MAGNETOTERAPIA


MAGNETOTERAPIA INNOVATIVA

A BASSA FREQUENZA A SCARICA CAPACITIVA

(1,4 Tesla)


Testo di Marco Montanari


www.fieldsforlife.org


Copyright © 2009


LICENZA PUBBLICA GENERICA (GPL) DEL PROGETTO GNU


L'APPARECCHIO ELETTROMEDICALE QUI DESCRITTO

NON E'UN GIOCATTOLO

LA SUA RIPRODUZIONE È CONSENTITA

SOLO A SCOPO SCIENTIFICO E/O SPERIMENTALE

NON A SCOPO COMMERCIALE E/O INDUSTRIALE


INDICE


UNA MAGNETOTERAPIA INNOVATIVA

ACCORATO AVVERTIMENTO AGLI SPROVVEDUTI

PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO

SCHEMA ELETTRICO ( PRIMO MODULO )

SCHEMA ELETTRICO ( SECONDO MODULO )

SCHEMA ELETTRICO ( TERZO MODULO )

SCHEMA ELETTRICO ( ALIMENTAZIONE 12V DC )

COSTRUZIONE DELL'INTERFACCIA BIOFISICA

ALCUNE CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

1° MODULO - ELENCO COMPONENTI

2° MODULO - ELENCO COMPONENTI

3° MODULO - ELENCO COMPONENTI

DOPO OLTRE 16 ANNI DI INCESSANTE SPERIMENTAZIONE

NEL MARZO 2017 È POSSIBILE DEFINIRE LE POSSIBILI APPLICAZIONI TERAPEUTICHE

DEI CAMPI MAGNETICI PULSATI DI GRANDE INTENSITÀ CON DURATA DI IMPULSO DI CIRCA

100 MICROSECONDI


UNA MAGNETOTERAPIA INNOVATIVA

Coloro che sperimenteranno questa magnetoterapia a bassa frequenza, se in precedenza ebbero la fortuna di usufruire di altre magnetoterapie sempre a bassa frequenza, potranno rapidamente constatare che quella in oggetto supera ogni possibile aspettativa. Non si tratta della “macchina del miracolo”, ma coloro che amano studiare la biofisica delle interazioni tra campo magnetico e tessuti viventi avranno pane per i loro denti. Il seguente elenco non è assolutamente esaustivo dell'idoneità terapeutica di questa magnetoterapia, ma anche in questa forma sintetica è decisamente sbalorditivo:

I basilari principi biofisici già esposti dall'Autore in altri scritti, in questa magnetoterapia trovano una delle possibili applicazioni pratiche a conferma della loro assoluta validità, ma al contempo si vanno delineando nuovi ed entusiasmanti orizzonti.

ACCORATO AVVERTIMENTO AGLI SPROVVEDUTI

E' del tutto evidente che chi legge queste pagine, per la curiosità di sperimentare quanto sopra enunciato, decida di realizzare in fretta e furia il seguente circuito elettronico che appare semplice (l'ovvietà è sempre un'illusione), ma se il costruttore non possiede adeguate conoscenze di elettronica e non conosce il pericolo delle alte tensioni e non sa cosa comporti un circuito non disaccoppiato dalla rete di distribuzione elettrica, invece di sperimentare gli effetti terapeutici dei campi magnetici impulsivi, sarà ricordato come colui che non sapeva che:

