IPERTERMIA



TERMOTERAPIA - PIRETOTERAPIA





Prologo: Prof. Dr. Franco Lo Iacono

Chirurgo


Testo: Dr. Vittorio Davite

Farmacista




www.fieldsforlife.org


Copyrigt © 2008

LICENZA PUBBLICA GENERICA (GPL) DEL PROGETTO GNU



...scrivere è il modo migliore

per parlare senza essere interrotti...”

Vercelli, 01/2007



IPERTERMIA E PIRETOTERAPIA


Prefazione del Prof. Dott. Franco Lo Iacono


La presente pubblicazione dell'amico Dott. Vittorio Davite è basata sulla nozione dell'effetto del caldo sul corpo umano.

Egli ci presenta alcuni casi di pazienti, affetti da gravi malattie, pervenuti rapidamente a guarigione dopo essere stati sottoposti a temperature elevate, tra cui casi di broncopolmonite, lesione sempre di notevole gravità.

Fin dai tempi antichi era stata riscontrata l'influenza favorevole che malattie febbrili, insorgenti durante il decorso di altre affezioni, possono avere su queste.

La piretoterapia può essere attivata sia con sostanze chimiche, sia con vaccini o derivati batterici, sia inducendo nel malato una infezione artificiale mediante germi viventi.

Il Dott. Davite l'ha ottenuta sottoponendo il paziente ad un bagno di acqua molto calda.

L'ipertermia può favorire l'attività fagocitaria, la formazione di anticorpi, la disintegrazione di veleni specifici e aspecifici, l'attività delle ghiandole a secrezione interna e degli emuntori. Può agire inoltre direttamente sui germi che hanno provocato la malattia, i quali, non resistenti ad elevate temperature, vanno incontro a distruzione.

E' ben conosciuto quali siano gli effetti biologici del caldo sul corpo umano: provoca sull'organismo iperemia arteriosa, per aumento del calibro dei vasi ed accelerazione della corrente sanguigna, con aumento della diapedesi e della fagocitosi e dei poteri di difesa regionali contro infezioni; produce inoltre un effetto analgesico quasi costante, qualunque sia la causa del dolore.

Produce ancora azione antibatterica; per questa azione il caldo deve essere molto forte e applicato per molto tempo.

E' questo il caso messo in azione nei pazienti citati dal Dr. Davite.

Ha infine un'azione favorevole sulla rigenerazione cellulare (cicatrizzazione, riparazione di lesioni, ecc.).

La terapia messa in azione dal Dr. Davite è basata su azioni scientifiche ben conosciute.

Oggi con il grande progresso della medicina, disponiamo di mezzi altamente efficaci per curare le malattie.

L'ipertermia può essere tenuta nella dovuta considerazione ed usata come coadiuvante in determinati casi, in cui la terapia tradizionale non aveva raggiunto risultati rapidi e completi.

E' doveroso perciò complimetarci con il Dr. Davite ed incoraggiarlo a persistere nella sua attività e nelle sue ricerche.


Franco Lo Iacono



IPERTERMIA


Per Ipertermia si intende l'elevazione della temperatura del corpo umano al di sopra del valore fisiologico di 37°C. Questa elevazione si può ottenere attraverso due vie distinte: la Termoterapia e la Piretoterapia.


  1. Si parla di Termoterapia quando il calore è fornito da sorgenti esterne di energia termica che possono essere di origine fisica (elettromagnetica, radiante, radiofrequenziale etc ) e chimica.

  2. Si parla di Piretoterapia (dal greco pyretos = febbre) quando il calore è fornito dalla reazione febbrile del paziente.


LA STORIA


L'istinto stesso di conservazione della vita e del benessere individuale fa si che una forza di medicina istintiva sia comune tanto agli uomini primitivi quanto agli animali tra i quali si osservano atti e comportamenti rivolti a lenire il dolore e ad eliminare condizioni patologiche.

In natura, il principio della vita è legato al calore così come alle sorgenti e ai consumi di energia; la temperatura del corpo umano è necessaria per assicurare le sue funzioni fisiologiche nonché la sua difesa contro i germi patogeni che ben vivono a 37°C per autodistruggersi man mano che la temperatura aumenta.

Fin dalla antichità l'ipertermia è stata proposta e utilizzata pare trattare certe infermità ricorrendo alle sorgenti termiche naturali disponibili o adattate all'occorrenza.

Dagli albori della storia e della leggenda, l'Ipertermia è stata prospettata come mezzo per atrofizzare il seno destro delle Amazzoni nella zona destinata al porto della faretra, mentre al papiro medicale egiziano, vecchio di circa 4000 anni, risale un tentativo di trattamento di un tumore al seno mediante uno “stelo riscaldato”. Se ne vale Ippocrate nei suoi “Aforismi”, seguito da molti medici che proporranno la cauterizzazione di certe eruzioni infettive superficiali. Ma si dovrà attendere il XIX secolo perché l'ipertermia trovi realmente un posto nel trattamento di certe infermità nonché di veri e propri tumori, secondo il francese Dr Bichat per il quale:


la febbre non è una malattia, ma è una difesa naturale dell'organismo e, per questo, uno strumento di guarigione, dichiarandosi così partigiano della piretoterapia.


A quel momento alcuni medici osservarono dei casi di regressione nonché di guarigione di malattie e autentici tumori in seguito a grandi stati febbrili occasionati da infezioni. Si cerca allora di creare febbri artificiali, ricorrendo principalmente a tossine non letali, tra le quali inizialmente la più utilizzata è l'Erisipela indotta dall'americano Dr. Coley e figlia Dr. Helen, ma i risultati non sempre costanti sono spesso deludenti.


Nel 1864, il francese Dr. Laveran medico militare in Algeria, scopre l'efficacia del Chinino contro la Malaria, una delle maggiori cause di mortalità dell'epoca. In riconoscenza della sua scoperta, il Dr. Laveran nel 1904 sarà insignito del Premio Nobel della Medicina.


Con il chinino nasce la malarioterapia; con l'inoculazione artificiale del plasmodio si ottengono accessi febbrili che distruggono l'infezione primaria.

Dopo un certo numero di tali accessi, quando la malaria ha ottenuto i suoi effetti si interviene con il chinino che uccide il Plasmodio, ottenendo la completa guarigione.

La malarioterapia si è rivelata particolarmente efficace in certe forme di paralisi progressiva di origine luetica; queste crisi violente ottengono splendidi risultati, mirando nella demenza paralitica a miglioramenti là dove prima le altre terapie non registravano che insuccessi.

