propria funzione terapeutica.
A questo punto, è chiaro, che l'oggetto del contendere non può essere il rimedio omeopatico in quanto tale, ma esclusivamente la presunta azione terapeutica, vale a dire
i fatti che, nella fattispecie, sarebbero plurimi ed articolati.

Tosto, si abbandoni la logica, ormai superata, delle antiche e dotte dissertazioni accademiche
e si guardino solo i fatti !

La vera sperimentazione scientifica che, da sempre, dovrebbe essere apolitica, apartitica e soprattutto apolide, garantendo che i “fattisiano sempre quelli veri, vale a dire, privi di preconcetti e di intelligenti manipolazioni, induce a pensare che esista molto di più di un semplice sospetto che, in biologia, la dimensione fisica bosonica sia il vero nome e cognome di ciò che anticamente si chiamava in modo romantico “forza o energia vitale – vis vitalische, al tempo di Luigi Galvani (1737 – 1798), si chiamava elettricità animale o fluido vitale che poi fu debanalizzata da Alessandro Volta (1745 - 1827).

Letta col senno di poi, la fondamentale scoperta scientifica voltiana si limita alla spiegazione della parte puramente fermionica (materiale massiva) del fenomeno biofisico della contrazione muscolare indotto da un impulso di corrente elettrica, in cui, il campo elettrico (bosonico) associato agli elettroni (fermioni) del bimetallo, sono solo l'epifenomeno scatenante che è all'origine della contrazione muscolare medesima mentre, quest'ultima, costituisce solo uno dei tanti epifenomeni conclusivi di complicati eventi sia fisici che biofisici ancora non completamente svelati, come attualmente mostrano i grandi effetti terapeutici di deboli campi elettrici comunque associati alle microcorrenti il cui comportamento generale appare proprio essere tutto un gioco di piccoli effetti e di grandi conseguenze.

Alessandro Volta dimostrò soltanto che, la corrente elettrica (fermionica), sempre associata al relativo potenziale elettrico (bosonico), può generare effetti biofisici e che, i potenziali, che sono all'origine della medesima corrente elettrica, si possono produrre molto semplicemente, con cui, è possibile generare, copiosa, sempre nuova corrente elettrica. Con ciò, si è obbligati a dare ad Alessandro ciò che è di Alessandro.

Il medesimo Volta, che ignorava l'esistenza dell'elettrone, non avrebbe mai immaginato che, nei tessuti biologici non ci sono elettroni liberi, che invece esistono nei metalli e non avrebbe mai immaginato la grandiosa complessità del fenomeno della contrazione muscolare sul piano puramente biofisico e biologico, escludendo l'ulteriore ancor più grandiosa complessità dell'esordio volontario dello stimolo, altrimenti:

Alessandro Volta avrebbe compreso che la biofisica è sempre una fisica interpretata.

Sul piano biofisico, Alessandro Volta, applicò inconsapevolmente il principio di causalità della logica aristotelica all'antico assioma : Corpora non agunt nisi solutaTraduzione: Le sostanze non agiscono se non sono in soluzione, confermando le conseguenze fisiche e biofisiche di tutti i soluti.
Il Re, che per Galvani appariva nudo, da Volta fu sontuosamente rivestito con altri panni ma, se Volta avesse veramente saputo come andavano realmente le cose, avrebbe spezzato qualche lancia a favore dell'amico Luigi.
Volta, che era sulla buona strada solo sul piano fisico, ma non in quello biofisico, continuò a percorrerla con la realizzazione del suo meraviglioso
elettroforo perpetuo il cui funzionamento, a sua insaputa, cela una moltitudine di fenomeni anche di interesse biofisico.