CHI TOCCA I FILI MUORE



PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO

L'Autore, in un altro articolo, ha già descritto come e quando iniziò a dedicarsi allo studio della magnetoterapia. La prima magnetoterapia fu costruita utilizzando un'accensione elettronica a scarica capacitiva che giaceva inutilizzata col felice connubio di una bobina nata per far parte di un impianto stereofonico che per circa trent'anni ebbe modo di manifestare indubbie doti terapeutiche. L'Autore si impose di seguire una linea di ricerca sistematica nella quale, tra l'altro, figurava l'analisi degli effetti terapeutici dei campi magnetici con intensità crescente (col trascorrere del tempo e dei malanni suoi, di famigliari e amici) che applicò con successo alla magnetoterapia ad alta frequenza, poiché quella a bassa frequenza sembrava non necessitare di miglioramento, essendo in grado di gestire in ambito locale e in modo risolutivo plurime applicazioni terapeutiche che, per l'esattezza, l'Autore ama chiamare “idoneità terapeutica” di un apparecchio elettromedicale. Il solenoide di quest'ultima magnetoterapia che, sempre per l'esattezza, l'Autore genericamente definisce “interfaccia biofisica”, genera un intenso dolore evocato in quanto la durata dell'impulso (esponenziale) è di 1,7 ms, ha una induttanza di 1,86 mH ed una resistenza di 0,62 ohm, mentre la massima intensità del campo magnetico è di circa 0,8 Tesla. Il primo fatto sperimentale che determinò il primo livello di transizione biofisico fu il netto aumento dell'idoneità terapeutica dopo l'inserimento nel solenoide di un nucleo di ferrite che aumentò di 0,86 mH il valore dell'induttanza che in origine era di 1 mH. Attualmente in Medicina il top della ricerca sull'azione dei campi magnetici si colloca a circa 3 Tesla mediante lo sviluppo della r-TMS (ripetitive - Transcranial Magnetic Stimulation). La suddetta intensità genera l'evocazione di potenziali d'azione direttamente nelle aree cerebrali motorie, quindi deputate al movimento dei muscoli che si contraggono in modo del tutto involontario. Anche quando viene applicata una variazione di flusso subliminare (a scopo antidepressivo e/o antipsicotico) la modalità attuativa è sempre in linea con le attuali conoscenze neurologiche, vale a dire è a carattere anatomo-funzionale. E' di fondamentale importanza ricordare che questi fenomeni si ottengono con treni di impulsi (7 – 15 con periodo di 10 ms) di elevatissima corrente in solenoidi privi di nucleo e con durata di circa un millisecondo. E' sorprendente il fatto che non esistono studi sistematici sull'azione terapeutica dei medesimi campi magnetici, ma con durata d'impulso brevissima (dai nanosecondi a qualche microsecondo) in quanto a priori si ritengono inefficaci (l'onnisciente ovvietà acceca sempre le proprie vittime).

Questa magnetoterapia a bassa frequenza è destinata a soppiantare tutte le altre, soprattutto quelle che derivano dall'errato assioma: “Il campo magnetico produce effetti terapeutici” che viene sostituito da quello in linea con le autentiche acquisizioni scientifiche: “La variazione di flusso di un campo magnetico produce effetti terapeutici”. Traducendo in termini biofisici quanto esposto, la prima affermazione si esprime con la seguente etichetta : Il vettore H di un campo magnetico produce effetti terapeutici”, mentre con la soprastante e seguente dichiarazione si afferma che: Il vettore B (di induzione) del campo magnetico produce effetti terapeutici”.

Oggi sappiamo che la Biofisica ammette che la variazione di flusso totale (ΔΦ(B)) può essere di durata infinitesima (Δt 0).
La spiegazione degli effetti terapeutici di questa magnetoterapia è in ambito quantistico, vale a dire in una dimensione biofisica decisamente innovativa, in cui l'equazione di campo di Schrödinger è associabile alle dimensioni della cellula ed a quelle del suo contenuto (interazione con le strutture ed azione strutturata e/o intelligente come prevede la meccanica quantistica); ciò (tra l'altro) consente all'attuale Biofisica d'avanguardia di prevedere il contemporaneo superamento e/o implementazione delle nozioni bioelettriche, neuroendocrine e anatomo-funzionali che per oltre un secolo sono state l'unica fonte delle conoscenze neurologiche e, più in generale, biologiche.

La magnetoterapia oggetto di quest'articolo, è un'applicazione pratica di quanto sopra esposto, ma in assoluto è il primo banco di prova pubblico che, in quanto tale, mostra agli studiosi i corrispondenti aspetti tecnici e realizzativi, per cui l'Autore si riserva ogni più ampio diritto di proprietà di quanto di seguito viene presentato sia graficamente sia letterariamente.