In ogni caso, nel corso di elevati eventi febbrili spesso si può osservare un incremento di efficienza di alcune funzioni biologiche, per attivazioni di processi difensivi, con tendenza alla riparazione di lesioni infiammatorie.

Non solo, è in grado di stimolare il sistema immunitario perchè provoca la liberazione di sostanze immunoregolatrici, le Citochine che hanno un effetto protettivo per l'organismo.

Nel 1896 le radiazioni Röntgen aprono una nuova via per una lotta combinata con il calore contro il cancro; le tecniche di ipertermia generalizzata vengono quasi dimenticate fino agli inizi degli anni '70 quando dalle ceneri rinasce l'ipertermia antitumorale.

Nel frattempo è stato dimostrato che un'elevazione termica da 6 °C a 8 °C al di sopra di 37 °C deve essere mantenuta per più ore per essere tossica per le cellule dei mammiferi e quindi anche per le cellule tumorali.

In ogni caso si può desumere che la medesima elevazione di temperatura per un ristretto intervallo di tempo non è dannosa per l'organismo, ma è provvidenziale per portare all'autodistruzione i normali agenti patogeni resistenti a farmaci specifici, come è il caso dei Funghi del genere Ascomiceti, ubiquitari e resistenti allo spettro degli antibiotici.

La medicina nel frattempo registra nuovi progressi nell'impiego di radiofrequenze e microonde che possono assicurare un trattamento soddisfacente dei tumori superficiali e migliorare i risultati della radioterapia associata, lasciando un'apertura alla speranza di una migliore utilizzazione dell'ipertermia interstiziale a mezzo di sonde o antenne impiantate in tumori profondi, come al torace o all'addome.



IL CALORE ATTACCA IL MALE


Quante volte ognuno di noi ha avuto occasione di beneficiare delle qualità intrinseche del calore per uscire da uno stato di sofferenza del nostro organismo in “toto” o di sue parti ?. Nel frattempo il calore no ha finito di elargire tutte le sue qualità e pregi all'uomo, e non solo.

Prima dell'introduzione degli antibiotici, la polmonite è sempre stata una complicazione inguaribile, quasi sempre con esito letale.

Secondo una “vox populi” corrente a quei tempi, la sopravvivenza era riservata ai pazienti che superavano la settima, intesa quale periodo di sette giorni di alte febbri al termine del quale la febbre cadeva ed il malato guariva.

Veniamo ora ai malanni con cui ho dovuto misurarmi sia con la termoterapia che con la piretoterapia:


  1. Ernia del disco

  2. Sindrome pneumo-respiratoria


All'età di dodici anni, saltando da circa 2 metri di altezza atterro sui talloni; un'acuta fitta alla schiena mi blocca procurandomi un riflesso doloroso subordinato a certi movimenti e posizioni. Ben presto il medico curante diagnostica un'ernia del disco tra l'ultima vertebra dorsale e la prima sacrale.

Per anni ho combattuto il dolore con analgesici e con applicazioni di calore secondo le terapie che si andavano man mano affermando, sia pur con benefici di durata ridotta (cerotti, forni, ultrasuoni, etc.) che in ogni caso, mi hanno permesso di non dipendere troppo dall'uso prolungato dei calmanti classici, non sempre esenti da effetti collaterali.


Con il passare degli anni il dolore è aumentato e purtroppo ho dovuto notare una considerevole diminuzione della massa muscolare nonché della temperatura della mia gamba sinistra.


Nel 1947 un quotidiano annuncia a Torino, il Prof. Re rientrato da uno “stage” presso una clinica ortopedica di Londra, opera l'ectomizzazione dell'ernia del disco mi reco a Torino per una visita preliminare presso l'Ospedale Maria Vittoria e nel Febbraio 1948 potrò essere operato.

Dopo due settimane di ricovero sono dimesso con il supporto di un busto di gesso rinforzato che va dal bacino alle ascelle. Ben presto a distanza di sedici anni dall'incidente mi sento liberato dall'incubo della cronicità.

Nel caso che il dolore possa rimanifestarsi, il Prof. Re i consiglia di ricorrere a trazioni dorsali con una mentoniera Minerva a contrappeso traente, che favorisce l'aumento dello spazio intervetebrale, riducendo la pressione sul nervo sciatico.

Posso così ritornare al mio lavoro di Chimico presso lo stabilimento che mi impiegava a riprendere la preparazione di una seconda laurea presso la Facoltà di Farmacia dell'Ateneo di Torino.

Dopo quella mia guarigione durante parecchi anni, sia in Italia che in Africa, ho dovuto lamentare parentesi di dolore al nervo sciatico, soprattutto quando per la sistemazione di nuovi locali e servizi ho dovuto affrontare lo spostamento di pesi non indifferenti.

L'impiego della mentoniera Minerva che avevo portato con me dall'Italia, mi ha ogni volta liberato dal dolore. Ho in seguito evitato tali eccessi di peso, recuperando così le mie buone condizioni fino a riprendere, dove e quando possibile, la pratica di alcuni dei miei sport preferiti.


FASTI E NEFASTI ALL'EQUATORE


Nel 1958 parto per il Congo Belga al servizio del gruppo Unilever che nel frattempo aveva fondato la società Pharmaf (Pharmacie Africanes), destinata all'apertura di nuove farmacie nonché all'approvvigionamento dei prodotti farmaceutici e materiale medicale riservati ai quaranta Ospedali attivi presso le piantagioni (palma da olio, caffè, the, cacao) dislocate nelle varie regioni e con capacità da 150 a 400 letti ciascuno.

A Leopoldville (attuale capitale Kingshasa) sono accolto dal “farmacista capo” Paul Dufour che si prepara a lasciare il paese a causa dello stato di salute di una figlia di 7 anni colpita da una grave complicazione cardiaca provocata da una tonsillite dopo che lo streptococco si era annidato su una valvola mitralica.

All'arrivo di mia moglie, ci imbarchiamo per Stanleyville (attuale Kisangani) dove installiamo e inauguriamo una nuova Officina Pharmaf.

Nel 1959 nasce il nostro primogenito Giovanni.

Nel 1961 sono richiamato alla capitale dove ritroviamo l'amico Dr. Giuseppe Colombetti, da Stradella, chirurgo arrivato in Congo per conto della Croce Rossa Belga e passato all'O.M.S. con il compito di rimettere in attività l'Ospedale di Masi-Manimba, completamente devasato dai ribelli lumumbisti del Kasai al momento dell'indipendenza nel 1960.