In realtà, se non ci fossero stati i potenziali (bosonici [privi di massa]), vale a dire i campi elettrici (qui il plurale è necessario), nemmeno un singolo elettrone metallico si sarebbe “degnato” di spostarsi dal suo stato di quiete e nemmeno un assone di rana avrebbe “pensato” di produrre il relativo potenziale d'azione saltatorio e nessuna placca motrice si sarebbe “ingegnataper tradurre nel modo più rapido possibile il potenziale bosonico (l'informazione) in un fenomeno fermionico (l'azione chimica), vale a dire la macroscopica contrazione muscolare dove, quest'ultimo, non è altro che un ennesimo epifenomeno la cui evidenza nasconde la complessissima catena di eventi causali al contempo bosonici e fermionici.

Non è per caso che, di nuovo, vediamo comparire il “fantasmadel potenziale elettrico che sembra apparire e scomparire, “esistere o non esisteree produrre, quasi magicamente, singoli fenomeni biochimici e bioelettrici comunque diversi, in rapida cascata.

La soluzione amletica del problema non si riduce nel sapere se è nato “prima l'uovo o la gallina.

IL RUOLO BIOFISICO DEI CAMPI ELETTRICI
A PARTIRE DA QUELLI PURAMENTE STATICI

Un elemento assolutamente fondamentale che è determinante per la corretta comprensione del ruolo biofisico dei campi elettrici, è il fatto inoppugnabile che i medesimi campi elettrici, sia statici sia dinamici, in quanto tali, producono effetti terapeutici; vale a dire che, i campi elettrici e i relativi potenziali, svolgono imponenti azioni terapeutiche, da soli, senza nessun altro intervento; per cui, dal lato macchina, non devono necessariamente essere associati a nulla di fermionico, a parte ciò che serve per la produzione ed il mantenimento dei medesimi campi elettrostatici.
É evidente che,
dal lato corpo, il ruolo dei campi elettrici è quello di indurre nuove cariche elettrostatiche e/o correnti elettriche e/o correnti ioniche di spostamento o di interagire con le molecole polari unitamente a tutti gli altri fenomeni noti ed ignoti che dipendono dalla dimensione bosonica dei medesimi campi, il cui comportamento biofisico non è assolutamente intuitivo o preconoscibile.
Quanto detto, si deve forzatamente associare ad un comportamento intelligente del
bios a carattere finalistico, promosso dai medesimi campi; vale a dire che, il principio di causalità puramente meccanicistico cessa di operare, fintanto che l'interazione biofisica rimane nella dimensione bosonica.

Ricordiamoci sempre la fotosintesi clorofilliana e di ciò che la medesima continua ad insegnare.

Quando si conoscerà la fenomenologia biofisica che è all'origine dei molteplici effetti terapeutici di un apparentemente semplice campo elettrostatico, detta conoscenza ridurrà al silenzio l'imponenza di coloro che parteggiano unicamente per la parte puramente fermionica del reale, perché il Re si sta facendo sempre più nudo.

Per ora, accontentiamoci di fare comunque della Scienza, riproducendo i fenomeni biofisici in tutti i modi possibili.





BREVE RIASSUNTO DI QUANTO ESPOSTO

Gli effetti terapeutici dell'elettroterapia classica, tipicamente fermionica, dipendono principalmente dal ruolo biofisico delle correnti di spostamento (ioni ► materia condensata fermionica per antonomasia); infatti, per il terapeuta, è determinante la conoscenza dell'intensità della corrente elettrica applicata al paziente.
In questo caso, l'indice terapeutico è ridotto, potendosi paventare i noti danni tessutali dall'uso anche non massimale delle correnti di spostamento. In pratica, si tratta comunque di un “atto di forza” farmacologico, ma attuato con modalità biofisica.