L'Autore ama molto ricordare agli studiosi ed agli utenti che gli effetti terapeutici della magnetoterapia e più in generale delle elettroterapie, derivano da un loro uso farmacologico e non taumaturgico (miracolistico), vale a dire che sono sempre necessari idonei apparecchi medicali con annesse altrettanto idonee istruzioni d'uso e manutenzione, la cui applicazione nel tempo, vale a dire col paziente concorso dell'utente, possono generare reali e durevoli effetti terapeutici. Per tempo si intendono: ore giornaliere consecutive, giorni consecutivi, mesi ed anche anni di incessante esposizione a idonei impulsi di campo magnetico.

SCHEMA ELETTRICO

( PRIMO MODULO )

Si deve premettere che, allo scopo di concedere agli sviluppatori commerciali di esprimersi nel modo migliore in funzione di ciò che di meglio offre il progresso tecnologico, il seguente circuito è stato pensato e realizzato in modo volutamente “arcaico”, poiché il medesimo funzionamento si può ottenere con la moderna componentistica che consente una notevole semplificazione circuitale a cui si associa il minor costo.

Figura 1: Schema elettrico del primo modulo elettronico della magnetoterapia a bassa frequenza a scarica capacitiva. Ai connettori L/F si collega l'alimentazione di rete 230 VAC, mentre A/B si collegano al primario del trasformatore di alimentazione del modulo di controllo (12 V DC). (Progetto dell'Autore)

Il soprastante schema elettrico rappresenta il cardine di questa magnetoterapia. Dall'inizio della sua progettazione fu previsto di racchiudere il circuito in un contenitore ermetico e totalmente isolante (IP55 – IP56) con dimensioni interne di 205,4 x 155,4 mm normalmente reperibile per contenere connessioni elettriche. Da sinistra, i connettori L ed F fanno capo all'alimentazione di rete (230 V AC). I connettori A e B consentono il collegamento al primario del minuscolo trasformatore di alimentazione del secondo e terzo modulo (12 V DC). RL è un relay bistabile bipolare (10 A) con bobina di eccitazione separata funzionante a 230 V AC attivabile mediante il pulsante P normalmente aperto.

Quest'ultimo componente è previsto per facilitare a chiunque l'avvio e l'arresto dell'apparecchio e per effettuare in sicurezza eventuali ispezioni visive e/o strumentali del circuito; il suddetto relay è sostituibile con un normale doppio deviatore o doppio interruttore con levetta e case plastici, ma è necessario che sia di qualità (una volta esistevano !). Il fusibile è da 1 A Fast, il MOV o Varistore (VDR1) è indispensabile. Segue la lampadina al neon (230 V AC già cablata con resistenza da 100K) di colore verde. In realtà il neon non emette nella banda del verde, per cui la luce appare giallastra. I colori giallo e verde non sono in grado di attraversare la cute, all'opposto il colore rosso (640 nm) si vede anche ad occhi chiusi e, dato che le vere magnetoterapie si usano soprattutto durante la notte (l'uso farmacologico è sempre protratto nel tempo), il colore verde non disturba l'utente. Essendo previsto il totale isolamento galvanico del circuito, la dissipazione termica di quest'ultimo deve essere irrisoria, quindi al posto di una resistenza ohmica pura che dissiperebbe calore, come limitatore di corrente si è preferito usare un'equivalente reattanza capacitiva (Xc) a 50 Hz. E' assolutamente necessario che la tensione di lavoro dei due condensatori sia da 600 a 1000 V. Quando manualmente viene interrotta l'alimentazione la resistenza R1 scarica i condensatori C1 e C2.

Calcolo della reattanza capacitiva a 50 Hz di C1 + C2 (1,22 uF)


formula canonica estesa


formula semplificata


La reattanza capacitiva di 2557 ohm limita l'assorbimento del primo modulo a circa 90 mA che consente la successiva e decisamente drastica soluzione circuitale (Bridge – Q1 - D1). Il ponte rettificatore, l'N-mosfet e il diodo D1 sono ultra dimensionati rispetto ai dettami puramente teorici, ma coloro che per il futuro non vogliono avere problemi è bene che si adeguino, anche perché il costo non aumenta troppo. Per terminare l'argomento inerente alla dissipazione termica, l'unico componente del circuito che si scalda lievemente è il K1531 (N-mosfet 500V 15A) che è stato dotato di un piccolo dissipatore che lo mantiene a temperatura ambiente.