Giuseppe spesso scende alla capitale per i suoi contatti professionali e alla ricerca di materiale medicale e tecnico urgente.

In occasione della sua venuta alla guida del piccolo monoplano Norecrin, chiediamo il suo intervento per il piccolo Giovanni, ancora una volta in piena tonsillite e che stiamo trattando con Lederkyn, sulfamidico-ritardo, all'epoca molto corrente.

Giuseppe trova il paziente con 39° di febbre e decide di seguirne personalmente l'evoluzione; interrompe il trattamento in corso, lasciando che la temperatura aumenti sotto la sua sorveglianza per far fronte ad eventuali complicazioni.

Non dimenticheremo mai, come noi genitori, durante ore ed ore abbiamo seguito il “Crescendo” della febbre fino a più di 40,6 °C e mantenervela fino a che, verso le tre di notte, nella fievole luce della camera, il piccolo apre gli occhi e muove lentamente la testa. Il termometro segna 36,5 °C. Da allora abbiamo constatato la fine del susseguirsi delle tonsilliti e la conferma dell'efficacia della Piretoterapia, quale difesa naturale dell'organismo, assistendo noi stessi alla guarigione di un male che avrebbe potuto riservare gravi sorprese.

Prima di allora non conoscevo la parola Piretoterapia: ho trovato questo termine a Bruxelles sulle pagine di Google a casa dello stesso Giovanni , ora papà di due figli.


Dal 1958, anno del nostro arrivo, il mio stato di salute è stato buono fino al 1964, quando una forte irritazione al rino-faringe degenera in tracheite e bronchite. Abbandono la sigaretta, L'antibiotico mi guarisce, ma altri attacchi non tardano a ripresentarsi con pericolose conseguenze.


Nel 1966 siamo trasferiti a Kigali capitale del Rwanda sempre nella fascia equatoriale a 1550 metri di altitudine con due stagioni delle piogge seguite da due stagioni secche, durante le quali il polverino rossiccio della savana è costantemente sollevato da venti altrettanto secchi. Ben presto le rino-faringiti si manifestano e peggiorano in bronchiti; sono assillato dalla loro frequenza. Gli antibiotici mi guariscono, ma a distanza di settimane il malessere ricompare sempre nelle zona rinofaringea, ciò che mi fa pensare ad un residuo minimo di infezione (MRD. = Minimun Residual Disease) che si sviluppa non appena lo stato irritativo delle mucose locali lo permette. I medici OMS e della Assistenza Tecnica Belga ci mettono in guardia dal clima fresco dell'altitudine spesso causa di affezioni respiratorie. Mentre le mie tossi si succedono mi viene di ripensare ad un adagio che sovente pronunciava un nostro assistente di laboratorio all'Università, con una punta di sottile umorismo:


I germi sono vivi a 37°C e muoiono a 41°C”


Lo stato di apprensione che ne risulta mi riporta ad un libro di avventure ambientato nella foresta Canadese che in gioventù avevo letto con grande interesse. Era la storia di un medico emigrato per ragioni religiose in Nord America e che per sé e per il proprio figlio, aveva costruito un'ampia casa -capanna formata da una sola grande camera quadrata, occupata al centro da una stufa in pietra e mattoni alta fino al soffitto.

Quando il ragazzo è colpito da polmonite, il padre attiva il riscaldamento dell'ambiente ad un forte regime termico, con grossi ceppi, scaldando il locale il più possibile durante lunghi giorni fino a che, dopo una settimana di super-calore, la febbre cade rapidamente e il ragazzo guarisce.


Durante il mio soggiorno in Congo, ho avuto modo di visitare in Provincia dell'Equatore, un importante lebbrosario creato e gestito dal Fondo Internazionale “Les Amis du Père Damien”.

All'occasione ho chiesto al medico responsabile quali fossero i trattamenti che davano i migliori risultati nella cura delle lesioni provocate nelle differenti zone devastate dal male. La sua risposta è stata netta: “I migliori risultati si ottengono sulle braccia e sulle gambe quando sono sottoposte all'azione di un forte calore”; spiegandomi che in due turni giornalieri i pazienti convengono sotto le tettoie, per tenere gli arti malati immersi in grandi fusti di recupero, contenenti acqua molto calda, la cui temperatura viene regolarmente mantenuta con l'aggiunta di acqua riscaldata a parte.


Siamo nel 1997, quando una bronchite evoluta in polmonite, ha resistito oltre dodici giorni agli antibiotici, mentre polmoni ed espettorato esalano un odore di muffa.

Basandomi sui moduli che ho appena citato, decido di ricorrere ad un bagno molto caldo, utilizzando la vasca della dimora di nostro figlio Giancarlo, neofarmacista da poco tempo rientrato dai suoi studi a Genova. L'impianto dello scaldabagno è buono, ma la quantità erogata non è sufficiente per un bagno total body e dispongo per un complemento di acqua scaldata direttamente sulla cucina a gas.

Inizio immergendomi a circa 35°C per aggiungere successivamente acqua più calda e ben agitata fino a 41°C. Mantenendomi per un buon 10 minuti mi rendo conto di un evidente miglioramento che mi spinge a lasciar salire la temperatura con nuove aggiunte di acqua molto calda.

L'aumento è talmente rapido che, inconsciamente, l'acqua raggiunge la temperatura di 45°C che, malgrado tutto, sopporto molto bene, ma che evidentemente giudico troppo elevati. Abbandono prontamente la vasca, per entrare rapidamente sotto le numerose coperte che mi aspettano.

Dopo un sonno profondo di oltre due ore, mi sveglio completamente inzuppato, il termometro segna 36,5°C e personalmente mi sento fuori dallo stato che per lunghi giorni mi aveva tenuto in allarme. Siamo alla fine del 2007 e da quel momento, a tutt'oggi, non ho più avuto disturbi né difficoltà polmonari o respiratorie.


Nel giugno 2000, sono stato vittima di un incidente fortunatamente finito bene.

Siamo ad Imperia, in attesa di riunirci con i figli e nipoti, per festeggiare il mio 80° compleanno.


Durante la notte, recandomi alla toilette, evito di accendere la luce per non disturbare i dormienti; ma ad una levata successiva, invece di accedere al bagno, nel buio totale imbocco la contigua gabbia a semi-spirale della scala e rotolo fino in fondo, nel buio.

Al grande rumore, la casa si sveglia e la luce si accende. Mi ritrovo con la testa in giù, appoggiata al tredicesimo gradino, mentre le gambe, rivolte in alto, esattamente verticali e parallele, sono infilate tra le sbarre della ringhiera.