Per contro, gli effetti terapeutici dell'elettroterapia quantistica, tipicamente bosonica, dipendono unicamente dal ruolo biofisico dei potenziali, vale a dire dai campi elettrici e/o magnetici in quanto tali ►bosoni, attivi sia in forma statica, per quanto riguarda i campi elettrici che pulsata, per quanto riguarda i campi sia elettrici che magnetici; infatti, per il terapeuta, è determinante la conoscenza dell'intensità di campo elettrico e/o la relativa variazione di flusso applicata al paziente.
In questo secondo caso, l'indice terapeutico, essendo elevatissimo, consente al terapeuta di porre la massima attenzione al valore della minima intensità di campo, sia statico sia dinamico, in grado di produrre tutti i possibili effetti terapeutici mentre, si può trascurare l'intensità della corrente indotta o comunque veicolata nei tessuti biologici; quest'ultima, essendo volutamente irrisoria, non può in alcun modo produrre i noti danni tessutali tipici della somministrazione prevalentemente fermionica.

I potenziali statici o impulsivi che vanno da circa 2kv a 40kv sono considerati terapeuticamente utili, in particolare quelli da circa 20kv a circa 40kv.
Sono molto utili anche i campi elettrici più intensi, ma aumentano esponenzialmente i problemi tecnici del loro controllo e/o contenimento in idoneo ambiente opportunamente isolato.

Il lettore, a questo punto, avrà compreso che, in Medicina, è fondamentale l'assoluta interdisciplinarietà tra la Fisica, la Biofisica e tutte le Scienze che compongono la medesima Medicina, e che, parteggiare per l'una o per l'altra, di fatto determina una condizione al contempo filosofica, mentale e comportamentale di assoluta arretratezza.
Per coloro che si aprono alla suddetta esperienza coesiva del Sapere in cui si riconosce il concorso terapeutico di diverse dimensioni del Reale, qualora costoro ascoltino le logiche argomentazioni dei frazionisti o divisionisti che, fino allo sfinimento, ribadiscono che tutte le terapie sono attuabili unicamente mediante i farmaci, per cui, qualunque altra pratica terapeutica potrebbe essere accettata solo come coadiuvante; l'impressione di disgusto che se ne ricava, è del tutto identica a quella che chiunque avrebbe, se oggi, in un'aula universitaria, si ascoltassero le dotte ragioni con cui si pretenderebbe proclamare l'evidenza della generazione spontanea o la realtà del flogisto.

Al grido rituale “ non è ufficialmente provato ! , si risponde col seguente esperimento:



ESPERIMENTO COL QUALE SI OSSERVA

L'EVIDENZA DELL'AZIONE TERAPEUTICA DEL CAMPO ELETTROSTATICO

L'antica esperienza terapeutica determinata unicamente dai campi elettrostatici si può riprodurre a volontà

Come già premesso, fare Scienza, prima di tutto, consiste nel moltiplicare i medesimi fenomeni tramite diverse modalità operative.

Attualmente, nel 2017, non è per nulla problematico generare con modalità elettronica un campo elettrico (elettrostatico) il cui potenziale sia di circa 30.000 volta (da 30 a 40 kv), come quello già sperimentato con altra modalità operativa da Mariano Orrico, negli anni Novanta del secolo scorso, mediante la lastra BIOR.
In precedenza,
Bartolomeo Audisio in modo totalmente autonomo, aveva riscoperto il ruolo terapeutico dei campi elettrostatici che furono usati con successo durante tutto il XIX Secolo.

IL GENERATORE DI COCKCROFT & WALTON

Il generatore di Cockcroft & Walton o moltiplicatore di tensione statico, è un apparecchio con cui si converte la corrente elettrica alternata a bassa tensione (230 volta) in corrente continua ad alta tensione.

Il nome del generatore è dovuto ai suoi due inventori, John Douglas Crockcroft ed Ernest Thomas Sinton Walton che, nel 1932, lo usarono per alimentare un acceleratore di particelle per i loro esperimenti nucleari. Grazie ai protoni accelerati dal generatore Cockcroft & Walton, fu eseguita la prima disintegrazione nucleare artificiale della storia. Le applicazioni più frequenti del suddetto generatore sono:

  • Produzione di ioni negativi.

  • Generatori di ozono.

  • Laser a gas.

  • Contatori Geiger-Muller.

  • Misura e controllo delle proprietà degli isolanti.

  • Microscopi elettronici.