L'Autore rammenta che, allo stato dell'arte, non è possibile costruire vere magnetoterapie portatili alimentate a batteria, ovvero è possibile qualora il progettista fosse culturalmente ancorato al suddetto errato assioma.

Il condensatore C3 costituisce il serbatoio di carica elettrica che, tramite l'SCR, si scaricherà in modo subitaneo in L (interfaccia biofisica).

C3 deve essere assolutamente anti-induttivo, perciò non esiste nulla di meglio che collegare in parallelo più condensatori, nella fattispecie 7 da 0,22 uF 1000 V per un totale di circa 1,54 uF. La tensione di picco ai capi di C3 è ottenibile con la seguente formula, ammettendo che la rete di distribuzione elettrica fornisca i previsti 230 V:

Vcc(C3) = Vac * 1,414 = 325,22

In pratica, in ambito cittadino la suddetta tensione oscilla da 298 Vcc a 311 Vcc. Quindi, per valutare quanto segue l'Autore ha considerato una costante di 300 Vcc. Il circuito in oggetto, se realizzato con componenti di qualità, può tranquillamente funzionare per molti anni anche nel caso venga usato per molte ore al giorno (tutta la notte).


SCHEMA ELETTRICO

( SECONDO MODULO )

Figura 2: Schema elettrico del secondo modulo elettronico della magnetoterapia a bassa frequenza a scarica capacitiva. Da sinistra: sensore della carica dei condensatori (partitore resistivo, DZ1, Q1, Q2), controllo della frequenza della scarica (U1), generazione dell'impulso di conduzione dell'SCR (Q3) (Progetto dell'Autore)


Ingrandimento di U1


Il partitore di tensione composto da R1, R2, R3, R4 unitamente a DZ1, Q1, Q2, hanno lo scopo di abilitare U1 (NE555) quando nel condensatore C3 (primo modulo) si è raggiunta la tensione di 300 V. Il suddetto partitore scarica rapidamente C3 (primo modulo) nel caso di interruzione dell'alimentazione.

Il diodo 1N752A manifesta la differenza di potenziale di zener di 5,1V con soli 0,1 mA (5,6V a 20 mA) e ciò ha permesso di semplificare il circuito.

Fintanto che ai capi di C3 (primo modulo) non è presente la tensione di 300 V, i terminali 2, 6, 7 di U1 e i terminali dei condensatori C3 + C4 (2 uF) sono posti a massa in quanto Q2 è in conduzione, quindi l'uscita 3 di U1 rimane alta, per cui la parte rimanente del circuito (D6 e Q3) è bloccata.

Quando Q2 viene interdetto, cioè ai capi di C3 (primo modulo) si è raggiunta o superata la tensione di 300 V, C3 + C4 si caricano esponenzialmente e la resistenza R7 (3,7K, ottenuta con una resistenza da 1K e una da 2,7K) conferisce un ritardo di circa 7,4 ms, ma inserendo tutto il potenziometro da 1 M il ritardo sale a circa 2,0074 secondi. In pratica, sommando tutti i tempi tecnici, gli impulsi di campo magnetico dell'interfaccia biofisica hanno un periodo minimo di circa 40 ms (25 Hz) e uno massimo di 2 secondi.

Dal punto di vista biofisico i suddetti stimoli sono molto più illuminanti se “letti” in funzione del periodo, piuttosto che della frequenza, quindi il potenziometro P1 è collegato in modo che l'escursione (in senso orario) presenti a partire da sinistra il periodo minimo.

Quando l'uscita 3 di U1 commuta da alta a bassa, si caricano i condensatori C7 e C8 che rispettivamente consentono la visualizzazione del passaggio in conduzione dell'SCR (25RIA120, 25 A 1200 V, Igt 60 mA) mediante Q3, R9, C9. E' del tutto evidente che sostituendo il suddetto robusto diodo controllato con uno analogo, è probabilmente necessario modificare R9.

La temperatura delle attuali abitazioni non scende sotto i 19 °C per cui la corrente di gate (Igt) del suddetto SCR può essere ridotta a soli 25 mA invece dei 60 mA previsti nel datasheet.

L'Autore in precedenza aveva impiegato un SCR da 8 A in case plastico che è letteralmente esploso e ciò è una chiara evidenza dell'elevata intensità di corrente che circola nell'interfaccia biofisica.