Sono in uno stato di semi-incoscienza mentre la visione dei miei occhi è soggetta ad una rapida carrellata da destra a sinistra come talora accade su un monitor in TV mal regolato.

Faccio uno sforzo per concentrarmi, ad alta voce mi pongo delle domande alle quali rispondo a me stesso per rendermi conto “ che parlo, che vedo, che sento, che ai miei comandi seguono regolarmente i movimenti corrispondenti richiesti ! ”.

I familiari accorrono prontamente aiutandomi a districare le gambe dalle sbarre che le trattengono e mia moglie mi aiuta a stringere il corrimano per risalire al piano superiore. Arriva l'ambulanza che mi porta all'ospedale.

Il medico di guardia interviene con otto punti di sutura alla testa mentre non nasconde la sua sorpresa dicendo che dopo incidenti del genere è raro che “ il paziente parli ”.

Per parte mia mi sorprendo a sussurrare un fievole : “ Merci, Petit Jesus “ come cantano i bambini dopo avere ricevuto i loro doni di Natale.

Al terzo giorno sono dimesso dall'ospedale con una prescrizione di Betahistina che mi assicuri un migliore equilibrio nei miei passi e quando passo dall'orizzontale al verticale e viceversa.

Col passare degli anni devo riconoscere che il mio equilibrio stabile sta perdendo qualche colpo; soprattutto quando scendo dalle scale il mio procedere è di più legato al buon uso di un corrimano.


Sempre a carico dell'ipertermia voglio ricordare l'amico Aldo Caviggia da Brusnengo, a quel tempo responsabile di un'impresa edile operante in Rwanda.

In mattinata si presenta in farmacia, con una fortissima influenza, non riesce ad esprimersi convenientemente per spiegarmi che la sua presenza in

cantiere è indispensabile per il pomeriggio in occasione del controllo tecnico finale da parte di una Commissione O.N.U. venuta dall'Europa per garantire il nulla osta necessario per la chiusura del dossier di una importante costruzione.

Gli consegno le medicine richieste, permettendomi, data l'urgenza in giuoco, di consigliargli un buon bagno caldo. A fine pomeriggio Aldo si ripresenta ; ha fatto il bagno caldo e conferma con vivo “GRAZIE” il suo perfetto stato di salute, nonché il felice esito dell'avvenuto controllo.

Desidero sottolineare la sorprendente differenza che in quel medesimo giorno ho dovuto constatare sull'amico Aldo prima e dopo il bagno rigeneratore.


Nel maggio 2002 ci rendiamo in visita alla famiglia di Giancarlo in Rwanda. Siamo in piena stagione delle piogge, gli scrosci sono frequenti, ma la città è senza acqua potabile; le pompe idrovore che sollevano le acque torbide del Nilo-Kagera, sono fuori uso e non possono alimentare l'impianto di depurazione. Disponibile è soltanto l'acqua sorgiva delle fontanelle, limpida, ma lontane, rare e disputate dalla popolazione locale.

Riaprendo gli armadi del mio studio, sono sorpreso dall'odore di muffa che esala dai libri e dagli effetti personali che, in nostra assenza vi sono stati riposti.

L'abbondante quantità di eucaliptolo che ho disperso un po' ovunque non ha ragione del miasma che la muffa diffonde. Mi sbarazzo dell'intero contenuto degli armadi mentre inizio il trattamento antibiotico consigliato dal medico; ma la tosse e l'odore che ne esala persistono.

Vorrei ripetere quel bagno ipertermico del 1979, ma in mancanza di acqua, ricorro all'alternativa di una bevanda che mi possa assicurare un sufficiente aumento di temperatura.

Ad una grande tazza di thé bollente aggiungo una buona quantità di whisky e miele per ottenere una specie di “Brulè ... mei generis” che mantengo ben caldo e che centellino lentamente a piccole prese. Cado in un sonno profondo, per svegliarmi dopo un paio d'ore, tutto sudato. Recandomi alla toilette noto che il mio equilibrio è normale e, data la quantità di whisky che avevo ingurgitato, ne rimango stupito: certamente l'abbondante sudore aveva scaricato o meglio evaporato in priorità l'eccesso di alcool che avevo ingerito. Mi sento veramente ristabilito.


Nel novembre 2002 sono a Bruxelles, ospite della famiglia dell'amico Questiaux, già Primario Ginecologo dell'Ospedale Centrale a Kigali.

A questo punto risalgo al luglio 1994 quando Giancarlo, rientrato a Kigali dopo l'evacuazione forzata ordinata in previsione del Genocidio, incontra il dottor Gino Strada davanti al cancello della nostra casa; è alla ricerca di un alloggio di fortuna in questa città devastata dai combattimenti. Giancarlo lo riconosce e lo invita ad entrare, mettendo la nostra abitazione “se pur spogliata” a disposizione sua e dell'equipe di EMERGENCY.

Strada ricorda questo episodio nel suo libro “Pappagalli Verdi” sulla campagna contro le mine antiuomo con un vivo: “Grazie Giancarlo”.


Ai primi di agosto rientro a Kigali per dare il cambio a mio figlio diretto in Europa per riapprovvigionare la Kipharma completamente saccheggiata. Sbarco a Bujumbura via Nairobi e da qui rientro a casa nostra unendomi all'equipe di Emergency.

Nel frattempo l'O.N.U riceve dall'Australia un contingente di 300 elementi del loro Corpo Sanitario. Da parte sua, il Ministro Rwandese della Sanità chiede a Strada, che ha già rimesso in attività la “Chirurgia”, di riaprire la “Maternità” con la collaborazione dei nuovi arrivati.

Strada accetta, pur senza nascondere la sua sorpresa nel constatare che tra quei numerosi medici ed infermieri, uomini e donne, non vi siano né ginecologi né ostetriche, specializzazioni non specifiche per un esercito moderno, ma decisamente attinenti ad un paese africano e non solamente.

Al mio rientro a Kigali avevo già segnalato a Strada che l'amico Dr. Gustave Questiaux, a quel tempo in pensione, era disponibile per Emergency in forma benevola e per qualsiasi destinazione.

Dalla stazione satellitare parte un rapido contatto con la loro Centrale di Milano, e di qui, con Bruxelles. Alla proposta, Questiaux risponde con un pronto “OUI”.

Dopo pochi giorni è a Nairobi e di qui, con un aereo O.N.U. Sbarca a Kigali.