  • Impianti mobili per l'irrorazione di antiparassitari e anticrittogamici.

  • Verniciatura a polvere.

  • Depurazione dell'aria ambiente e di processo da differenti forme di particolato come:

    pollini, fumo, nanoparticelle e/o batteri, aerosol; vale a dire, precipitazione massiva di inquinanti ambientali in forma solida e microscopica.

Lo schema elettrico di principio del generatore di alta tensione negativa è il seguente:

Modulo elementare o cella di Cockcroft & Walton

composto di due diodi e due condensatori

(Tutti i disegni sono dell'Autore)

Qualora il secondario del trasformatore erogasse 230 VAC

1V = (230 x 1,414) – 0,7 = -324,52VDC (≈ VACpp/2)

2V ≈ -324,52 x 2 = -649,40 VDC

3V ≈ -324,52 x 3 = -973,56 VDC

4V ≈ -324,52 x 4 = -1298,08 VDC

Nel nostro caso, calcoliamo quante celle sono necessarie per ottenere 30.000 volta negativi: 30.000/324,52 ≈ 92 (totale dei diodi necessari) che possono essere del tipo 1N4007 (1000V) o EM513 (1600V)

In ogni cella ci sono due diodi: 92/2 = 46 celle composte anche di due condensatori poliestere con tensione di lavoro di 1000 V.
Il circuito in questione deve generare una corrente irrisoria per cui i condensatori possono essere 92 da 10000 pF o 5600 pF 1000 VL.
Ai principianti si consiglia l'uso di capacità di 5600 pF o minori e sempre da 1000 VL.
Questo moltiplicatore di tensione, volendo, può reggere un potenziale massimo di circa
92.000 V ma, per sicurezza, è bene rimanere molto lontani dal suddetto limite.

Per quanto riguarda l'isolamento verso terra si consiglia di usare un trasformatore di isolamento cablato di facile costruzione.

Schema del trasformatore di isolamento cablato. (disegno del'Autore)

T1 e T2 sono due normali trasformatori perfettamente identici, la cui potenza massima è di 4 o 5 VA, meglio se inglobati in resina.
Il primo trasformatore si collega alla rete elettrica ed è comandato da un doppio interruttore possibilmente dotato di segnalatore luminoso al neon.
Il secondario del primo trasformatore, si connette in parallelo al secondario del secondo trasformatore, in cui il primario a 230 V ne diventa il secondario. Qualora si utilizzassero due trasformatori con secondario di 12 volta, come da schema elettrico,
R1 può essere da 1000 ohm ½ W e D1 = 1N4007 la cui estremità con l'anello circolare bianco si collega alla resistenza. DL1 = LED 5 mm ROSSO il cui terminale più lungo si collega alla resistenza.
Gli altri collegamenti sono del tutto evidenti. Il fusibile (
FUSE) può essere da 100 mA 230 V.

In questo modo si separa la rete elettrica dall'utenza. In pratica, per prendere “la scossa” è necessario toccare ambedue i fili dell'uscita del secondo trasformatore. Detta “scossa” non è in nessun caso paragonabile alla elettrocuzione per contatto diretto con la fase della presa di rete.
La doppia segnalazione luminosa garantisce che il generatore di alta tensione viene correttamente alimentato.

ATTENZIONE

La semplicità del circuito richiede comunque l'acquisizione della necessaria tecnica di montaggio
unitamente alla conoscenza di come si lavora con le alte tensioni.

Ora passiamo alla realizzazione pratica. Seguire scrupolosamente tutte le istruzioni.

A questo punto, colui che costruisce e/o usa l'apparecchio, seguendo lo schema soprastante
si attribuisce totalmente l'onere della buona realizzazione
unitamente all'idoneo uso del generatore di alta tensione.

Al fine di semplificare il montaggio, si costruiscono cinque moduli identici, ma separati, di altrettanti moltiplicatori di tensione ciascuno composto di 10 celle elementari (20 condensatori e 20 diodi), al solo scopo di facilitare al massimo il controllo della loro buona costruzione e il successivo cablaggio. Assicurarsi che tutti i diodi siano orientati come da schema elettrico.