SCHEMA ELETTRICO

( TERZO MODULO )

Figura 4: Schema elettrico del terzo modulo elettronico della magnetoterapia a bassa frequenza a scarica capacitiva. Procedendo da destra verso sinistra: controllo della scarica del condensatore ( D6 - R3 ); l'interdizione di Q1 porta in conduzione il mosfet che, cortocircuitando a massa l'alimentazione ne impedisce la ricarica al fine di determinare l'interdizione dell'SCR. (Progetto dell'Autore)

Riguardo al terzo modulo non c'è molto da dire; a tutti gli effetti è una porta invertente (NOT) costruita con componenti discreti la cui uscita mette in conduzione l'N-Mosfet che a sua volta determina l'interdizione dell'SCR.

Il diodo D7 che normalmente è indispensabile, in questo particolare caso si potrebbe eliminare, ma si consiglia di inserirlo in quanto il circuito elettronico di questa magnetoterapia ha un fondamentale ruolo sperimentale e/o didattico.

Nel prosieguo risulterà chiaro che la modalità costruttiva dell'interfaccia biofisica L1 determina il funzionamento puramente quantistico; vale a dire che in questo caso l'interazione tra campo magnetico e tessuti non genera effetti eccitomotori come il fenomeno dell'evocazione del dolore, cioè non esistono eclatanti effetti soggettivi (il malato guarisce quasi senza accorgersene), ad esclusione della già citata attivazione dell'attività endorfinica in ambito cerebrale, ma che non si manifesta sempre in modo eclatante, comunque non è certo difficile farne esperienza.

Per quanto riguarda l'alimentazione a 12V DC l'Autore ha recuperato un piccolo trasformatore di alimentazione con secondario di 8,3 V AC - 200 mA a cui fa seguito un duplicatore di tensione e un alimentatore stabilizzato a componenti discreti, ma si può utilizzare un trasformatore da 15/17V AC 150/200 mA che dopo il ponte raddrizzatore e il condensatore di livellamento, alimenta un integrato tipo 7812 corredato dei condensatori di filtro da 100 nF.


SCHEMA ELETTRICO

( ALIMENTAZIONE 12V DC )

Il circuito montato nel contenitore plastico ed ermetico


COSTRUZIONE DELL'INTERFACCIA BIOFISICA

Il solenoide costruito dall'Autore per questa particolare magnetoterapia è visibile nella fotografia sottostante. Ha una induttanza di 1113,12 uH e una resistenza di 0,237 ohm, filo di rame smaltato Ø 1,6 mm (compreso lo smalto).


L'interfaccia biofisica poco prima del montaggio definitivo


Il solenoide è stato costruito utilizzando un vecchio rocchetto di materiale plastico in cui era avvolto il filo di lega eutettica di “stagno” per saldature.

Le dimensioni esterne sono: Ø 67 mm, altezza 37 mm, foro centrale Ø 24 mm riempito di spezzoni di filo di ferro plastificato Ø 0,7 mm con estensione polare a cupoletta, prominente di circa un centimetro (il colore rosso è vernice con funzione di collante). Nel lato posteriore il nucleo metallico non sporge dal rocchetto. La seguente fotografia rappresenta la forma dell'impulso di corrente che nell'interfaccia biofisica genera un campo magnetico di circa 1,4 Tesla.


Figura 5: Scarica capacitiva di circa 100 us osservata per via induttiva. Oscilloscopio Tektronix TDS-3032. (Fotografia dell'Autore)

La fotografia di Figura 5 visualizza la curva di scarica che termina circa in corrispondenza con la base tempi che è di 100 us.

Tenendo presente che il regime della scarica determina la saturazione magnetica del nucleo.