La notizia si propaga rapidamente provocando tra la popolazione vere scene di entusiasmo; le pazienti accorrono numerose, si ripresentano al lavoro quei sanitari che sono riusciti a salvarsi dai massacri.

In breve tempo la sua tanto richiesta “Maternità” è riattivata e Questiaux assicurerà il funzionamento del suo Dipartimento.

Dopo il Rwanda, continuerà ad estendere le attività di Emergency in Afghanistan, in Cambogia e in Kurdistan dove creerà un circuito di dieci Ambulatori-Maternità distribuiti in un arco di 150 Km.

Durante i suoi spostamenti sui sentieri delle Alpi Kurde, sarà vittima di una caduta, battendo la testa contro un sasso. La ferita apparentemente non grave, ne permette il recupero ed il rientro in Europa, ma a circa sei mesi dall'incidente insorge un improvviso, violentissimo dolore alla testa.

Ricoverato d'urgenza all'Ospedale di Grand gli viene riconosciuto un coagulo al cervello che potrà essere immediatamente rimosso.

La trapanazione del cranio porterà al suo recupero, malauguratamente con un handicap cerebrale irreversibile. Il 16 novembre 2006 Gustave muore. Per sua volontà le ceneri saranno sparse dai figli unitamente a quelle delle sua Françoise, nelle acque dell'Oceano Indiano, davanti alle coste del Sud Africa, sua patria adottiva.


Dopo questo preambolo, riprendo il mio soggiorno a Bruxelles nel novembre 2002, dove la famiglia Questiaux mi ospita nella sua casa, a pochi passi dalla Place du Sablon dove gli antiquari espongono i loro pezzi. Una espositrice, illustrandomi un pregevole tessuto del Bhutan, mi propone la visita di un locale attiguo dove conserva altri pezzi della regione Himalayana. Accetto il suo invito, ma appena entro in questa galleria sono preso dall'odore pungente di muffa che mi ricorda tanti “fasti e nefasti” nei quali l'amico Dr. Vincenzo Abbona, da Dogliani, chimico in Italia e in Iran presso una multinazionale farmaceutica, aveva a suo tempo sospettato la presenza dell'Aspergillus Fumigatus, micete patogeno che si sviluppa nei mammiferi e nell'organismo umano con una sintomatologia clinica simile ad una broncopolmonite cronica, sulla quale, come su tutte le malattie fungine, lo spettro degli antibiotici non ha azione alcuna.


Malauguratamente la stessa mattina, un pezzo di pane secco mi era andato di traverso, causandomi una tosse insistente con conseguente forte irritazione in faringe.

Messo in guardia dalle precedenti esperienze, abbandono al più presto l'atmosfera di quel locale per rientrare in casa e mettermi a letto.

Respiro male e passo una notte insonne e difficile; mi sottopongo ad un bagno caldo, ma non disponendo di un aiuto, lo interrompo dopo essere scivolato nella vasca. Tosse e respirazione evolvono male e mi propongo per il giorno successivo un nuovo trattamento ipertemico. I familiari di Gustave mi assistono, controllando la temperatura ed il mio stato generale, rendendosi conto delle mie condizioni “ prima del bagno e dopo il bagno “ e darsi ragione dei loro numerosi dubbi e riconoscere, nei giorni successivi, i risultati ormai confermati nonché l'efficacia totale del trattamento ipertemico, senza intervento di altri elementi curativi.

A questo punto riprendo le vacanze natalizie del 2003 previste in famiglia ben caldo, mentre la serie di starnuti si esaurisce rapidamente. A Bruxelles da tre giorni un forte raffreddore mi obbliga a continui starnuti; mi sottopongo ad un bagno total body.

------------ * ------------


Alcune settimane fa sul “New Scientist” è comparso un articolo a proposito dei benefici che la febbre o l'eccesso di temperatura procura al corpo e sembrerebbe che un nuovo tipo di globuli bianchi (leucociti) proliferano solamente al di sopra di una certa temperatura, manifestando una efficacia molto maggiore.

Sempre sul tema dell'importanza della temperatura nel controllo delle malattie, per fortuna oggi si sta diffondendo anche nella pratica clinica la non necessità dell'abbassamento della temperatura nelle banali infezioni .... ma, come numerosi medici ormai riconoscono, non è facile convincere le mamme e soprattutto ... le mamme italiane.

Rientro ora nei miei pani di farmacista per dedicarmi ai malanni delle mie vie respiratorie, che mi hanno permesso di trarre le esperienze che mi hanno portato alla guarigione.

A distanza di dieci anni, i risultati sono stati convincenti e, attraverso queste note, mi propongo di farne parte a coloro che possono trarne vantaggio e beneficio e portare il mio piccolo contributo alla lotta dell'uomo contro la malattia.

Al mio rientro in Europa ho ripreso contatto con vecchi e nuovi amici dopo quaranta e più anni di assenza. Il mio stato di salute era spesso soggetto a domande più o meno specifiche, alle quali talora rispondevo riferendomi all'ipertermia e ai benefici che ne avevo tratto. Al casuale accenno alle elevate temperature raggiunte, alcuni interlocutori non hanno saputo dissimulare un malcelato atteggiamento di bonario distacco.

La realtà dei risultati mi sosteneva nelle mie affermazioni e, ogni volta che gli effetti delle mie difficoltà respiratorie lasciavano il posto ad un netto e duraturo benessere generale, ho avuto l'impressione di uscire dalla minaccia di una malattia potenzialmente cronica e nel totale empirismo in cui mi dibattevo, avevo finalmente agito nella speranza di dare uno strappo ad un vero incubo che mi spingeva ad osare oltre, fino al punto della sopportazione che, confesso, non conoscevo e non immaginavo così lontano.


Nel febbraio 2004 mia moglie Piera ed io partecipammo ad un viaggio in Argentina fino alla Terra del Fuoco con vista finale alle Cascate dell'Iguazu.

La nostra famiglia è legata a questa terra, dove Madre Angela Vallese, nostra zia materna, nel lontano 1888 aveva fondato la prima Missione delle Suore Salesiane a Punta Arenas.

Durante la sosta a Buenos Aires, un venticello proveniente dalla Pampa, solleva un polverino che irrita la mia gola. Il giorno successivo, giunti all'Hotel di Iguazu, il malessere peggiora e mentre Piera può unirsi alla comitiva in visita alla sponda Brasiliana, io rinuncio, rimanendo in Hotel dove, approffittando dell'ottima vasca disponibile, mi sottopongo ad un bagno ipetermico che mi rimette in ottimo stato.