Non sono ammessi errori

Qualora anche un solo diodo fosse montato al contrario impedirebbe il funzionamento del generatore di alta tensione.

Al fine di entrare nell'intervallo di tensione ritenuto ottimale, il numero delle celle elementari da 46 sale a 50, quindi al totale componenti aggiungere 8 condensatori e 8 diodi, per cui la tensione negativa in uscita aumenta di circa -2597,6 VDC (Totale ≈ - 32597,6 VDC).

In ogni modulo, con un pennarello indelebile, si marca la fine di ciascuno (uscita), per poi collegarli tra loro coerentemente e opportunamente.

Il lavoro, che è estremamente ripetitivo, si fa con la massima calma un poco alla volta. Ricordiamoci che ogni ovvietà è sempre una illusione, quindi ricontrollare tutto più volte. Nessuno vi premia o si congratula con voi se sarete veloci. Qualora si invertissero tutti i diodi, il generatore di tensione da negativo diventa positivo ma, in ogni caso, è bene rispettare il progetto qui presentato.

Il moltiplicatore di tensione appena descritto, ha il pregio di essere silenzioso ma, da parte dell'utilizzatore si richiede di operare senza la minima faciloneria. La presunzione di sapere, viene regolarmente punita con una o più scariche elettriche per nulla piacevoli, ma non dannose, soprattutto se si sono utilizzati condensatori uguali o minori di 5600 pF.

LE MACCHINE ELETTROSTATICHE

Il moltiplicatore di tensione statico non è l'unico apparecchio con cui è possibile procedere alla dimostrazione dell'azione terapeutica dei campi elettrostatici. In alternativa è possibile utilizzare una qualunque macchina elettrostatica di antica memoria, la cui progettazione e costruzione risulterà molto istruttiva e divertente.
Si consiglia di costruire una macchina elettrostatica a frizione, quindi non a induzione, come la macchina di Nairne, vedi disegno sottostante.
Da un motore di ricerca (Google) digitare : macchina elettrostatica a cilindro, vedere le immagini e/o consultare i siti seguenti:

http://tecnoscass.forumcommunity.net/?t=52830019

http://madscientist.altervista.org/elettr/elettrost/elettrostatica.htm

La macchina elettrostatica di Nairne è autocostruibile da chiunque abbia un minimo di pratica nei lavori manuali e di ingegno meccanico.
Dovendo diventare una macchina terapeutica, lo scopo di tale realizzazione trascende il fine puramente dimostrativo della sola triboelettricità, per cui nel corso della sua progettazione e costruzione, si raccomanda di porre molta attenzione ai particolari che fanno la differenza.

Come premesso, tutte le applicazioni terapeutiche quantistiche sono sempre farmacologiche e mai miracolistiche, per cui la macchina elettrostatica dovrà funzionare tutti i giorni e, ininterrottamente, anche per ore; solo allora si vedranno i sorprendenti effetti terapeutici.

Tutti coloro che, oltre al stupirsi, diffidano ad oltranza, fin da ora è bene che non perdano altro tempo
e si dedichino ad altre occupazioni.