La costante di tempo:

risulta aumentata dalla parallela e inseparabile costante di tempo:

nel rapporto espresso in secondi:

In questo caso l'induttore ha un comportamento puramente resistivo (vedi curva di scarica). La corrente di picco è di 1265 A (i = V/R) e l'intensità del campo magnetico (1,407945 Tesla) si ricava con la formula seguente:

Il solenoide in oggetto può essere replicato in forme diverse, tenendo presente di conservare un valore resistivo compreso tra 0,25 e 0,237 ohm. Per quanto riguarda il valore dell'induttanza è necessario dimensionare il nucleo di fili di ferro plastificato normalmente reperibile in ferramenta. Detto nucleo durante l'uso si riscalda e ciò conforta circa l'esattezza dei valori sopra riportati. Meglio sarebbe trovare del filo di ferro ricotto di piccola sezione oppure dei lamierini al silicio per trasformatori o meglio ancora, delle barrette di ferrite rettangolari che aumenteranno l'induttanza, per cui aumenterà anche l'intensità di picco del campo magnetico. Le due fotografie seguenti mostrano la magnetoterapia pronta per l'uso. La cupoletta del nucleo metallico è stata ricoperta da più strati di nastro adesivo trasparente (mylar) in modo da non avvertire alcuna asperità.



ALCUNE CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Il solenoide è più ergonomico se è largo e basso piuttosto che lungo e stretto.

E' sufficiente un solo solenoide in quanto si può vantaggiosamente usare il campo concatenato mediante un nucleo mobile di ferrite con cui trasferire il flusso magnetico in zone più profonde del corpo umano. L'estensione polare consente al campo magnetico utile di espandersi assialmente per circa 10 cm. Anche i cavi elettrici (bipolari) di collegamento alla rete di distribuzione elettrica e al solenoide devono essere di qualità con conduttori di buona sezione (non inferiori a 1,5 mm), soprattutto vanno fissati in modo assolutamente stabile, esternamente mediante appositi pressacavi e internamente mediante fascette (vedi fotografie).

L'interfaccia biofisica può essere indifferentemente usata da ambedue le facce del cilindro in quanto non esistono differenze tra l'azione terapeutica del polo Nord e quella del polo Sud. L'estensione polare è utile per centrare certi disturbi molto localizzati oppure per ricercare le aree cerebrali in cui si avverte la già citata sensazione piacevole (attivazione endorfinica) che si manifesta in coloro che ne hanno necessità.

In ogni caso il periodo ottimale è circa di 40 ms (25 Hz) e non è escluso che periodi minori aumentino l'idoneità terapeutica di questa magnetoterapia.

Seguono alcune generiche considerazioni circa l'azione biologica dell'impulso di campo magnetico generato da questa magnetoterapia.

Questa magnetoterapia include numerosi elementi di grande interesse biofisico, potendo evocare in ambito biologico delle risonanze elettromagnetiche dal ruolo profilattico e terapeutico, per questo, l'Autore si associa a Gianfranco Galvani, Presidente del Centro di Ricerca Georges Lakhovsky che è certo che la Medicina sarà ineluttabilmente, in futuro, una Medicina esclusivamente vibrazionale.”


1° MODULO

ELENCO COMPONENTI

P = pulsante da pannello normalmente aperto

RL = relay bistabile bipolare 230 V 10A – eccitazione separata 230 VAC

FUSE = 1A - F

VDR = S20K275 varistore

LN = lampadina al neon 230V (verde)


R1 = 2,7 M ½ W


C1 = 0,22 uF 1000 V poliestere

C2 = 1 uF 600 V poliestere

C3 = 7 x 0,22 uF 1000 V (1,54 uF) poliestere


Bridge = B380C5000

D1 = BY255

Q1 = K1531 - (N mosfet 500V - 15A)


L = interfaccia biofisica (vedi testo)


2° MODULO

ELENCO COMPONENTI

R1 = 180k

R2 = 180k

R3 = 6,8k

R4 = 1,2K

R5 = 6,8k

R6 = 4,7k

R7 = 3,7k (1k + 2,7K)

R8 = 4,7k

R9 = 470 ohm (da modificare se cambia Ig dell'SCR)