La comitiva è di ritorno per l'ora di cena e mia moglie al rientro si compiace per il visibile miglioramento delle mie condizioni. La visita del giorno successivo alle Cateratte Argentine, ha superbamente compensato la mia rinuncia della vigilia.

------------ * ------------

Durante un recente viaggio in Calabria, ho trascorso qualche giorno a Guardia Piemontese, un piccolo paese tra la costa Tirrenica e le retrostanti montagne della Sila, zona nel tempo soggetta ad incursioni e ruberie. Guardia Piemontese è stata aiutata e difesa da una Comunità Valdese proveniente dalla provincia di Cuneo. Nel 1335 alcuni elementi si trasferirono in questa zona dove tuttora vivono, conservando le loro tradizioni nonché la lingua Occitana, derivante dalla lingua primaria di Francia: “Langue d'Oc”.

Un fiorente Istituto Termale utilizza le sorgenti “Luigiane” con acque sulfuree e salsobromoiodiche che sgorgano naturali a temperature fino a 47°C.

Con la collaborazione della Dr. Di Stefano della Direzione Sanitaria ho visitato le capaci strutture per la Fangoterapia destinata a differenti patologie e attuata a temperature che possono raggiungere i 50°C, come è evidenziato con avvisi esposti in ogni locale adibito al trattamento richiesto.

A distanza di anni ho potuto così accreditare i livelli di temperatura che durante i miei bagni ipertermici non avevano mancato di sorprendere, oltre che me stesso, anche qualche mio interdetto interlocutore.


------------ * ------------


Una menzione particolare desidero qui riservare al Prof. Lo Jacono, amico e compagno di classe al Liceo di Vercelli, che fin dal nostro primo scambio sull'argomento ha riservato all'Ipertermia l'importanza e la considerazione che le sono dovute, incoraggiandomi a persistere nelle mie ricerche.

Lo prego qui di accettare il mio “GRAZIE”.

Prima di chiudere questa mia parentesi desidero ricordare i due carissimi amici che hanno condiviso le mie prime esperienze professionali in Africa Equatoriale: il Dr. Giuseppe Colombetti che curando il piccolo Giovanni aveva dimostrato con il suo esempio personale la reale efficacia della Piretoterapia. Per parte sua il dottor Vincenzo Abbona, già collega di lavoro nel 1997 aveva intravisto, in sintomi ed effetti, la presenza dell'Aspergillus Fumigatus. Le loro osservazioni mi hanno aiutato a prendere in considerazione l'Ipertermia, mettendo in applicazione dei trattamenti capaci di condurre casi morbosi ribelli ad una guarigione completa.

Alla loro memoria rivolgo il mio pensiero riconoscente.


Vittorio Davite


Elaborazione: davite@alice.it 0161-213475 Informatica: eligia@alice.it



ONCOLOGIA


INTERNATIONAL CLINICAL HYPERTHERMIA SOCIETY


La ricerca su Internet alla voce "Ipertermia" produce una grande abbondanza di dettagli sulle terapie oncologiche che si avvalgono degli aspetti curativi del calore. Per rendere il mio testo più coerente all'uso che il lettore si propone, ho preferito separare l'Ipertermia nei due rami della Medicina Generale e dell'Oncologia, quale patologia mobile che sviluppa e metabolizza tessuti anormali, di carattere maligno e benigno. In entrambi i due rami il calore tende a potenziare l'ambiente che può portare alla morte della cellula

coinvolta, a conferma che la febbre può essere considerata un'alleata nella lotta dell'organismo contro il male.


Agli anni '80 risale la fondazione di "I.C.H.S." ( International Clinical Hypertermia Society ) che riunisce chirurghi, oncologi, ematologi, scienziati di base ecc. nonché professionisti dei settori interessati al trattamento di neoplasmi. Ne fanno parte i rappresentanti dei cinque continenti, che si radunano ogni anno a congresso. Per il 2004 i1 Board of Directors comprendeva quattro italiani:



Rientrati a Vercelli, il Dr. Mauro Aguggia mi riserva la copia della Rivista Medica "Doctor" che contiene l'articolo: "Il Calore, un'arma antica, oggi rinnovata contro i tumori", a cura di Sterania Rattazzi, un compendio del volume che Paolo Pontiggia ha recentemente dato alle stampe.

Buona parte di quanto segue tratta quasi esclusivamente di tumori e dei problemi ematologici connessi. Presenterò sommariamente le fasi dell'evoluzione di queste ricerche, grazie alle quali il calore sta rivelando basi più solide, rimettendosi a dati obbiettivi e a razionali scientifici che hanno ottenuto conferma proprio in questi ultimi tempi.

Mi atterrò alle pertinenze delle mia professione di farmacista limitandomi a trascrivere alcuni punti che si riferiscono a risultati ottenuti ed obiettivi perseguiti nel campo della oncologia.


Il trattamento dei tumori con il calore non è una novità, tanto che fin dal secolo scorso si è provato a curare le Neoplasie inducendo stati febbrili particolarmente elevati che ne hanno confermato l'efficacia, in associazione con chemioterapia e radioterapia, nel trattamento dei tumori solidi.

I primi studi che hanno dato una base scientifica all' ipertermia sono stati condotti in Italia. Dopo la seconda Guerra Mondiale, il Biochimico Rossi Fanelli ha condotto sperimentazioni su cellule tumorali coltivate in vitro, evidenziando che con l'aumento della temperatura delle culture da 37°C. a 43 °C, (7-8 gradi in più della nostra temperatura normale) era possibile inibire la crescita delle cellule maligne, conservando inalterata la crescita delle cellule normali. Da questa osservazione sono poi partite le ricerche che hanno permesso di capire "come e perché” l'ipetermia risulti efficace nel trattamento di alcune neoplasie.

Per parte sua la neo-vascolarizzazione della massa tumorale presenta una vasta irregolarità nonché la presenza di numerose anastomosi che portano ad una circolazione interna al tumore "lenta e faticosa".

Se la temperatura attorno al tumore viene innalzata a 43- 44 °C, nei tessuti normali si ha una vasodilatazione che permette la dispersione del calore in eccesso (Wash-Out), senza creare danni alle cellule normali mentre nella massa tumorale il calore rimane imprigionato all'interno,provocando la morte delle stesse cellule maligne.