Si raccomanda di porre particolare attenzione al motore elettrico e al relativo accoppiamento meccanico unitamente al disaccoppiamento elettrostatico, per questo, il motore elettrico dovrà essere fissato in una scatola di materiale plastico, anche per limitarne il rumore.
Una ottima soluzione sarebbe l'uso di un piccolo motore a induzione, quindi non a spazzole, reperibile presso una delle tante fiere dell'elettronica.
L'albero che attraversa la bottiglia di plastica potrà essere inserito in appositi cuscinetti a sfere metallici o in boccole metalliche poco o per nulla rumorose, con basso attrito volvente e opportunamente lubrificate.
Al fine di ridurre al massimo gli effetti antistatici dell'umidità ambientale, si raccomanda di montare il gruppo costituito dal panno di lana, bottiglia di plastica e spazzole in una ulteriore scatola di plexiglass o altro materiale plastico.
É consigliabile montare l'intero generatore elettrostatico all'interno di un contenitore isolato (non di legno) dal quale escono i fili elettrici di alimentazione del motore e quello ultra-isolato dell'alta tensione (vedi oltre) e, opportunamente distanziato, un conduttore metallico qualunque che pone a terra il piano di legno rivestito di foglio di alluminio o comunque metallico.
In questo caso, per terra si intende il pavimento della stanza o meglio un piano conduttore che viene descritto in seguito, avente lo scopo di ridurre molto l'influenza negativa dell'ambiente nei riguardi degli effetti biofisici. Onde conservare a lungo il campo elettrostatico, l'ambiente deve essere riscaldato e/o deumidificato. Qualora quest'ultimo risulti particolarmente asciutto, si può praticare l'applicazione a effluvio che fu definita elettrificazione semplice, ma il migliore è il metodo detto ad autocondensazione che si può considerare molto meno dipendente dalla umidità ambientale.

Sbagliano coloro i quali ritenessero primitiva la soluzione sopra descritta, in quanto, il buon funzionamento di qualunque macchina, non dipende dal fatto che il costruttore sia il più blasonato e/o il più costoso del reame. Tutti hanno diritto di spendere i loro soldi e il loro tempo come vogliono e/o come possono, comunque, determinante è il risultato. Come diceva Totò: è sempre la somma che fa il totale.

La macchina di Nairne, costruita ex novo, ha una importante caratteristica, che è quella di potere associare all'azione fondamentale del campo statico, per eccellenza bosonico un burst ad alta frequenza, anch'esso bosonico, prodotto dalla scarica a bassa frequenza della bottiglia di Leyda (condensatore): ambedue i fenomeni sono assolutamente determinanti sul piano biofisico e terapeutico.

Un'altra macchina elettrostatica costruibile in casa, è il generatore di Van de Graaf con il quale si possono ottenere identici effetti terapeutici.

(Wikipedia)

Macchina elettrostatica di Van de Graaf

(Wikipedia)

Schema del funzionamento del generatore elettrostatico

di Van de Graaf



MODALITÀ DI SOMMINISTRAZIONE DEI CAMPI ELETTROSTATICI



Il campo elettrostatico è vettoriale ed è un campo conservativo e tutte le proprietà dei campi elettrostatici sono riassunte nell'elettroforo perpetuo di A. Volta.

Una forza si dice conservativa se il lavoro che essa compie in un percorso chiuso è nullo; per cui, un campo di forze è conservativo se le forze del campo (vettoriali) sono conservative. Al contrario, il campo elettrico indotto dalla variazione di un flusso magnetico non è conservativo.
La legge di Faraday dice infatti che la forza elettromotrice indotta (che è proporzionale proprio al lavoro compiuto su una carica lungo un percorso chiuso) non è nullo, bensì è uguale alla velocità di variazione del flusso magnetico.

Maxwell iconizza la forza associata al campo elettrico conservativo in una delle quattro formule (teorema della circuitazione per il campo elettrico) il cui insieme determinò la prima unificazione, generando il concetto unificato di campo elettromagnetico.

A differenza dei campi magnetici, i singoli campi elettrostatici di polarità positiva o negativa, possono esistere indipendentemente gli uni dagli altri.
Un tempo, la polarità positiva si definiva “vetrosa” e quella negativa “resinosa”.
La complementarietà della dimensione elettrica apparve misteriosa per il fatto che, strofinando una bacchetta di vetro, si otteneva una carica elettrica diversa e opposta a quella che scaturiva strofinando un pezzo di ambra o di resina. Mettiamoci nei panni dei precursori e, animati dalla medesima curiosità, godiamoci il medesimo stupore.