R10 = 1K

P1 = 1 M potenziometro lineare


C1 = 22 pF ceramico

C2 = 3,3 nF ceramico

C3 = 1 uF 5% poliestere

C4 = 1 uF 5% poliestere

C5 = 10 – 100 nF poliestere

C6 = 0,1 uF poliestere

C7 = 2,2 uF 25 VL elettrolitico

C8 = 0,15 uF poliestere

C9 = 0,1 uF poliestere

C10 = 1000 uF 25 VL elettrolitico


D1 = 1N4007

D2 = 1N4007

D3 = 1N4148

D4 = 1N4007

D5 = 1N4148

D6 = Led verde Ø 5 mm

DZ1 = 1N752A

Q1 = D826 (β 300 – 400) – BD139 NPN

Q2 = D826 – BD139 NPN

Q3 = BD140 - PNP

U1 = NE555


3° MODULO

ELENCO COMPONENTI

R1 = 100 ohm

R2 = 1 K

R3 = 10 K


C1 = 470 pF ceramico

C2 = 0,1 uF ceramico

C3 = 1000 pF ceramico


D1 = 1N4148

D2 = 1N4007

D3 = 1N4007

D4 = 1N4007

D5 =1N4007

D6 = 1N4007

D7 = BY228 (diodo damper)

DZ1 = 9V ½ W


Q1 = D826 – 2N1711 – BD139 NPN

SCR = 25RIA120 (25 A – 1200 V – Ig 60 mA)


DOPO OLTRE 16 ANNI DI INCESSANTE SPERIMENTAZIONE

NEL MARZO 2017 È POSSIBILE DEFINIRE LE POSSIBILI APPLICAZIONI TERAPEUTICHE

DEI CAMPI MAGNETICI PULSATI DI GRANDE INTENSITÀ CON DURATA DI IMPULSO DI CIRCA 100 MICROSECONDI


Il seguente elenco costituisce un importante punto di riferimento per la successiva sperimentazione che si dovrà effettuare singolarmente in modo specifico. In linea generale la suddetta magnetoterapia pulsata ha dimostrato di agire in tutti i fenomeni infiammatori localizzati.
Questo tipo di magnetoterapia risulta essere un valido presidio nella pratica riabilitativa.



1) Cominciando dalla testa e collo si possono elencare:

  • Glaucoma

  • Retinopatie

  • Cefalee – Arterite temporale giganto cellulare di Horton - (alternativa: generatore di microcorrenti)

  • Acufeni (azione terapeutica incostante)

  • Mastoiditi (coadiuvante nella terapia antibiotica)

  • Otiti (coadiuvante nella terapia antibiotica)

  • Sinusiti

  • Laringiti

  • Faringirti

  • Ascessi dentari - Granulomi (solo fase infiammatoria)

  • Osteoporosi della mandibola e paradontosi

  • Herpes simplex delle labbra

  • Sindromi depressive (alternativa: generatore di microcorrenti)

  • Parkinson e Parkinsonismi

  • Patologie muscolo-scheletriche del collo ad etiologia infiammatoria

  • Stenosi carotidea

  • Ipertiroidismo

2) Spalle e braccia:

  • Flogosi della capsula articolare e dei tendini

  • Epicondiliti

  • Tunnel carpale

  • Dito a scatto (Tenosinovite sterosante a carico della guaina tendinea dei tendini flessori delle dita)

  • Morbo di Dupuytren (nulla vieta di tentare)

  • Rizoartrosi

3) Tronco anteriore:

  • Nevralgia erpetica e post-erpetica

  • Ernia iatale (coadiuvante)

  • Gastralgie (alternativa: magnetoterapia ad alta frequenza in campo magnetico)

  • Sindromi epatobiliari ad etilogia ostruttiva (alternativa: magnetoterapia ad alta frequenza in campo elettrico e/o magnetico)

  • Steatosi epatica (alternativa: magnetoterapia ad alta frequenza in campo magnetico)

4) Tronco posteriore:

  • Strappi dei muscoli intercostali e/o algie reumatiche

  • Nevralgia erpetica e post-erpetica

  • Ernie discali e sciatalgie (alternativa: generatore di microcorrenti)

5) Arti inferiori:

  • Coxartrosi

  • Gonartrosi (valida alternativa: generatore di microcorrenti)

  • Patologie venose: Phlegmasia alba dolens (in particolare trombosi del tratto popliteo della vena femorale)

  • Periflebiti e Tromboflebiti

  • Piede diabetico

  • Tendinite di Achille



Articolo pubblicato per la prima volta il 18 novembre 2009

Articolo corretto e ripubblicato il 26 aprile 2010

Articolo aggiornato e ripubblicato il 9 marzo 2017

Articolo aggiornato e ripubblicato il 25 ottobre 2017

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