Ma non è tutto, perchè l'ipertermia incrementa l'efficacia della chemioterapia e della radioterapia. Come tutte le sostanze che vengono metabolizzate dall'organismo, anche gli stessi chemioterapici sono strettamente condizionati da alcune reazioni chimiche che avvengono all'interno della cellula.

La "fisica e la chimica", sottolinea Pontiggia, ci insegnano che la temperatura funge da acceleratore delle reazioni biochimiche. ln effetti diversi chemioterapici come la Bleomicina, la Mitomicina e i derivati del Platino, presentano un'attività 10 - 20 volte superiore a 43°C. rispetto che a 37°C.

Su queste basi si è sviluppato l'impiego combinato di chemioterapia e ipertermia nel tentativo di potenziare l'azione dei farmaci, riducendone i dosaggi e limitandone così gli effetti collaterali.

I vantaggi di una terapia combinata con l'Ipertermia sono evidenti anche quando si parla di radioterapia. Questo trattamento, per risultare veramente efficace, deve avere a disposizione tessuti ricchi di ossigeno, perché l'azione della radioterapia si basa sull'induzione di reazioni di ossidazione che possono avvenire solo se la disponibilità di ossigeno è sufficientemente elevata.

In più, il calore permette di stimolare una reazione immunitaria efficace, come dimostrato da una osservazione condotta dall'Università di Pavia, prendendo in esame diverse neoplasie trattate con Ipertermia.

"In tutti i casi" il calore ha indotto nei tessuti neoplastici Esocitosi Lisosomiale Macrofagica osservata in collaborazione col Dr.George Mathè, ematologo e oncologo di Parigi, trattando un paziente affetto da SARCOMA Dl KAPOSl in corso di H.l.V. (A,l.D.S.): le lesioni presenti su un braccio, trattate con radioterapia ed ipertermia scomparivano, mentre analoghe lesioni sull'altro braccio,trattate con la sola radioterapia persistevano; da cui la conferma che l'Ipertermia di per sè non è una terapia antitumorale vera e propria, ma può essere un efficace coadiuvante di farmaci, radiazioni ionizzanti o agenti immunitari.

Con Esocitosi Lisosomiale Macrofagica si intende l'attivazione dei Lisoenzimi dei globuli bianchi accompagnata da un attacco immunitario alle cellule maligne, che si conclude poi con la loro morte per "Apoptosi" (dal greco: decadenza) una modalità dimenticata dai tessuti neoplastici che proprio per questo sono capaci di crescere a dismisura.

Dal punto di vista tecnico, le metodiche utilizzate per scaldare i tessuti neoplastici variano a seconda della tipologia di tumore con cui si ha a che fare.

Una ulteriore metodica di applicazione dell'ipertermia a livello locale è la "TERMOABLAZlONE" basata sull'inserimento diretto di una sonda che emette onde radio nei tessuti tumorali.

L'inserimento viene eseguito sotto controllo Ecografico o mediante TAC, e permette di ottenere un riscaldamento dei tessuti in un raggio ristretto di 2 - 3 cm. Il riscaldamento che si ottiene è ben più elevato rispetto alle metodiche esterne, permettendo di raggiungere temperature di 60-70°C e oltre.

Queste temperature permettono di distruggere piccoli tumori del diametro appunto di 2,-3 cm, per esempio noduli localizzati al fegato, ai polmoni o ai reni. Alcuni tumori vengono trattati con un particolare tipo di calore, "Ipertermia Perfusionale" che consente di applicare la metodica sia a livello loco-regionale (fondamentalmente all'interno di cavità corporee: pleura, peritoneo, vescica, nonché agli arti) sia in "Total Body", nel qual caso si può ottenere un riscaldamento generale e omogeneo di tutto il corpo.

In caso di "Total Body" la temperatura da raggiungere varia a seconda delle situazioni da affrontare.


Restando appena al di sotto dei 42°C, si agisce direttamente sulle celIule tumorali, provocando l'apoptosi senza arrivare ad una immunostimolazione; (sembra anzi che la risposta immunitaria venga ridotta da temperature eIevate). “Bisogna, quindi optare per la soluzione più adatta ad ogni singolo caso' (conclude Pontiggia) In genere si ricorre a temperature più elevate quando si ha che fare con pazienti giovani e in buone condizioni fisiche, mentre rimane sotto i 41°C se il paziente è anziano e presenta problemi cardio-respiratori.”


Per parte loro il Dr Michele De Simone e il Dr Paolo Pigliucci mi hanno riservato il loro interessante riscontro, mentre dal Prof. Bruno Mondovì ho ricevuto copia degli ''Abstracts'' degli studi sistematici e clinici compiuti negli anni '60 dal gruppo de1le Università di Madison (USA) e della Sapienza di Roma, indispensabili per l'utilizzazione dell'ipertermia "Total Body" e preziosi per assicurarci su punti controversi concernenti limiti di temperatura consentiti nonché alla salvaguardia delle cellule coinvolte.

Ho fin qui scelto quanto ora si sta facendo nel campo dell'Ipertermia e della piretoterapia nella lotta contro il cancro. A titolo di aggiornamento dal centro tumori di Candiolo (TO) trascrivo l'articolo “on line”


COMBATTERE IL TUMORE CON TANTE ARMI


L'Ipertermia è entrata nel Prontuario Sanitario nazionale, e quindi è terapia codificata e rimborsata dal Servizio Sanitario Italiano e di tutti gli Stati delle Comunità Europea; tuttavia non è molto conosciuta né molto utilizzata per numerosi motivi.

Uno è sicuramente quello di una difficoltà di applicazione, cioè sono motivi organizzativi legati all'utilizzazione del calore sia in via diretta (ipertermia “total body” o “partial body”) sia in via indiretta (radioterapia, etc.).

L'altro motivo è l'ostacolo psicologico del trattamento secondo la prescrizione che permette al medico di seguire l'evoluzione della malattia con la partecipazione diretta del paziente e coinvolgendo una farmaco-dipendenza.

Però al pubblico bisognava dire, e lo abbiamo detto, che esistono terapie biologiche, ad incidenza minima di effetti collaterali, che possono consentire, non di curare il malato tumorale, bensì di aiutare a curare l'ammalato tumorale. Questo è il messaggio; è un messaggio anche ottimista, perché in alcuni casi ci sono delle remissioni che vanno al di là di ogni logica possibile che ranno pensare che questi casi particolari di lunghe sopravvivenze o scomparsa di tumore, studiate a dovere, possono dare delle indicazioni per un allargamento della metodica a situazioni che attualmente sembrano senza nessun effetto, senza nessuna possibilità di cura.