L'induzione elettrostatica, a partire da una delle due cariche, ne genera sempre una di segno opposto e, le linee di flusso del campo elettrico risultante , per convenzione, hanno origine dalla carica elettrica di polarità positiva.
Per contro, tutti i corpi metallici si possono elettrizzare per contatto e, similmente ai vasi comunicanti, il ricevente acquisisce la medesima polarità, ma viene trasferita solo una parte della carica presente sulla superficie del corpo trasmittente.

Tutte le macchine elettrostatiche evolute, funzionano secondo il principio della induzione elettrostatica per cui, le medesime, producono abbondanti cariche elettriche di polarità sia negativa sia positiva. Dette cariche sono accumulabili separatamente in due condensatori per alta tensione come le bottiglie di Leyda. Il potenziale elettrico presente tra i poli dei condensatori è solitamente molto elevato, dell'ordine delle decine di migliaia di volta.

Rivedi: https://www.flickr.com/photos/12049698@N02/sets/72157601636717434/h

L'umidità ambientale è la causa principale della dispersione dei campi elettrostatici, per effetto corona, altrimenti detto effluvio, che origina anche dalle minime asperità dei conduttori elettrici (potere delle punte) con abbondante produzione di ozono.

Attualmente, i metodi di somministrazione dei campi elettrostatici sono solo due.

  • Il metodo Lakhovskyano

  • Il metodo Tesliano

I metodi suddetti si applicano sia con i campi elettrostatici sia con quelli ad alta frequenza (vedi oltre).

George Lakhovsky considerava indispensabile mettere a terra uno dei poli elettrici o il paziente medesimo. I tessuti biologici del paziente si trovano lungo il percorso delle linee di forza del campo elettrico. Il metodo Lakhovskyano, ha tre possibilità applicative:

  • L'elettrificazione semplice per induzione: si ha quando il paziente riceve tramite effluvio, vale a dire, per induzione, il campo elettrico monopolare (positivo o negativo) per cui, nel medesimo paziente, si generano le corrispondenti cariche elettriche di segno opposto.
    Questo metodo terapeutico fu diffusamente applicato nel corso del XIX secolo. Le grandi macchine elettrostatiche erano tutte predisposte per applicare questa modalità terapeutica.

  • L'elettrificazione semplice per contatto: quando il paziente, opportunamente isolato, riceve direttamente sulla cute la carica positiva o negativa, mentre quella opposta viene messa a terra.

  • L'autocondensazione: quando il paziente, opportunamente isolato, costituisce un'armatura di un condensatore e tiene in mano il cavo che porta le cariche monopolari (positive o negative) che, per induzione, generano una carica elettrica di segno opposto nell'armatura isolata sottostante il medesimo paziente. Quest'ultima si trova collegata a terra. L'autocondensazione aumenta l'intensità di campo elettrico, per cui migliora sia la configurazione dell'elettrificazione semplice per contatto come l'elettrificazione semplice per induzione.

Nicola Tesla, non ritenendo necessaria la messa a terra di uno dei poli elettrici o del medesimo paziente, pone quest'ultimo all'interno di un condensatore come se fosse un prolungamento dell'isolamento elettrico col quale sono abbondantemente rivestite le due armature.
Il paziente si trova immerso in un campo elettrostatico uniforme. Quest'ultima configurazione, utilizzando ambedue le cariche prodotte dal generatore elettrostatico, obbliga il paziente a subire il massimo della intensità di campo prodotta dalla macchina elettrostatica e ne limita molto la dispersione.

Si deve sottolineare il fatto determinante che Nicola Tesla aveva intuito il ruolo terapeutico del campo elettrico in quanto tale che, sul piano biofisico, agisce indipendentemente dalla sua polarità.
Non per nulla Tesla è stato il primo grande ricercatore degli effetti fisici e biofisici dei campi elettrici ad alta frequenza.
Tesla si fece fotografare mentre era immerso nei potentissimi campi elettrici ad alta frequenza del suo laboratorio, mentre legge o con in mano una delle sue lampade; egli descrisse la
ebbra sonnolenza che gli produceva il permanere nel campo elettrico ad alta frequenza e, la medesima esperienza, si produce anche qualora ci si esponga a lungo ad un intenso campo elettrostatico. Ciò che Tesla scoprì con i campi elettrici, D'Arsonval riscoprì con i campi magnetici pulsati.