Dal nostro punto di vista, il fatto che numerosi medici di questa metodica stiano occupandosi dell'argomento è un incoraggiamento, una conferma che l'intuizione era una intuizione valida.


Ci sono alcuni aspetti tecnici da puntualizzare, però, di base c'é il fatto che oggi possiamo tranquillamente dire che abbiamo una metodica ulteriore a disposizione del medico che vuole curare un paziente neoplastico e che merita di essere sfruttata più di quanto non sia stata sfruttata fin ora.

L'Oncologo deve confrontarsi prima di tutto con lo specialista dell'Ipertermia per valutare la patologia, non deve affidarsi solo al Chirurgo; prima della chirurgia il paziente deve sottoporsi all'Ipertermia per ridurre la massa del tumore e per eliminare delle cellule spesso disseminate fuori dal tumore.


Da Giovanni ( annaserafini2@tin.it )


------------ * ------------


A questo mio testo aggiungo l'articolo comparso sul supplemento:

''IO DONNA” (Corriere della Sera) del 18 maggio 2007 di Piera Binfarè;


LA FEBBRE CHE BRUCIA IL TUMORE



Alta temperatura indotta in particolari zone del corpo o nel corpo intero, imitando il meccanismo della febbre, difesa naturale del nostro organismo contro gli attacchi di infezioni e malattie. E' l'Ipertermia, una cura contro il cancro, sviluppata da anni negli Stati Uniti e poi in Europa e in Italia, che si e' rivelata efficace sia in sé (nelle forme non risolvibili con interventi chirurgici o chemioterapici), sia come potenziamento delle cure tradizionali (chemio - e radioterapia). ''L'Ipertermia è proprio una febbre indotta spiega Paolo Pontiggia, pioniere della metodica ( insieme all'americano Harry Le Veen e al francese Georges Mathè ), Professore all'Università di Pavia e oggi direttore del Centro d'Ipertermia e di Terapie Oncologiche Integrate a San Genesio e Uniti di Pavia (tel. 0382/580185 – Associazione Europea d'Ipertermia Tel. 0381/329752).

"Si tratta di una risorsa particolarmente indicata quando le metastasi sono diffuse in più parti del corpo''.

Partendo dalla considerazione che il cancro è una malattia mobile, quindi difficile da sconfiggere in modo circoscritto, abbiamo scoperto gli effetti dell'ipertermia studiandone l'azione immunitaria su tumori e metastasi.

Già nelle prime sperimentazioni gli esami istologici documentavano l'attivazione di un meccanismo immunitario contro le cellule cancerogene.

Da allora le conferme si sono moltiplicate; i casi di guarigione, e comunque di prolungamento di una buona qualità della vita in pazienti molto gravi, sono innumerevoli e su di essi sono stati scritti volumi confortanti.

Ora questa metodica, sia pure lentamente, si sta diffondendo ed è presente anche nei grandi istituti di cura contro il cancro dove per molto tempo era stata tenuta in disparte.


D. --- Come agisce l'ipertermia?


R. --- Attraverso l'impiego di macchinari speciali, si surriscaldano, fino a 42 - 43 gradi, parti del corpo o tutto il corpo per un tempo medio fino a 90 minuti. Completamente indolore, è la versione tecnologica della febbre che, come sappiamo, non è di per sé un malanno, ma un potente mezzo dell'organismo per reagire alla malattia. La temperatura a livelli elevati arriva al cuore della massa tumorale, attivando la reazione immunitaria specifica.


D. --- Con quali risultati?


R. --- Sono ormai centinaia di casi di miei pazienti curati con successo, molti arrivati in condizioni disperate e dati per malati terminali; basta scorrere le raccolte del mio archivio che metto sempre a disposizione.

Un paziente che ora vedo solo per dei controlli, un marinaio ligure, arrivò nel mio studio con un tumore al polmone non operabile. Trattato con l'ipertermia, ha avuto una buona risposta clinica con una marcata riduzione della massa tumorale. Oggi sta bene.

Ho curato pazienti con metastasi ossee da tumore della prostata, non trattabili con le terapie normali, che stanno bene per periodi molto lunghi.

Una donna di Torino è arrivata con un tumore recidivo e bilaterale alle ovaie ; l'ultima TAC prova che la malattia è sparita. E potrei proseguire.


D. --- Quando l'Ipertermia risulta più e efficace ?


R.--- Nei tumori solidi non operabili: della mammella con metastasi, della prostata, ovaio, fegato colon, della cavità peritoneale e intestinale.

Buoni risultati si sono ottenuti soprattutto nel trattamento delle fasi iniziali della malattia, prima e in preparazione dell'intervento chirurgico.


------------ * ------------


Nella stessa rubrica ''Salute Doc'' del medesimo numero di ''Io Donna” Piera Binfarè riporta “La testimonianza''


"Nell'85 sono stata operata per un tumore al seno'' - racconta Adriana N. di Genova, 64 anni - “Due anni dopo, la diagnosi di metastasi ai polmoni.

Non volevo più affrontare un'altra chemioterapia e i medici mi davano poche speranze. L'unico mio pensiero era resistere qualche tempo per crescere mia figlia. Un amico mi ha parlato della tecnica applicata dal Prof. Paolo Pontiggia. Così mi sono rivolta a lui. Con l'Ipertermia il tumore ai polmoni si ė bloccato.

Nel '93 è ricomparso al rene; sono stata operata e l'Ipetermia ha bloccato il male ancora una volta. Lo stesso è successo con un nuovo tumore all'addome.

Da quando sono stata data per terminale sono passati 22 anni; oggi ho una vita soddisfacente e penso di poter continuare a controllare la mia malattia.


------------ * ------------


Con questo mio testo, desidero sottolineare l'importanza sempre maggiore che la Clinica attuale attribuisce all'Ipertermia a vantaggio della Terapeutica Generale nella molteplicità degli organi interessati.

Nei programmi televisivi riservati alla Medicina, si parla con maggior frequenza dell'Ipertermia, sollecitando di più in più l'attenzione degli ascoltatori che, davanti a certe affermazioni non nascondono la loro sorpresa di fronte all'evidenza che può concernere causa ed effetto.


Colgo l'occasione per ringraziare quanti mi hanno appoggiato nella ricerca e nella estensione dei risultati delle mie esperienze. -Sinceramente vostro


Vittorio Davite


VerceIli - gennaio 2008


Redazione: davite@alice.it

Informatica: eligia@alice.it

Articolo pubblicato il, 23 giugno 2008



HOME