Quest'ultima evidenza sperimentale vanifica il tentativo di molti ricercatori di trovare differenti applicazioni terapeutiche dei campi elettrici positivi o negativi. Similmente a coloro che ritengono che i poli magnetici Nord e Sud siano dotati di diverse proprietà terapeutiche.
Il fatto sperimentale che i campi elettrici
in quanto tali e che solo i campi magnetici pulsati hanno proprietà terapeutiche, dimostra quanto queste evidenze, in biofisica, siano intimamente connesse con la meccanica quantistica.

Nel corso di tutto il XIX secolo i campi elettrostatici la fecero da padrone ma, quando, ad opera di D'Arsonval e Oudin si diffuse in Europa e in America il loro circuito oscillante ad alta frequenza, si constatò che, i campi alternati e pulsati ad alta frequenza, erano preferibili rispetto a quelli statici.
I pazienti dichiaravano di ricavarne un più rapido beneficio e, al contempo, si osservarono migliori effetti clinici.
Rapidamente l'alta frequenza pulsata sostituì del tutto il campo elettrostatico.
La principale causa della sostituzione fu l'indipendenza dell'azione biologica dell'alta frequenza dalla umidità ambientale che aveva condizionato la pratica terapeutica delle grandi macchine elettrostatiche; inoltre, le nuove macchine ad alta frequenza erano molto più economiche, compatte e trasportabili di quelle elettrostatiche. Un altro aspetto di estrema importanza delle macchine ad alta frequenza, era dovuto alla eccellente proprietà di eccitare i tubi radiografici, che fu determinante per la diffusione della tecnica radiografica.

Con ciò, non si vuole minimamente cancellare il ruolo terapeutico dei campi elettrostatici la cui rinascita si caldeggia vivamente soprattutto nella terapia di qualunque patologia cronica e nell'anziano, in particolare se da tempo allettato.



UN IMPORTANTE APROFONDIMENTO

Coloro che sono interessati ad approfondire le procedure sperimentali di tipo biofisico, con cui si possono ottenere rimarchevoli effetti terapeutici, devono assolutamente procedere alla lettura meditativa del testo del Prof. Dr. Björn Nordenström, che fu direttore del dipartimento di Radiologia presso il Karolinska Institute (Svezia) e presidente del comitato per la selezione del premio Nobel per la medicina.







Prof. Dr. Björn Nordenström

Biologically Closed Electric Circuits (BCEC)

His book is now available to read online, or to purchase via print-on-demand at Google books. Search for: Biologically Closed Electric Circuits

Per conoscere la bibliografia prodotta da Björn Nordenström:

http://www.naturalworldhealing.com/nordenstrom-electrical.htm



LE MAGNETOTERAPIE NON DEVONO GENERARE EFFETTI ECCITOMOTORI



Esistono due effetti biologici funzionali che hanno la medesima origine biofisica.

Le variazioni di flusso dei campi elettrici e, secondariamente, di quelli magnetici, possono produrre la depolarizzazione endocellulare con diversi gradi di intensità e diffusione, con conseguenze sia soggettive che oggettive.

  • L'evocazione del dolore – Effetto soggettivo

  • L'effetto eccitomotorio – Effetto oggettivo

In precedenza si è detto che la depolarizzazione endocellulare non deve superare i 5 millivol.
L'Autore nell'articolo : Effetti soggettivi dei campi magnetici pulsati,





“…..l’energia magnetica è l’energia elementare da

cui dipende tutta la vita dell’organismo”

Werner Heisenberg (1901-1976)

Premio Nobel per la Fisica (1932)











CONTINUA



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